Giorno: 22 marzo 2019

Maurizio Rossi, La veglia e il sogno

 

Maurizio Rossi, La veglia e il sogno, Edizioni Cofine 2019

La veglia e il sogno di Maurizio Rossi restituisce con dire limpido il moto del poeta, che oltrepassa continuamente il confine tra più dim ensioni, che è passatore, traghettatore, mediatore, qualche volta anche “saltatore di muri”.
Se questa affermazione è vera per tutta la raccolta, oltre che, sempre, per l’autentica poesia, essa diventa la chiave di volta di un testo, Poeta, che, da vero e proprio manifesto poetico, enuncia la condizione permanente di ‘oltrepassante i confini’, nel perenne andirivieni tra sponde e dimensioni: «Non componi poesia/ solo sciogliendo/ i viticci dei pensieri,/ ma il giorno che fai/ andare e ritornare/ la tua coscienza bordeggiare/ con la voce del mistero.»
Il filo conduttore dei componimenti in La veglia e il sogno, nati in un arco di tempo piuttosto ampio, come testimoniano le date poste in calce ad alcuni testi, è l’attenzione del poeta.
L’attenzione è predisposizione e scelta, è un’attitudine che sgorga da una curiosità innata e che, d’altro canto, si sposa con uno sguardo intenzionalmente aperto (all’interno della bella Nota iniziale, l’autore dedica qualche riflessione ai molteplici significati derivanti dal verbo latino aperio) all’altro da sé. È uno sguardo che spazia, che è scevro da pregiudizi, che sa andare al di là di apparenze e di superfici.
Ciò che i versi rendono di quell’attitudine e di quello sguardo non lascia dubbi sulla sincerità, nel registrare il sogno e i suoi frammenti nel ricordo, così come nel riportare gli aneliti, le attese e le proiezioni della veglia.
Registrare, riportare: ricorro intenzionalmente a due verbi che richiamano, il primo, il monitoraggio di una condizione effettuato da un esame clinico, e, il secondo, il suo referto.
Mi sia permessa una brevissima digressione: il collegamento, che torna a più riprese, con la professione del medico, non solo aggiunge al dato autobiografico un taglio metodologico, ma avvicina Maurizio Rossi allo scrittore Arthur Schnitzler, per la sensibilità dello sguardo, per l’abilità dei passaggi tra le dimensioni della veglia e del sogno e perfino del loro confluire, così come per l’alto valore conferito al pensiero e al sentire femminile (Nello stesso respiro). (altro…)