Giorno: 21 marzo 2019

Francesca Lo Bue, poesie

 

Poesie tratte da Itinerari/Itinerarios, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017

La poesia

Solo questo ho,
una speranza di parole,
stagno che svanisce nel vivere enigmatico,
grido stolto che graffia nella marea del sole.
Solo questo ho,
un suono di parole antiche,
lumeggiare di voci nell’armonia dell’infanzia.
Sono aride le fonti della terra
ma pronuncio il nome di Dio e tutto arriva.
La poesia ricostruisce,
trasmuta,
richiama i ritmi delle sorgenti.
Mentre brulicano le stelle e danza il cipresso
la rosa s’imporpora in profumo
chiamando i battiti di un autunno sordo
che è giustezza di foglie nella riva.
È qualità di un occhio fulgente,
gemma della catena preziosa
che è gioia per i tuoi nomi.

Le torce del mattino s’accendono
sulle vesti candide.

La poesía

Tengo sólamente
una esperanza de palabras,
estanque que desvanece en el vivir enigmático,
grito estólido que rasguña en la marea del sol.
Tengo sólamente,
un sonido de palabras antiguas,
luminiscencia de voces en la armonía de la infancia.
Son áridas las fuentes de la tierra
pero pronuncio el nombre de Dios y todo llega.
La poesía reconstruye,
transmuta,
reclama los ritmos de las surgientes.
Mientras homiguean las estrellas y danza el ciprés
la rosa se empúrpura en perfume.
Llama los latidos de un otoño sordo
que es justeza de hojas en las riberas.
Es cualidad de un ojo fúlgido,
gema de la cadena preciosa
que es júbilo para tus nombres.

Las antorchas de la mañana se encienden
sobre las cándidas túnicas.

 

Maria Stuarda – Antigone

Un sole inoffensivo si apre nel sentiero,
per arrivare al bosco con strie d’oro.
Un’ombra alta si muove di lassù,
venendo da un raggio di luce,
da un punto di lontananza, sepolcro e morte,
quando indispettito fugge dalle mura ingombre.
Con occhi piccoli e puntuti,
dettando le parole della congiura,
portano Maria e Antigone alla casa della morte.
Della morte di quel che fu,
di ciò che non sarà…
diritti di oro e di terre.

Folle, cosa fai?
Riposo nella soglia silenziosa,
guardando un infinito imperfetto
nella fonte spenta.

Antígona – María Estuardo

Un sol inofensivo se abre en el sendero
para llegar a un boscaje con estrías de oro.
Una sombra alta se mueve desde arriba,
viene de un rayo de luz,
está en un punto negro de lejanía, sepulcro y muerte,
quando enconado huye de los muros atiborrados.
Con ojos pequeños y bigotes puntiagudos dictan las
[palabras de la conjura
que llevan María y Antígona al descenso en la casa de
[la muerte.
De la muerte de lo que fue,
de lo que no será
derecho de oro y de tierras.

¿Loco, qué haces?
Descanso en el umbral silencioso,
mirando un infinito imperfecto
en la fuente apagada. (altro…)

La poesia gode di buona salute, all’estero: dix poètes italiens contemporains

 

La poesia italiana gode di buona salute, all’estero; forse si potrebbe azzardare addirittura l’aggettivo ottima, visto che la considerazione di cui ora beneficia la poesia italiana contemporanea fuori dei nostri confini è decisamente migliore di quella in patria. E probabilmente si potrebbe estendere il discorso all’intera letteratura italiana, alla luce del recente À l’italienne. Narrazioni dell’italianità dagli anni Ottanta a oggi (Carrocci, 2018).
Attorno alla poesia le iniziative si moltiplicano e ogni mese assistiamo agli annunci di nuove antologie in Spagna e in Francia, per fare due esempi. Ed è proprio di una recentissima antologia francese che vorrei tratteggiare rapidamente il profilo ora: dix poètes italiens contemporains/dieci poeti italiani contemporanei, uscita per i tipi di Le bousquet-la barthe éditions sul finire del 2018, accoglie dieci poeti italiani tradotti da Bernard Vanel (già traduttore di Maurizio Cucchi per lo stesso editore), con una prefazione firmata da Alessandro Agostinelli. È lo stesso Agostinelli implicitamente a spiegare i possibili motivi dell’interesse straniero nei riguardi della poesia italiana quando afferma che «quasi esclusivamente ai poeti è toccato il compito di tradurre in elaborazione letteraria la complessa crisi di identità che ha contraddistinto gli ultimi quattro decenni» nel corso dei quali la «perdita delle coordinate, la consapevolezza del moto di deriva dentro il mistero della vita, la riflessione esistenziale, il tentativo di ricomposizione di un ordine minimo, trovano soluzioni diverse e complementari, dentro il grande laboratorio della lingua italiana»; e il riferimento ai “quattro decenni” non è un riferimento casuale, bensì un rinvio diretto all’arco temporale nel quale si è sviluppata l’opera dei poeti proposti, tutti nati tra il 1941 e il 1959, «autori – spiega Agostinelli – che non coincidono pienamente con l’oggi, perché chi è contemporaneo combaciando perfettamente al suo tempo non riesce davvero a vedere la sua epoca, come spiega Giorgio Agamben». Una considerazione, quest’ultima, che non so se vada letta anche alla luce della recente polemica scatenata dal pamphlet di Viviani.
Ma chi sono i poeti presentati al pubblico francese in quest’edizione bilingue? Sono Umberto Piersanti (1941), Fabio Pusterla (1957), Antonella Anedda (1958), Franco Buffoni (1948), Milo De Angelis (1951), Alessandro Moscè (1969), Tiziano Broggiato (1953), Feliciano Paoli (1955), Francesco Scarabicchi (1951), Gian Mario Villalta (1959).
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