Lucia Brandoli, Una minima stupenda (Interno Poesia, 2019)

Lucia Brandoli
Una minima stupenda
Interno Poesia, 2019

dalla Prefazione di Sara Gamberini

Nelle poesie di Lucia Brandoli inquietudine e rassicurazione, un’alternanza continua, senza tensione, di questi due punti dell’universo, del corpo, della materia, di un cuore minimo, minuscolo, del sacro.
Un’onda di pensieri che si ingrandisce e accumula domande, il senso della vita, perché si dice amore, siamo davvero così soli? e poi, perdutamente, da un posto piccolo come un grissino, da una nuvola, la neve, ci raggiunge il conforto. «Per tornare indietro; / respirare l’aria di dicembre / con la bocca». […]
In Una minima stupenda qualcuno prova a non credere più all’amore, a dimostrarsi resistente, consapevole di un’illusione, veloce, capace di fare a meno di tutto, ma prevale uno slancio altissimo, come un’entità, viene a dirci che non saremo mai più soli. Il sacro tentenna nelle nostre vite, sovrastato dalle paure che affiorano di notte, quando ogni sogno significa: ecco, è un desiderio. Ma è questo il suo movimento, un baluginio e poi un bagliore, l’amore che sembra non sostare mai abbastanza vicino a noi. E poi invece arriva una bambina, una rivelazione, una sorpresa «tra le gambe», «ti vedo, / e stavolta è vero», e la luce finalmente rischiara, in una luminosità che sarà eterna, palpabile, una lucina in dono, come sempre accade da tanti di quegli anni, per imparare a tornare da dove la bambina è venuta. […]
Sotto la superficie delle parole, dei pensieri, si può scorgere il movimento preciso, etereo, della paura e dell’abbandono agitarsi e sonnecchiare nel cuore di una poetessa che impara e insieme indica la calma, in un gesto nell’aria, senza certezza, senza indulgenza. «La luna quasi piena / che mi governa le gambe, / i geki – ti amo – / e l’acqua, dentro e fuori».

 

A Clizia, quella sbagliata

a Federica

I selfie coi caloriferi bianchi
nuovi, orizzontali, verticali,
poco in bolla, dietro –
le seste negli occhi –
averceli i compassi,
che misurano il mondo: le gambe
delle donne –
rewind / play / rewind
play / rewind,
avanti e indietro –
dandogli
il suo equilibrio e la sua armonia.
Al mondo
c’è solo una cosa che tutti vogliono:
ed è l’amore.

 

Nur, Cassandra

Posso ancora,
comunque,
continuare a vedere
col mio occhio sinistro.
Nonostante le disgrazie,
precise,
la distanza,
l’avvento delle catastrofi.
Se avessi un nome così bello,
non permetterei a nessuno di amputarlo,
non mi farei chiamare
in nessun altro modo.
Nessuno.

 

Gennaio

Non ti ho fotografata
nemmeno questa volta
dietro l’imposta,
mentre guardavi il muro
e fuori il freddo,
per le strade, tra le virgole
della lista di biglietti. Ritrovati:
un fil di ferro e un uomo,
Erba, nelle tasche Parigi,
nei suggerimenti d’altre
l’odore della lana,
la luce annodata,
un gesto ripetuto
il solito saluto.

 

Chissà

La bocca è una nota
secca e le dita staccate
cercano in fondo
alla borsa, la matita
e il gesto è certo
e sempre esatto.
Chissà, un giorno
l’alba ci sarà restituita
e il sonno e la veglia
ci sembreranno amici.
Camminerai più sicura,
appoggiata alla terra

 

Lucia Brandoli, Una minima stupenda, Interno Poesia, 2019

 

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