Giorno: 4 febbraio 2019

Sergio Gallo, poesie da “Beccodilepre”

 

Se la neve delle Alpi talvolta
come l’epilobio arrosa la conca*
è per colpa del pulviscolo sabbioso
portato d’inverno in alta quota
dal forte desertico scirocco
o causa dell’alga dei ghiacci
che in primavera per fotosintesi
la incipria di scarlatto?

Lo chiedo all’innevato Monviso:
nell’alba cristallina illuminato
dall’arancia del sole mattutino
indossa una rosea dolomitica
veste. Ma come bimba pudica
cui s’infiammano le gote, tace
presto celandosi tra le nuvole
di materne gonne vaporose.

*L’epilobio arrosa la conca: citazione di un verso di Beppe Mariano da La realtà, in Attraversamenti, (Interlinea, 2018): “… un tratturo / del Monviso esaltato dalla neve che pomella / il dorsale sotto cui l’epilobio arrosa la conca”

 

Vademecum

La persona che incontri
lungo il sentiero: salutala,
guardandola negli occhi.

Sorridi cordiale a chi può darti
informazioni preziose,
con esperienza indirizzarti
verso viottoli migliori.
Insegnarti qualcosa
nel breve scambio di qualche parola.

Non ignorare la persona
che incroci lungo il cammino:
oggi stesso potrebbe
– senza esitazioni –
salvarti l’esistenza.

 

Il grido d’allarme della pernice bianca

a Fredo V.

Al nostro passaggio sul nevaio
rinuncia al perfetto mimetismo
tra candide coltri e detriti morenici
il maschio della pernice: infastidito

ci apostrofa con un rauco gutturale
suono, prima di spiccare il volo
in cerca d’un nuovo e forse
più tranquillo pensatoio.

Il ventre e le ali immacolate,
il resto del piumaggio d’uno
screziato grigio-bruno.

Tetraonide e relitto glaciale
mai come in quest’epoca
d’anomale temperature
di ridotti ghiacciai, cupida

predazione venatoria, come
upupa, capovaccaio, grifone…
a rischio d’una irrevocabile
inesorabile estinzione.
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Il libro che avremmo voluto scrivere e che non abbiamo mai letto: Ricrescite di Sergio Nelli

 

Il nulla, ha scritto un mio alunno cicciottello in una mezz’ora che abbiamo dedicato alle metafore, il nulla è un panino vuoto. 

Sì è circa così.
Ricrescite era già uscito nel 2004 per Bollati Boringhieri e ritirato poco dopo dalla vendita. Ci ha pensato Tunuè a recuperarlo dal dimenticatoio e a riproporlo nella sua collana Romanzi curata da un personaggio attento alla buona scrittura come Vanni Santoni. La prefazione di Antonio Moresco risulta un po’ come l’infierire sulla nostra disattenzione, una sorta di monito per una seconda necessaria occasione. Meglio così; Ricrescite è davvero un bel libro anche perché è esattamente l’esempio del paradosso di cui sopra e di cui molti scrittori dovrebbero tener conto.  Non c’è trama, non c’è un finale da attendersi, così come in realtà non esiste un casus belli, un’occasione, un alibi da cui  possa nascere una storia. Ricrescite si presenta come lo stralcio annuale di un diario dove riflessioni apparentemente limpide, essenziali, aprono squarci profondi sulla quotidianità. Dodici capitoli, dodici mesi per raccontare solo un anno di vita dove elementi di una quotidianità mai banale, mai delimitata o stereotipata, si arricchiscono di spunti esterni a volte enciclopedici come le citazioni di vulcanologia, a volte “familiari” come gli improvvisi interventi “devianti” del figlio piccolo ma soprattutto la necessità di tenere memoria su audio cassette dei racconti del gruppo di alcolisti anonimi.

Appena svegli, dico a Federico, che ha da poco compiuto quattro anni: “Domani è l’ultimo giorno dell’anno. Si entra nel 2000”. “Quando si va da Cosimo?” mi chiede preoccupato, ancora sotto le coperte, ancora assonnato. Cosimo è un suo amico e dovrebbe, secondo lui, regalargli un babbuino. (altro…)