Giorno: 26 gennaio 2019

Henry David Thoreau, da “Disobbedienza civile”

Ho a che fare con il governo americano, o meglio con il suo rappresentante, direttamente, faccia a faccia, una volta l’anno, non di più, nella persona del suo esattore delle tasse; questa è l’unica occasione in cui un uomo della mia posizione deve averci necessariamente a che fare; e qui lo Stato dice chiaramente: “riconoscimi”; nell’attuale stato di cose il modo più semplice, il più efficace, di trattare con esso – con una sua testa – di esprimere la vostra poca soddisfazione ed il vostro poco amore per lui, è di dire no in quel momento.
Il mio civile concittadino, l’esattore delle tasse, è l’uomo in carne ed ossa con cui devo trattare – perché, dopotutto, è con gli uomini e non con la pergamena che litigo – e lui che ha scelto volontariamente di essere un rappresentante del governo.
Come potrà egli mai sapere con esattezza lui chi è e cosa fa come ufficiale del governo, o come uomo, finché è costretto a chiedersi se deve trattare me, suo prossimo, per il quale egli nutre rispetto, come un vicino di casa e un uomo ben disposto, o come un maniaco ed un disturbatore della pubblica quiete; e come potrà capire se può superare questi ostacoli verso il suo prossimo senza il bisogno di pensieri o di discorsi più insolenti o impetuosi che corrispondano alla sua azione.
Una cosa la so bene, che se mille, se cento, se dieci di cui potrei fare i nomi – se solo dieci uomini onesti – sì, solo un uomo onesto, in questo stato del Massachusetts, cessando di tenere degli schiavi, si ritirasse effettivamente da questa associazione, e per questo fosse rinchiuso nella prigione della Contea, ciò porterebbe all’abolizione della schiavitù in America. Perché non importa quanto piccolo ed insignificante possa sembrare l’inizio: ciò che è fatto bene una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo limitarci a parlarne: quella, diciamo continuamente, è la nostra missione.

 

da: Henry David Thoreau, Disobbedienza civile, Ortica Editrice

 

proSabato: Luigi Cecchi, Underwater

©Luigi Cecchi

 

UNDERWATER

«Ohi, zì, guarda ‘sta stella marina che bomba!» Lello agitava le mani rivolto verso Christian, che pochi metri più in là stava frugando tra gli scogli con la punta della fiocina, sperando di trovarci un polpo o almeno un granchio un po’ più grosso di quelli che avevano raccolto finora nel retino. «A Lello, lascia sta’ le stelle marine che co’ quelle ‘a zuppa viè ‘no schifo.» Gli rispose, senza nemmeno alzare la testa.
«Ma che centra la zuppa, zì… questa è strana forte… ha una specie di occhio in mezzo, dove dovrebbe avere la bocca… anche se di solito è dall’altra parte… mi sa che è girata di culo…»
La strana stella marina ruoto l’inquietante occhio rivolgendo la pupilla verticale al ragazzino, poi scartò velocemente di lato, con una rapidità che Lello non aveva mai visto possedere a nessun’altra stella marina.
«Corri, Zì! S’è mossa! Vieni a vedè!»
Christian si alzò in piedi, sbuffò, con un paio di balzi non proprio atletici raggiunse Lello e tirò un’occhiata nell’acqua alla presunta strana creatura. Poi le puntò contro la fiocina e la infilzò a morte. «Così la pianti di rompere le palle. Mo’ sbrigate, raccogli la roba e torniamo che sennò mi’ madre se preoccupa.»
Si allontanarono saltellando verso la spiaggia, mentre la bizzarra stella marina, passata da parte a parte in più punti da quel piccolo tridente, si staccava lentamente dal fondo e veniva a galla, morendo inesorabilmente. (altro…)