Giorno: 22 gennaio 2019

Gli arcani maggiori #10: LA RUOTA DELLA FORTUNA

Ventidue carte, ventidue racconti. Per ventidue settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con La Ruota della Fortuna, carta del cambiamento.

 

Fin da quando la conobbe, iniziò a scrivere brevi racconti su di lei. Non per corteggiarla, no di certo, perché lei era la sua più cara amica anche se da anni lui teneva nascosto di amarla. Semplicemente, gli sembrava di poter passare qualche ora in sua compagnia, di conoscerla meglio come chi piano piano sfila una giacca, una camicia, una canottiera e riesce a posare il palmo su una costola nuda. Perché era certo di intuirla, tutto il suo istinto e la sua attenzione erano naturalmente rivolti a lei come quelli di chiunque si innamori. Stava sempre attento a non metterle in bocca parole che lei non avrebbe pronunciato, quindi nei suoi racconti lei parlava poco, ma non per questo era un’icona santa. I suoi racconti somigliavano piuttosto alle piccole cose che accadevano tra di loro, quando si vedevano per un bicchiere di vino, e si ambientavano nelle pupille di lui, nel suo guardarla mentre lei sollevava il bicchiere per lo stelo invece che per la coppa e nel ciondolo che aveva scelto per uscire.
Erano racconti, insomma, pieni di innamoramento più che di avvenimenti veri e propri. E all’inizio lui aveva deciso di non farli leggere a nessuno ma poi, dal momento che ogni racconto scritto bene implora un lettore, lui aveva chiesto a lei di dargli un’occhiata.
La sera in cui le portò la stampata non dormì per la notte intera.
«E se lei dovesse riconoscersi?», pensava. «Certo, ho sostituito ogni bicchiere di vino con della birra, anche se in questo modo ho virato la natura del personaggio, e il ciondolo che ho descritto era sempre diverso da quello che lei portava al collo, e nei miei racconti lei ha sempre parlato poco, ma se riconoscerà l’essenza di sé e capirà che sono innamorato di lei?»
Lei lesse tutti i racconti senza riconoscersi, ma il giorno dopo, quando gli portò la stampata, disse:
«Com’è bello essere amati in questo modo. Vorrei tanto essere io la donna dei racconti.»
E lui, che non aveva mai pensato di scriverle per corteggiarla, quasi si sentì in colpa quando rispose:
«Sei tu la donna di questi racconti. E sono io l’uomo di questi racconti, e se vuoi posso essere anche quello della tua vita.»
Così si legarono anche nella vita, e passarono degli anni a essere contenti di svegliarsi insieme, a darsi fastidio per chi doveva andare prima al bagno, a ridere mentre montavano l’albero di Natale e a ignorarsi quando dovevano lavorare ognuno alla propria scrivania, a guardarsi a lungo negli occhi prima di ogni visita medica e a stare zitti a cena perché uno dei due era stanco. (altro…)

David Cappella: Sonetti da “Giacomo, a Solitaire’s Opera”

 

DAVID CAPPELLA

Sonetti 35, 36, 37, 38, 39 da

Giacomo: a Solitaire’s Opera

Traduzione di Angela D’Ambra

 

 

Note to the Reader

Giacomo: A Solitaire’s Opera is a “natural opera.” That is, it is the emotional arc of a poet’s life rendered in poetry. The sequence is divided into three acts much like a formal opera. Giacomo is loosely based on the life of the Italian poet, Giacomo Leopardi. His life, fraught with emotional and physical pain, did not stop him from writing some of the most exquisite lyrical poetry of his age, of all time. His view of human nature, of mankind in general was dark, but this was not necessarily because he was physically misshapen, though some think that is the case. Whatever his view of humanity or whatever his emotional and physical pain, Leopardi demonstrated great courage in the face of adversity while his poetry transcended his life.
Though the emotional life of Giacomo follows the life of Leopardi, his voice is, most assuredly, not Leopardi’s. The voice of Giacomo is the consciousness of a poet living his life. He is the artist navigating the world. Giacomo: A Solitaire’s Opera is not an historical or a biographical document.

 

Nota per il lettore

 Giacomo: A Solitaire’s Opera è una “opera naturale”. In altri termini, è l’arco emotivo della vita di un poeta reso in poesia. La sequenza è divisa in tre atti molto simili, formalmente, a un’opera. Giacomo è liberamente ispirato alla vita del poeta italiano Giacomo Leopardi. La sua vita, carica di dolore emotivo e fisico, non gli impedì di scrivere alcune fra le più squisite liriche del suo tempo, di tutti i tempi. La sua visione della natura umana, dell’umanità in generale, era cupa, ma ciò non è necessariamente un portato della sua deformità fisica, sebbene alcuni lo credano. Quale che fosse la sua visione dell’umanità, o il suo tormento emotivo e fisico, Leopardi dimostrò grande coraggio di fronte alle avversità e intanto la sua poesia ne trascendeva la vita.
Sebbene la vita emotiva di Giacomo segua la vita di Leopardi, la sua voce, non è certamente quella di Leopardi. La voce di Giacomo è la coscienza di un poeta che vive la sua vita. Egli è l’artista che naviga nel mondo. Giacomo: A Solitaire’s Opera non è un documento storico o biografico

 

XXXV.
Giacomo at odds with the world 

Shame is standing in an empty hallway.
Shame is standing in the hallway, aghast
as words scorify your heart, acid words
of a husband who does not want you
paying a call on the lady, his wife.
I did enter, and I was most polite,
though I vowed never to enter again.
I stand outside; I observe the movements
of people inside, their busy gestures
dancing a two-step with the foreign smiles
of listeners in the warmth of food and wine.
A baleful lingering coils around me,
a thick vine that strangles thin hope.
I am nothing – without love, without love.

XXXV.
Giacomo in rotta con il mondo

Lo scorno sta in piedi in un atrio vuoto.
Lo scorno se ne sta nell’atrio, basito
mentre parole ti scorificano il cuore, parole acri
di un marito che non vuole che tu
renda visita alla dama, sua moglie.
Entrai però, e fui oltremodo garbato,
malgrado il voto di non entrare più.
Resto fuori; osservo i movimenti
della gente dentro, i loro gesti animati
nel danzare una polca con sorrisi estranei
di ascoltatori nella vampa di cibo e vino.
Un bieco indugio mi serpeggia attorno,
un fitto rampicante che strozza esile speme.
Sono niente – senza amore, senza amore.

 

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