Luisa Spagnoli di Valerio Corvisieri

Luisa Spagnoli di Valerio Corvisieri, Perugia, ali&no editrice, 2017, pp. 127, euro 12

Questo libro racconta una storia personale e un’epoca, uno spaccato di provincia e la Roma di metà anni Sessanta fino al 1977; parla di passione per un mestiere, quello del giornalismo, ma soprattutto di relazioni sociali e di condivisione, di spirito di iniziativa e desiderio di conoscenza. La donna intelligente e curiosa ritratta da Valerio Corvisieri in questo suo ultimo volume edito per i tipi di ali&no (Città di Castello 2017) segue quel percorso iniziato alcuni anni prima per la stessa casa editrice con Gli Spagnoli e Perugia. Storia di una famiglia di imprenditori del Novecento (2010), in cui centrale era la figura della nonna, inventrice dell’omonima casa di moda. La biografia qui narrata attraverso documenti anche inediti, segue un doppio filo rosso: gli articoli che Luisa Spagnoli pubblicava su 《Il Mondo》 e 《L’Espresso》e, dall’altro lato, i ricordi di amici e di quanti la conobbero in vita − tra cui Goffredo Parise, che qui anche parla con un articolo memoriale: «Era molto genorosa in tutto a cominciare dalla sua persona fisica. […] qualche cosa che si opponeva subito alla mondanità: la sua persona fisica come del resto il suo comportamento.» Questo insieme di voci rende viva la sua, attraverso quella della sorella Mariella, di Dacia Maraini e di Furio Colombo (soprattutto) e di quanti altri la conobbero e apprezzarono le qualità intellettuali di una donna libera da vincoli, votata all conoscenza. Il ritratto che ne fa l’autore vuole proprio essere un tributo a questo spirito emancipatorio che, pur sviluppandosi in un salotto borghese, non prescinde mai dal rifiuto di una mondanità fine a sé stessa, esibitoria. L’ambiente dell’arte e del cinema pare quello più interessante e al centro di questa vita; non a caso la Spagnoli dedicherà, nel 1971, un volume (“complicato” e discusso) alla figura di Giorgio De Chirico. Sono d’interesse i passaggi in cui Corvisieri ricostruisce l’entourage della protagonista − da Moravia a Leoncillo, da Pasolini ad Antonioni passando per alcune figure della Roma di Via Veneto raccontata anche da Eugenio Scalfari. È piuttosto centrale la figura di Sergio Vacchi, grande amico di Luisa, ma anche Giosetta Fioroni le fu vicina. Oltre all’amore per l’arte e per il collezionismo (talvolta per un certo mecenatismo), l’autore evidenzia una certa distanza − negli anni Settanta − dal femminismo militante e da alcune posizioni radicali all’interno di esso, soffermandosi sull’incomprensibilità di leggere un certo mondo distante dalla condizione di donna borghese che la Spagnoli incarnava: «A me sembra che una donna che è autosufficiente sia costretta a pagare lo scotto della sua emancipazione […] basterebbe che la donna prendesse coscienza con tutta la forza dei suoi diritti e si impegnasse in ogni modo per ottenerli» (in L. Silori, Prendine mille e una e non sposarne alcuna, 1976). Questa riflessione emergerà in un capitolo dedicato alla “zona d’ombra” della Spagnoli, laddove si parla della vitalità che contrasta un’acuta malinconia di fondo, che fu sempre parte della sua vita e che lei combatté con tutta probabilità inseguendo la bellezza (dato proprio anche della sua attività di pr per la casa di moda) mezzo di interpretazione del mondo e scopo. Corvisieri sottolinea come la scrittura − di costume e dedicata all’arte − abbia fornito la dimensione e la direzione all’esistenza di Luisa Spagnoli e delinea un percorso con due poli, la provincia (Perugia) e la città (Roma), rispettivamente i luoghi della formazione e della “rinascita”, dove scoprire, come il saggista afferma che la “curiosità” della Spagnoli era “disinteressata” e aveva a che fare più con “l’intelligenza” che con “il potere” (da cui lei si era affrancata). Un particolare rilevante: questo libro a lei dedicato è uscito nella collana “le farfalle” diretta fino a quest’anno (in cui ci ha lasciato) da Clara Sereni.

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© Alessandra Trevisan

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