Giorno: 25 novembre 2018

I poeti della domenica #308: Silvia Salvagnini, Caramelle

 

caramelle

 

“se parli ti spacco la testa con il tombino
ti faccio nera ti rovino fino a sera
se parli ti spacco la testa
e muori impiccati vai fuori:
ti faccio nera ti rovino fino a sera”
.
.
lecco le caramelle e le incarto
incarto ancora caramelle
e lecco lo specchio con la lingua
con insistenza chiudo il tuo dentifricio
lecco il bordo del tubetto
se sono stata capace di leccarti
ogni sotto, di fotterti ogni fotto
sono capace di leccarti il piatto
.
.
la forchetta che ti ho portato
leccarti la merda del cuscino dormito
leccare abbondantemente i bordi
delle finestre, le mutande che ti raccolgo
ogni mattina, il lembo del lenzuolo
che ti piego accurata
leccare la carta scritta che ti scrivo
per dirti amore non dormo non dormivo
per dirti amore sono sveglia sono viva
sono respiro impulso vivo
ti lecco il polsino della camicia
stirata appesa al manichino
ti lecco il calzino che lasci alla porta dello sgabuzzino
.
.
lecco le chiavi che usi e nascondi e
solo tu usi
lecco l’imbuto del vino, lascio tracce
come quando ti piaceva il collo
l’ascella e infilarmi il coltello.
.
.
tutta in silenzio la casa riposa
mentre sei al lavoro e io sono sola
prima del distacco dello scappare
dello scacco.
.
.
“se parli ti spacco la testa
e muori impiccati vai fuori”: (altro…)

I poeti della domenica #307: Lucianna Argentino, Gestazione dell’addio

Gestazione dell’addio

a Valentina Cavalli

“Impossibile pronunciarla
quella parola; ma forse
si poteva farla risuonare”

(Marguerite Duras)

 

Trovarla nella caduta perpendicolare
del sangue la parola giusta
che mi raschi dalla pelle tutto il male,
che mi scavi le ossa e mi faccia cava
per galleggiare almeno in quest’aria
che non riesco più a respirare.
Trovarla negli otto minuti di travaglio
della luce ora che sto come il cielo
dismesso dalle rondini,
la verità dimenticata dall’ombra,
le lenzuola sui davanzali, al mattino,
prostrate in un rigurgito di buio.
Trovarla la parola giusta e difficile
ora che il mondo è tutto e solo visibile,
la parola che è segreto e mistero di te ed io,
quella che dice l’amore
quella che m’è rimasta dentro muta
perché non ho più un te
e nemmeno un io e sono metallo gelido
campana che suona
tamburo che rimbomba.

Non sanno che non è solo il corpo
che m’hanno profanato
ma tutta tutta intera la vita
che il corpo ricco di messi e bello lo sentivo
e adesso non è più mio e mi sta addosso
come guerra, come piazza di mercato
dopo un attentato.
Corpo estirpato, corpo incolto,
concesso alla mancanza
e se Dio esiste
in me non sento più il suo alito
e sono polvere
alla polvere già ritornata.

 

© Lucianna Argentino

da: Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne, a cura di Loredana Magazzeni. Immagini di Fabiola Ledda, Edizioni CFR 2012, pp 33-34