Giorno: 13 novembre 2018

Gli arcani maggiori #2: la papessa

Ventitré carte, ventitré racconti. Per ventitré settimane pescheremo insieme qualcosa di diverso per tema, lunghezza e stile, ascoltando solo le carte. Buona lettura con La Papessa, la carta della conoscenza nascosta.

 

6 novembre 1893

San Pietroburgo

Morte di Tchaikovsky

Non è essere in ginocchio questo tuo cadere bocconi nella neve.
Ti guardo da lontano, ti osservo.
Hai scelto questo luogo per crollare in mezzo agli altri, i falciati dal colera, e se hai una fiala è ben nascosta, ben pressata in mezzo al bianco. Cadi per confonderti, mentre precipiti nessuno ti distinguerà da loro, e non importa che tu sia stato il richiesto, l’applaudito, il desiderato.
Per la bambinaia che ti ha cresciuto eri il bimbo di vetro. L’hai ritrovata, è stato un caso, mentre perdevi tutto, mentre meditavi per te stesso una sinfonia che terminasse col tuo stesso terminare. Vedi quante cose so di te? Anche un tempo, quando ne riportavi centinaia nelle tue lettere intricate che non venivano mai al punto, che impostavi febbrilmente a tre ogni giorno – anche allora quello che dicevi non bastava a quello che sapevo già di te. Ti ricoprivo d’oro, ti chiamavo mio signore. Erano arroventati, i miei biglietti. Nessun pensiero, se non quello di me, doveva mai staccarti dal violino. Ti chiedevo di non incontrarci mai, e passavo, avvolta negli scialli, sotto il tuo balcone; acconsentivi, e visitavi, mentre io non c’ero, casa mia. Solo quel giorno, al parco, per errore, l’uno verso l’altra – siamo stati bravi a non sfiorarci neanche il palmo dei cappotti.
Ero la prima ad ascoltare le tue visioni; tu non lo sai quanto chiudevo gli occhi ad ogni brano, come tremavano le mani ogni volta che ricevevo un pentagramma. Mi hai regalato la tua Quarta. Ero il tuo migliore amico, così mi hai schermata al mondo. Dopo tredici anni ti ho chiuso ogni altra porta, e ancora si interrogano su quanto a lungo ti sia chiesto cosa potrai aver fatto. (altro…)

Anteprima: Giorgio Galli, L’inventore di vite

 

Giorgio Galli, L’inventore di vite, Il Seme Bianco, 2018 – Collana Gelsomino – racconti

Siamo felici di presentare in anteprima uno dei racconti della raccolta L’inventore di vite di Giorgio GalliL’inventore di vite è una raccolta di racconti aventi per protagonisti personaggi reali e inventati, illustri o sconosciuti. Tutti sono ritratti in un momento culminante delle loro esistenze -a volte il momento della morte- o in brevi biografie che non mirano alla verità storica, ma alla realtà poetica. Scritti in prima o in terza persona, in forma di racconto classico, di monologo, di apocrifo o di saggio breve, esplorano individualità ben marcate per trasmettere, alla fine, un senso di solitudine collettiva di fronte alla condizione e al destino umani. (la redazione)

 

Marcel Schwob, l’inventore di vite

Veniva da una famiglia importante, ma il suo primo amore era stata una ragazza del popolo. Nulla si sa di Louise, tranne ch’era malata. Stettero insieme di nascosto, l’aristocratico e la donna del popolo, finché lei morì. Gli amici dicono che fu devastato. Ma già un anno più tardi era legato a un’altra donna, questa volta un’attrice famosa. Non stavano quasi mai insieme: lui viaggiava perché era malato, lei per le sue tournée. Era in tournée anche quando lui morì. Ma sarebbe sbagliato dire che non si volevano bene. Erano quello che oggi si dice una coppia libera. Lui era amico di tutti, da Oscar Wilde a Paul Verlaine. Ed era anche nemico di André Gide. Era un uomo ammirato e rispettato. Era quel che si dice una figura autorevole. Ed era, come si dice, inserito nel bel mondo o nel mondo che conta. Ma era anche un solitario. La misteriosa malattia che lo corrodeva – nevrastenia, fragilità polmonare, intestino guasto- non la poteva condividere con nessuno, e nemmeno il mondo impossibile che aveva dentro. Era un patito di libri d’avventura, scriveva avventure, ma erano avventure vissute sulla carta, basandosi sulle innumerevoli carte che aveva consultato. Anche la sua erudizione non poteva condividerla con nessuno. L’aveva coltivata con furia certosina, fin da bambino. Era poliglotta, erudito, poligrafo, scriveva d’avventure. Era amico di penna di Stevenson, ma non l’aveva mai incontrato. Condivise il mal d’Europa di Stevenson, ma fuori dell’Europa non stava bene. (altro…)