Giorno: 9 novembre 2018

Stefan Markovski, La morte non ha nulla di sublime… (trad. di E. Mirazchiyska)

Стефан Марковски/Stefan Markovski

 

Смртта не е возвишена, историјата не е мудра

Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
рече часовничарот пред порти од дуќанот
треперот на гитарските жици откај плоштадот
ламтеж е по проѕирна слобода
која за мајсторот може да ја опише
само филигран од крила на пеперуги
кои веќе слетале на главите од статуите
.                                                                              што треба да оживеат.
Лудиот сликар го црта градот погледнат од месечината
Пекаат по мостови улиците обоени од пешачки премини
судбоносен немир произведува
дни од минато заробено во клепсидра
Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
светлината нѐ раскинува на мигови
кон кои водат сите патишта на два-три ангела што не знаат за време
душата е знаме развиорено на каракамен
Смртта не е возвишена, историјата не е мудра
Ти си моето лудило и куќа на изгрејсонцето
визија на небо што паѓа
.                                               и ни ги бере погледите во тажен дожд.
Лудилото не е возвишено, сегашноста не е сеприсутна
Луда си, а месечината останува посилна од ноќта
ко што се усните посилни од зборови
родени негде меѓу тела чии меѓи бојосуваат души
со тажен дожд.
Откажи се од ѕвездите
зашто ноќта ќе ти ја покаже само
онаа страна на месечината
што ја одразува светлината на солзите.

21.08 2018,
пред куќата на Виктор Иго во Сан Хуан

 

La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia

La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
ha detto l’orologiaio davanti alla porta della bottega
e il tremito delle corde di una chitarra in piazza
è il desiderio di chiara libertà
che secondo il maestro descrive solo
filigrana d’ali di farfalle
posatesi su teste di statue –
.                                                pronte a ritornare in vita.
Il pazzo pittore ha dipinto la città osservata dalla luna
dove le strade colme di strisce pedonali bramano ponti
e l’inquietudine fatale produce giorni
di un passato imprigionato in una clessidra.
La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
la luce ci strappa in attimi
verso cui portano tutti i sentieri di due o tre angeli che non sanno cosa sia il tempo
l’anima è una bandiera spiegata su una pietra nera
La morte non ha nulla di sublime, la storia non è saggia
E tu sei la mia pazzia e la mia casa al sorgere del sole
la visione del cielo che cade
.                        e raccoglie i nostri sguardi in una triste pioggia.
La pazzia non ha nulla di sublime, il presente non è onnipresente
Sei pazza e la luna rimane più forte della notte
come più forti sono le labbra delle parole
nate tra i corpi i cui contorni colorano le anime
con una pioggia piena di dolore.
Rinuncia alle stelle
perché la notte ti offrirà solo la visione
di quella parte della luna
che riflette la luce delle lacrime.

21.08 2018,
di fronte alla casa di Victor Hugo a San Juan

 

Traduzione di Emilia Mirazchiyska

 

Stefan Markovski (Стефан Марковски) è nato nel 1990 a Gevgelja (Macedonia). È laureato in lettere e drammaturgia all’Università di Scopje. È autore di due romanzi, di tre libri di saggi, due raccolte di racconti e cinque libri di poesie. Нa scritto anche dei copioni ed è caporedattore della prestigiosa rivista letteraria macedone, “Sovremenost”.

La professoressa gioca ai videogiochi

 

 

dal sito Ubisoft

 

Per ovvie ragioni di privacy, i nomi sono di fantasia.
Il mio tunnel carpale da joystick no.

«Ma anche un videogioco va bene», dico a Matteo un po’ per convinzione e un po’ per tagliare corto.
Sto conoscendo i pargoli di prima da una settimana, ho chiesto loro di scrivermi in una paginetta i motivi per cui dovrei leggere un libro, un fumetto, guardare una serie tv che li ha colpiti. Voglio vedere come scrivono, insomma, se intuitivamente saprebbero farmi una scheda di lettura e soprattutto qual è il loro immaginario di riferimento. Non so ancora che qualcuno mi rivelerà il finale di Riverdale. Ma insomma c’è che Matteo, alla mia richiesta, viene alla cattedra e mi dice che lui non legge e non guarda. Immagino da subito che ci sarà da lavorare, ma intanto, un po’ per tagliare corto e un po’ per convinzione, gli dico: «ma anche un videogioco va bene».
Lui si illumina di gioia. Poi si disillumina, e mi dice: «Ma professoressa, lei non li conosce.»
«No Matte’», gli dico. «Te non hai capito.»
Quando da minuscola avevo una consolle tutta fili e cassoni, e baravo usando la pistola davanti allo schermo invece che dal divano, il gioco che andava per la maggiore si chiamava Alex Kidd, dove il ragazzino in questione, che doveva attraversare mondi per salvare una principessa, aveva un taglio di capelli di inquietante somiglianza con quello di mia sorella allora duenne. Alex Kidd entrò nel lessico familiare costringendo perfino la perplessa Madre ad arrendersi: nella versione orientale, il ragazzino divorava alla fine di ogni quadro un onigiri, sostituito nella versione occidentale da un panino farcito a molti gusti. «Cosa vuoi mangiare a cena?», diceva allora la Madre. E io rispondevo: «un Alex Kidd».
Ma io adoravo Sonic, l’istrice velocissimo. Non ho mai finito quel gioco, che ha diviso il mondo in due scuole di pensiero peggio della filosofia hegeliana: chi vuole superare i livelli, chi raccoglie maniacalmente tutti gli anelli. Riusciva a finirlo mia zia, che tornata stanca dal lavoro afferrava il joystick e, in multitasking con qualche lamentela, divorava i quadri con il metodo rapido e fermo con cui si spiccia casa totalizzando record anche nei livelli bonus.
Erano videogiochi bidimensionali, a scorrimento. Non scomoderò mostri sacri come il Tetris o il Pac-Man, o santo cielo Frogs. Dirò poco delle giornate passate nei bar a infilare gettoni a Street Fighter (la rassegnazione a prendere Blanka pur di sconfiggere un nemico, la scoperta del fascino dell’ambiguità sessuale con Vega). Non parlerò della tentazione di ricomprare un certo modello di telefono dopo aver scoperto che ha lo Snake integrato. I pomeriggi passati con mia sorella, che a quel punto aveva un bel taglio di capelli, al simulatore (sparatorie, leoncini in fuga, corse di motoscafi, combattimenti, partite di calcio, invasioni aliene, attacchi zombie, avventure di samurai), quei pomeriggi sono più che altro ricordi miei, e poco interessanti.
Quello che Matteo si chiedeva è: questa bacucca dietro la cattedra ha davvero idea di cosa io faccia il pomeriggio quando accendo una consolle? (altro…)