Giorno: 29 ottobre 2018

Il nostro comune amico (ceci n’est pas un examen)

Quando leggerò Il nostro comune amico ne farò una recensione. Oppure, se non dovesse piacermi, non ne parlerò e voi capirete dal mio silenzio che mi ha deluso. Ma quello che Il nostro comune amico sta facendo a me, in questi giorni in cui attende chiuso sul mio comodino, vale bene più di due parole.
Volevo comprarlo già da qualche mese. Poi mi ero detta: compralo appena ti prenderanno a scuola, come portafortuna per l’anno che viene. Ho aspettato una supplenza quasi più per la voglia di comprare Il nostro comune amico che di mettere assieme il pranzo con la cena. E quando è successo, tempo un paio di giri di librerie e ho potuto poggiarlo sul mio comodino.
È ancora lì.
Ecco, il fatto è che Il nostro comune amico è grande, sono più di mille pagine. Questo vuol dire che non posso portarlo in metropolitana, ed escludo di lasciarlo in un cassetto a scuola. Non posso leggerlo a letto, perché mi prendo molta cura del mio polso e cinque minuti de Il nostro comune amico basterebbero a stroncarmi la carriera di pianista, ammesso che io ne abbia una. Quindi non l’ho letto ancora. (altro…)

«Autografo» 58. Natalia Ginzburg

AA.VV., «Autografo 58» Natalia Ginzburg, a cura di Maria Antonietta Grignani e Domenico Scarpa, Interlinea 2018

Il numero 58 della rivista «Autografo» (2018), fondata da Maria Corti e diretta da Maria Antonietta Grignani e Angelo Stella, è un volume monografico dedicato a Natalia Ginzburg che affronta “neo-geograficamente” la scrittura di un’autrice che, sempre di più in questi anni, è tornata all’attenzione della critica non solo specialistica. Una delle ragioni che muovono questa pubblicazione, come segnalato nella premessa dalla stessa Grignani e da Domenico Scarpa, è il convegno organizzato da Giada Mattarucco all’Università per Stranieri di Siena (14-15 marzo 2017), a breve distanza dal centenario della nascita della scrittrice.
Non soltanto affondi plurimi nel mondo culturale e letterario della Ginzburg, da angolazioni diverse, a segnare un territorio che possa proporre la sedimentazione di alcuni aspetti dell’opera forse non considerati sinora o del tutto trascurati − anche gli autori più indagati, spesso, nascondono nelle pieghe dei loro materiali, qualcosa di inedito, ancora da decifrare. Ciascun saggio restituisce quella «difficoltà a parlare di sé» proposta da Alessandra Ginzburg come qualità peculiare della madre Natalia (pp. 11-14), una “complessità” incarnata anche nel ruolo di intellettuale che lei ricoprì durante il secondo Novecento, che trova tuttavia origine nel periodo che precedette la seconda guerra mondiale, in un territorio − come scopriremo anche da questa pubblicazione − in cui si fondano alcune prospettive future della nostra. L’espressione di una creatività polimorfa l’ha portata, infatti, a perseguire “rotte” inattese che, nel volume, riescono a presentarsi in primo piano e concorrenti a rendere il dibattito critico sulla scrittrice più attuale e peculiare.
Fatta eccezione per Scarpa, la raccolta vede una presenza tutta al femminile di studiose che si sono misurate con un diverso approccio alla scrittura di Ginzburg, scoprendo “territori” fecondi, interni o inversamente esterni all’opera; questi critici sono stati in grado di tracciare percorsi di comparazione che amplificano l’eco ginzburghiana anche nel panorama della letteratura internazionale, e rivelano l’importanza di dettagli non marginali connessi al lavoro editoriale, portato avanti dal secondo dopoguerra in poi come sappiamo soprattutto con la casa editrice Einaudi. Se ciò potrà apparire atteso e anche un po’ vago, una più attenta lettura dei singoli scritti evidenzierà i legami che ciascun saggista ha saputo intessere con gli altri, in un libro ricco di ispirazione anche per studi futuri. (altro…)