Giorno: 19 ottobre 2018

Giovanna Amato, Poesie da “L’inizio della scrittura”

È appena uscito L’inizio della scrittura, silloge di poesie d’amore di Giovanna Amato edita da FusibiliaLibri, ed ecco per voi tre poesie in anteprima. Per tutte le altre informazioni, visitare qui. Buona lettura intanto da Poetarum Silva!

 

È come possedere una città. Poi una legione
divampa. Fa il suo ingresso. Ad uno ad uno
soldati disarcionano le torri
annientano difese sbigottite
si estendono alle porte delle case,
pulsanti; fino all’ultimo, il tedoforo,
che silenzioso avanza dalla breccia.
Non reputo rovina
il cremisi che si agita tra i sassi
mentre i granai stipati vanno al rogo
e l’invasore svetta a colpi d’ascia
la testa dei feticci sull’altare.

L’amore è una battaglia non campale,
come un assedio visto alla finestra.
Ed è la quiete, come il sacerdote
che spazza il tempio; quiete come il vinto
che lustra lo schiniere al vincitore.

 

Roma, marzo, Chiesa del Gesù

Alziamo gli occhi per festeggiare un trionfo
alla volta affrescata di un trigramma.
Ma per chi di noi sa vedere, la gloria è un angelo di stucco,
tortile e sporgente dal soffitto.
Possiamo interrogarci su chissà quale impalcatura
(l’opera umana che assidera la gravità)
alzata in tempi remoti, quando bambina, mia bambina,
c’era chi provava per quel cristogramma
e per quel marmo da curvare con le mani
la bruciatura dei primi martiri che io
provo per te.
Ho una voce d’organo nel petto.
Le ali di stucco dell’angelo non possono vibrare
ma il brusio degli altari mi parla, mi parla,
stordisce ogni pensiero che non ti riguarda
mio agnello mia colomba.
Usciamo all’aria.
La guida alza la voce per coprire
la sirena di un’ambulanza di passaggio,
vita che prosegue
anche se io sono innamorata di te.

 

Rispondo con una domanda al merlo
che mi interpella dal suo davanzale.
Rinunceresti forse alla fiammata
del sole quando plani in un mattino
freddissimo e invernale, per restare
sicuro che la bora non ti spiumi
non ti disperi e abbatta e squassi e mieta?
Lui mi risponde con un cenno muto.
Lascia che accada, lasciami l’ustione
come lo sfregio resta sulle mani
di chi ha cavato da qualche miniera
Dio con le dita.

 

Giovanna Amato, L’inizio della scrittura, FusibiliaLibri, 2018

 

 

 

Salvatore Contessini, La cruna

 

Salvatore Contessini, La cruna. Poesie. Prefazione di Piero Marelli, La Vita Felice, 2018

Nel passaggio attraverso la cruna stretta, cozzo e confronto permanente con altro corpo estraneo o comunque avvertito come tale – sia esso tempo, materia, massa inerte o valanga che travolge – la parola poetica assume, declina ed elabora nella raccolta di Salvatore Contessini tutti i predicati che la rendono voce peculiare e, con la forza propositiva che a ragione Piero Marelli riconosce, nella prefazione, come propria di questo volume, insostituibile e inalienabile.
Provo dunque a enunciare alcuni dei predicati della parola poetica ai quali La cruna di Salvatore Contessini conferisce senso e movimento: anticipare e ampliare, artigliare, perfino, comprendere e comporre, definire e dilatare, esplorare e far emergere, rovistare, riconoscere e ricollegare.
È un elenco ben lungi dall’essere esaustivo e che adopero, tuttavia, come punto di riferimento per illuminare, di volta in volta, le tappe di un itinerario poetico costituito da testi che riportano tutti l’anno di composizione – in un arco di tempo che va dal 2011 al 2017 – e che si distinguono, senza esclusione di alcuno, per l’espressione raffinata eppure palpitante di tensione, testimonianza e manifestazione della corda tesa dal pensiero e del suo inevitabile e inseguito passaggio attraverso una cruna, strettoia e prova e sfida e affinamento.
Corda, passaggio e cruna assumono – ed è questa una delle peculiarità, è questo uno dei pregi della raccolta – connotati diversi, fogge e voci che mutano con il mutare e persino con il mescolarsi di una pluralità di ambiti di riferimento e comparazione: la fisica, l’astronomia, la matematica, la filosofia.
Le composizioni di Salvatore Contessini in La cruna restituiscono e rilanciano i viaggi di esplorazione del pensiero, il suo inerpicarsi e il suo distendersi, l’ardire del passaggio in gole strettissime, in crune, appunto, e in feritoie, così come le soste feconde di medit/azione.
Alla vastità dell’esplorazione si affianca la precisione geometrica dell’architettura: due parti, La cruna e L’artiglio, entrambe divise in tre parti ed entrambe introdotte da un componimento iniziale che precede la tripartizione (Dove osano i pensieri, Campo morfico, Recursioni per La cruna; La grazia, La forza, Il segno per L’artiglio). Chiude la raccolta, annunciata come Epilogo, la poesia Elaborazione dati, che sintetizza con straordinaria efficacia paradossi e dibattimenti, tira le somme, ricongiunge i fili e, ancora, indica nell’interrogativo la prosecuzione. Sembra quasi superfluo, dinanzi a tanto chiaro risuonare dei titoli, sottolineare la presenza in atto e in voce di un preciso programma compositivo. (altro…)