Giorno: 15 ottobre 2018

Luca Ormelli: poesie da “Gangbang” (Controluna, 2018)

 

Oggi qualcuno è morto.
I fili del tram tagliano la città.
Nessun cielo vi si appende,
nessun Dio da bestemmiare.
Solo questo trascinarsi di giorno
in giorno, senza più fiato.

 

Fosse per me vi ammazzerei tutti
ma sono tre giorni che non bevo
e come dice Nostro Signore
la domenica non si lavora.
Per questo resto qui,
a guardare i colombi
che fuggono sempre ai bambini
tra le piazze sghembe
le bocche incenerite
di questa città
senza fiato.

 

Le nebbie schiudono il loro calice
di cenere sui viali ammalati.
La città chiama all’adunata l’alba.
Stridono senza sosta i treni.
Un altro giorno si spegne. Pazzi
che siamo a non morire d’estate,
a bestemmiare Milano l’autunno.

 

Luca Ormelli, Gangbang, Controluna, 2018

 

Luca Ormelli (Padova, 1974) dopo gli studi in Filosofia, si trascina di lavoro in lavoro. Attualmente lavora come analista informatico. Alcuni suoi testi sono apparsi in rete. Gangbang è la sua prima pubblicazione.

Ben Mazer, Poesie di febbraio (trad. di Angela D’Ambra)

 

Ben Mazer
Poesie di febbraio
February Poems[*]

 

1.

Il sole brucia bellezza, senza posa prilla il mondo,
benché ora a letto tu dorma, un altro giorno
alacre te ne vai sul marciapiede, nel tuo paltò cammello,
in un’altra città, con la mano saluti da un battello,
o studi in una biblioteca d’archivio,
come Beethoven, e pensiero è prodigio.
Non struggerti, come i fiori, il tempo e l’atmosfera
o il lombricaio, le piantine inumate in primavera,
al mattino, col caffè, non supporre non m’importi,
ch’io trascuri quell’eterica vita che in vita tu porti.
Oh, averti ora vorrei, in tutta la tua gloria,
del pluri-popolato transatlantico la storia
di ciò che noi fummo, tempo verrà d’obliare
essere così ricchi e transitori, e pure non bramare.

1.

The sun burns beauty, spins the world away,
though now you sleep in bed, another day
brisk on the sidewalk, in your camel coat,
in another city, wave goodbye from a boat,
or study in an archival library,
like Beethoven, and thought is prodigy.
Do not consume, like the flowers, time and air
or worm-soil, plantings buried in the spring,
presume over morning coffee I don’t care,
neglect the ethereal life to life you bring.
O I would have you now, in all your glory,
the million-citied, Atlantic liner story
of what we were, would time come to forget
being so rich and passing, and yet not covet.

 

2.

Mensola infinita, d’oriuolo sguarnita,
la parete uniforme s’interrompe, e con figure scorre,
in solitudine perfette, il tempo s’è fermato,[1]
e il vento va correndo tra le chiome degli alberi:
questa è perfezione, in pura isolazione,[2]
oblio mai tanto pieno d’ogni senso,
ché sono amato, e la finestra deve fermare
la neve che soffia a raffiche dal polo.
Vasto viavai di fiocchi e fiocchi senza speme di terra,
colma il cielo col brulichio[3] di balenii e brillii
sul lustrore del vento, pel mio albero diletto,
e nel tenebrore io so cosa tu sei per me:
oltre le griglie di luci d’appartamenti impilate,
nella parola che è nulla, e nel mondo che è nottate.

2.

Infinite mantel, bereft of a clock,
the flat wall stops, and runs with figures,
perfect in solitude, time has stopped,
and the wind goes running through the hair of the trees:
this is perfection, in pure isolation,
oblivion never so rich with all meaning,
because I am loved, and the window must stop
the snow that comes blowing down from the pole.
Vast earth-forlorn traffic of flake after flake
fills the sky with the bristle of glimmer and glint
on the sheen of the wind, through my favorite tree,
and in blackness I know what you mean to me:
beyond the stacked grids of apartment lights,
in the word that is nothing, and the world that is nights.

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