Giorno: 1 ottobre 2018

Cristina Zavloschi: poesie da “La bambina appesa al cuore”

La bambina appesa al cuore.Zavloschi3

 

Lacrimile mele în râu se aruncă,
se amestecă cu adânca puritate
a apei,
până ce valul nu se face sfânt
şi mă primeşte în goliciunea mea.
Puterea pe care o primesc din această revărsare
o folosesc să construiesc punţi
prin mijlocul cărora voi fi legată
de curcubeul dumnezeiesc.
Niciodată nu mă voi sătura
să mă întind, liniştită, la marginile cerului,
mireasă drept născută
din pământul înflorit.

Le lacrime mie nel fiume si lanciano,
si mescolano alla purezza profonda
dell’acqua,
fino a diventare onda sacra
che m’accoglie così svestita.
La forza che ricevo da tutto questo fluire,
la impiego nel costruire
ponti con l’arcobaleno divino,
mai mi stancherò a sdraiarmi
quieta ai piedi del cielo,
come una sposa partorita
dalla terra in fiore.

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Annalisa Ciampalini, Le distrazioni del viaggio: intervista di Gianluca Garrapa

Annalisa Ciampalini, Le distrazioni del viaggio, Samuele editore, 2018

 Intervista di Gianluca Garrapa

1

Amo le ragazze che studiano nell’oscurità
e smaniano per una soluzione,
per il numero giusto che riempie la pagina.
Amo le loro case che le guardano
e le coperte di lana variopinta.
Ripassano l’esperimento mentale
con la testa sprofondata nel cuscino.
Hanno lineamenti che seguono il pensiero
la bellezza indeterminata dell’universo.

G.G.: Il tuo libro, che ho riletto tante volte, per assecondare una musica interiore, e non per comprenderne l’essenza, ché quella è Cosa inconscia e si tradisce nei gesti, nelle posture della poetessa, nella voce, nello sguardo, L’oscurità marina è una macchia impura / dello sguardo, e è affatto limite che non si può varcare, a meno di snaturare la poesia e sfarla in critica prosastica, in spezzettamento metrico e retorico, in esercizio che affina di volta in volta la terminologia dell’esperto letterato, io mi pongo nella dimensione del lettore, dell’ascolto, dunque, semmai dell’amante della Cosa, di lacaniana memoria, di ascendenza freudiana, di ineffabile proprietà di ogni poeta, quando si trova sulla soglia del dire quello che del mondo, oscuro, lo attraversa: Devi imparare a vedere la notte / i sentieri sepolti privi di orme /chi si muove con l’oscurità del mondo.
Colpisce della tua poesia, a mio parere, l’idea che la bellezza non possa essere scissa dal pensiero e che il pensare non possa essere assoluto dal sentire. È facile scorgere l’unisono del cosmo e il gesto della materia pulsante, la testa sprofondata nel cuscino che evoca il marmo che pare pelle, i lineamenti che seguono il pensiero e la bellezza dell’Universo: come si colloca la poesia, l’arte rispetto alla tua vocazione matematica?

A.C.: La domanda che mi poni, collocata alla fine di un tuo pensiero tanto articolato e profondo, mi ha fatto ripensare al modo in cui matematica e poesia entrano in relazione, e ho scoperto che si tratta, almeno per me, di una modalità affatto dinamica, nel senso che cambia e si evolve a seconda di quale parte della mia mente viene sollecitata. Tanto per cominciare hai messo in luce un fatto che finora non avevo ben considerato, e che mi pare vero: per me, in ultima analisi, non vi è un limite netto tra sentire e pensare. Direi che i due processi sono l’uno il prolungamento dell’altro, e questo soprattutto nei momenti di calma, quando si sfiora uno stato di concentrazione che consente di aprire la mente, di vedere oltre i confini entro cui vengono relegate le cose, il sapere, il sentire. Coltivare la passione per la poesia e studiare matematica sono azioni che conducono a risultati differenti e che a volte esigono un impiego di facoltà diverse, ma l’atteggiamento mentale che ci porta a conoscerle, a praticarle e soprattutto ad amarle può essere molto simile. Sebbene per motivi differenti, la matematica e la poesia si sono insediate nella parte profonda della mia mente, e adesso sono entrambe diventate lenti attraverso le quali guardo il mondo. Forse è per questo che colloco matematica e poesia in luoghi assai vicini, con alcune parti che si sovrappongono. All’interno di questa intersezione metterei tutto ciò che produce la mente mentre pensa e sente, mentre pensa e sente che occorre immaginare, andare oltre la semplice descrizione della realtà. Non è detto che la mente produca versi o riesca a dimostrare un teorema, la bellezza sta nel pensare, nel sentire, nell’immaginare. (altro…)