Poesie da “Eccesso di forma” di Davide Lucantoni (Arcipelago Itaca 2018)

Novembre

C’era una scritta nuova in vernice rossa
sui mattoni di cinta del camposanto,
diceva: Qui per i discorsi non c’è più posto.
Faceva molto freddo in quel periodo
e l’aria talmente densa, si scolpiva con la voce.

*

Cammino tra la ferrovia e il lungomare,
una strada in cui il passo (più che mosso)
è commesso; e dove si direbbe che il punto
del viaggio stia nella sosta del silenzio,
se a braccarlo poi è il suo nome.

*

(Andare a tentoni e chiamarli gesti, fare
cose nel frattempo, ma farle in tempo se
il tempo è la sintassi di uno svolgimento
che sta tra cosa ti sfugge e se te ne accorgi)

*

II
Vuoto: cinque lettere,
nome proprio
di cosa?

*

Ogni sasso è convinto
che il posto che occupa gli spetti.
Michael Krüger – Spostare l’ora

Ma un sasso non può muoversi
senza lasciare un vuoto,
un’assenza di ristagni,
di acquitrini.

Resta dov’è, sgrana in sabbia
sempre più fitta,
e che lo strazio venisse dall’alto
non l’avrebbe mai detto.

*

Vagone

Quella che nel finestrino sembra una faccia,
è forse la mia. Il corpo percorso dai campi.
Legge tra le righe del sonno, diventano
binari. Si gira, mi guarda come per capire
chi dei due sia più ingombrante

(uscendo inverte i ruoli e
se ne va dove credeva di essere)

*

Disabitare

II
Tirato via dal fianco dell’unghia
l’ultimo lembo di carta da parati,
mia madre riordina con cura la casa:
dispone gli spazi per disabitarli, per
dimenticare ogni cosa al suo posto

*

Eccessi di forma

I
C’è uno che gira per il Corso
cercando in ogni vicolo una via di fuga.
Un passo alla volta stringe la vita
nello spazio di un’impronta.
Cammina così, per il Corso,
prima in un senso, poi nell’altro,
senza trovarlo.

II
E c’è il tipo che gira per la libreria,
ogni volta sembra trovare il libro
giusto lo grida esultando, eccolo,
poi lo rimette a posto e prosegue

*

Dalla lettera di commiato di un Arredatore di interni

I
Alla lunga sembrano vuote
anche le stanze piene di cose.
Il luogo degli oggetti
si nutre del loro significato.

(se la dignità esiste, consiste
nel saper andare in pezzi
senza scomporsi)

Sono lo spazio che occupano
oppure lo sporco che lasciano.
A loro sembra già di partire
cambiando di posto.

..

3 comments

  1. Sensazioni, sentimenti che si mettono in riga per sgranarli in silenzio nelle più variegate occasioni. Osservazioni pervicaci, a caccia di frammenti d’unione, polveri depositate. E l’essenza del dettato, squaderna, pian piano, riflessioni pacate e non sempre condivise. Anche gli spazi minimali sono ben considerati, in forma e sostanza, abbeverati ben bene e poi assemblati per porgerli a se stesso e, se capita, forse anche al prossimo che legge. Una qualche levità aleggia per l’atmosfera creata, a mezz’aria, con pacatezza, pian piano, appena appena sussurrata. E lieve rimane lo sguardo incuriosito che si sofferma su persone, cose varie d’oggetti casuali, panorami ora aperti, ora ridotti in spazio e tempo con limini all’osso ridotti. Una scrittura in versi a rate, un po’ alla volta, di modo che il ‘ debito’, forse, sia alla fine saldato. E la musa dimostra, ancora una volta, la sua forza: parola!

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