Maria Grazia Cabras, Inediti

Mark Rothko, Untitled (Blue, Yellow, Green on Red), 1954

Maria Grazia Cabras, Inediti

 

Tornare alla esperienza che mi ha destato   >> strappato alla profondità
emergere sulla superficie di cose   toccare pelle di altro   buccia

trovare una breccia nel dolore di un tempo lasciato scorrere stando non nella vita
s-misurarsi nel ritmo del cardio

entrare nel taglio-trauma che trasforma se attraversi l’eclisse l’ellisse del campo

con il mio corpo- scoria – plastica – veleno con questo corpo albero nido alga
animale mescolata ai rifiuti agli oggetti accumulati del mondo sono cosa
segno inciso sangue e scarto sonoro ma non dormirò
non ci addomesticheranno

si cibano di noi dei nostri nodi   >> passano indisturbati con il loro mantello di sale
cercando scaglie in fondo ai pozzi
per trovarci graffiano pareti con forbici e parole lucidate di fresco
ottuso l’occhio non scorge la luna nuova che risplende sulle vie del cielo e del ginepro

ascolta: – hanno venduto il loro orecchio al vento del deserto
e se ritornano come tarli a bucare i vestiti e la tua pelle continuando a stridere
con quelle lingue macchiate di ortica e torba   >> non ti fermare
rammenda i buchi nella tua pelle e sul vestito

non indossare scarpe   >> a piedi nudi a passi lenti segneremo la terra conteremo macerie
avvolti in un silenzio di carne

fino all’ultimo fiato bruceremo nelle nostre notti insonni
arderà in noi la memoria del sasso l’indicibile di una margherita
la morte troverà rifugio tra le ciglia di linguaggi troppo nitidi

 

 

Maria Grazia Cabras è nata nel 1954 a Nuoro. Ha conseguito il diploma in Neogreco presso il Dipartimento di Lingue Straniere dell’Università degli Studi di Atene, città in cui ha vissuto per molti anni lavorando come traduttrice e interprete. Ha pubblicato i volumi di versi Viaggio sentimentale tra Grecia e Italia (2004), Erranza consumata (Gazebo, 2007), Canto a soprano (Gazebo, 2010), Bambine meridiane (Gazebo, 2014), Bestiario dell’istante: Poesias in duas limbas (Cofine, 2017) e il libretto musicale Fuochi di stelle dure: cinque ballate e un attittu (coautore Loretto Mattonai, Gazebo, 2011). Ha tradotto il racconto di Alexandros Papadiamantis Τὸ vησὶ τῆς Οὐρανίτσας [Tó nisí tis Ouranítsas – L’isola di Uranitsa] dal Neogreco in Sardo (Ed. Papiros, 1994). È redattrice della rivista “ L’area di Broca ”.

 

 

2 comments

  1. Un mondo panico non addomesticabile, oltre il limine d’un colle, chioma d’albero, fino all’indifferenziato dei rifiuti, E rifiuti noi stessi come plastiche distese al sole ed ai capricci dei venti. Seguire con poca consapevolezza i movimenti della natura che ci rende simile a se stessa, alle cose più diverse , secondo leggi esperienziali, percepibili, forse, in superficie. Movimenti necessitati e debordanti con direzioni plurime appena appena accennate. E si va fin quando si può fino ad accogliere sora morte come rifugio.

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  2. Ringrazio Anna Maria Curci e tutta la Redazione di Poetarum Silva per l’ospitalità,
    Bruno Di Giuseppe Broccolini per il gradito commento, e i lettori che sono passati
    (o passeranno) di qui

    Maria Grazia Cabras

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