Giorno: 4 settembre 2018

Maria Benedetta Cerro, Lo sguardo inverso

 

Maria Benedetta Cerro, Lo sguardo inverso, LietoColle 2018

Nell’omonima raccolta di Maria Benedetta Cerro, lo sguardo inverso è allo stesso tempo modalità di accesso alla materia poetica e capovolgimento intenzionale della visione. Lo sguardo inverso è lo sguardo dei ciechi e dei folli, come spiega l’autrice nella sua nota conclusiva, ed è lo sguardo, ancora, di coloro che rovesciano il modo usuale di vedere le cose e che, così facendo, possono  pervenire al vero e bello, all’autentica bellezza: i poeti.
Da quello sguardo scaturisce una poesia tra le più efficaci nell’unire vigore e sapienza, estensione e condensazione.
Il dire sorgivo – questo titolo della prima delle numerose sezioni che compongono la raccolta, porta con sé tutte le doti e le caratteristiche dei titoli che seguiranno (per citarne alcuni: Perfezione dell’incontro, La finzione della gioia, La parola prosciugata, Sul fronte della resa, Cortesia dell’ombra, Trilogia della morte gentile, Poema dell’altrove): è denso di significati e risponde a una precisa intenzione programmatica –  è, con unione indissolubile, dire sovversivo e solenne.
Non una parola, non un enjambement, non una opzione metrica appaiono frutto di un cadere casuale. La ricercata e  ritrovata solennità conferisce all’espressione sia l’incisività del tratto lapidario sia la leggerezza di “grazia e misura”, quella levità che permette alla parola di volare alto, anche quando essa, bistrattata e strattonata, rischia di perdere linfa vitale.
La lotta contro le forze ostili al dire sorgivo si palesa nei toni sovversivi e solenni che giungono a noi, ancora oggi, dall’Antigone di Sofocle. Della tragedia greca la poesia di Maria Benedetta Cerro possiede, oltre al respiro ampio dell’universalità, l’alternarsi, segnalato anche da precise spaziature nei testi, di coro e personaggi, di distensioni meditative e scatti mossi dall’energia di chi non si risparmia e dal coraggio di chi mette a repentaglio tutto per una meta che va ben oltre la nuvolaglia del riparo a buon mercato, ben oltre l’interesse vischioso e impiastricciato preteso da tempi e da contesti.

© Anna Maria Curci

 

Ci ordinò di corrispondere
perché eravamo inconsolati.
E riprese a pulsare la vena
———————-dell’abbandono.
Il cielo neutro della parola
manifestò il suo dire sorgivo
———————-e il lutto
fu animato dalla meraviglia.
Lui – il nodo del fenomeno
e del tutto – ci concesse il dettaglio
capitale che mutò lo sguardo.

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