M. Grazia Lenisa, Il canzoniere unico (recensione di Rosaria Di Donato)

Maria Grazia Lenisa, Il Canzoniere Unico, Ed. BastogiLibri/Poesia, 2016

Il Canzoniere Unico, a cura di Angelo Manuali, raccoglie le opere poetiche edite ed inedite di M. Grazia Lenisa dal 1998 al 2008.  L’imponente antologia contiene anche alcune importanti pagine critiche di autori che hanno seguito nel tempo la produzione della poetessa di Udine e alcune testimonianze della stessa.
Un lettore appassionato trova in tale volume notevole materia di riflessione e di studio, ma come scrive l’autrice nel testo L’Inedito Postumo:

Volge le spalle Antico al suo futuro, la forma
scende
dal ripido foglio che s’avvicina il giorno
del cordoglio e come bara la letteratura risucchia
il nome,
lo risputa fuori in lunghi elenchi, nutriti di morti.
L’inedito,
o poeta, che lasciasti, a crescere il tuo nome,
la tua storia, è solo un espediente editoriale
e le parole come mosche intorno alla trappola
oleata della morte sono quel ‘niente’ che ti rese
in vita importante per gli altri.
Ed ancora
t’attardi per un prima, non sai per quanto, finché
serve al gioco
d’un potere importante e non vale per molto la tua
‘gloria’, valse quel tanto che ti tenne in vita, dono
d’amore per cui si riattiva solo se altri ti ama
o s’avviva un bisogno d’amore.[1]

Leggendo la fiorente produzione della poetessa negli ultimi dieci anni della sua vita, ancora più intenso fluisce l’amore per la sua scrittura e dalla sua scrittura che mai si è risolta in un mero esercizio stilistico o in un vuoto sperimentalismo linguistico.  La poesia della Lenisa scaturisce a pieno titolo da l’amor che move il sole e l’altre stelle e accende nell’animo il desiderio dei versi, di bellezza, di contemplazione alta che solo l’arte può soddisfare.  Non si tratta di estetismo, né di eccentricità, ma piuttosto di originalità e di eclettismo nell’ambito di un percorso poetico unico e denso sia dal punto di vista artistico che umano.
Il Canzoniere Unico è dedicato a Giulio Palumbo, poeta e mistico nella Pasqua celeste della sua vera rinascita.[2] Penso che questa dedica non sia casuale, ma indicativa della peculiarità più importante della poesia della Lenisa che è insieme provocatoria e religiosa: una sfida audace alla vita e alla morte, un desiderio di immortalità e di salvezza che si incarna  nelle metafore ardite e nelle identificazioni esistenziali, prima ancora che letterarie, dell’Autrice con le sue creature. Le parole sono strumenti che smantellano la consuetudine, folgori irriverenti che illuminano il buio del perbenismo, sferzate di sagace ironia che smantellano tabù ancestrali. È come se la sofferenza, il calvario della malattia acuissero il desiderio di luce nella tensione verso l’Assoluto che si ri-frange come in un gioco di specchi dall’autore al lettore e che sfocia nei mille rivoli di parole acuminate che lacerano l’apparenza per giungere alla verità. C’è un bisogno di fede e di autenticità nella Nostra che scardina uno ad uno i limiti della condizione umana per giungere al dialogo con Cristo che autorizza il Poeta a creare mondi, a ri-creare l’universo stesso come fonte inesauribile di vita. Perché è un canto alla vita quello che la Lenisa celebra nei suoi versi e una testimonianza d’amore alto e sublime che non disdegna la materia, ma che la feconda dall’interno investendola di passione e instaurando relazioni tra le persone e le cose, tra l’umano e il divino, tra la sofferenza e la gioia che superando il tempo, nella pagina, si fanno eterne, diventando indissolubili fino a configurare un cosmo. Non si tratta di invenzione letteraria, ma della vita stessa dell’Autrice realizzata nel segno dell’amicizia e del profondo coinvolgimento umano con gli altri e con le esperienze esistenziali assaporate ed accolte sempre come primizie, come fatti unici ed irripetibili, come doni. Particolare è l’incontro con Cristo di cui la poetessa si professa innamorata pazza e a cui dedica un libro che non finisce mai: «Così m’invento le preghiere e faccio il Canzoniere Unico,/ l’ironia diviene poesia che bolle, Amore, voglia di paradiso/in terra.»[3]
Per M.G. Lenisa la poesia è come un brivido che attraversa la vita e che la rende degna di essere vissuta; mille metamorfosi accompagnano la sua scrittura che segue sempre un ritmo spezzato, ma sonoro, profondo che scuote la coscienza e l’intelligenza, che insegue la Bellezza e la gloria del Parnaso e di esse s’inebria sempre fino all’ultimo battito del cuore. È la sua una sensibilità alta che gioca e trae diletto dal canto e dalla melodia della parola. Acuta lettrice del presente e del passato, ha profuso nei suoi versi la vitalità di un sogno che è divenuto realtà: comporre con umiltà, impegno e altruismo un mondo in cui l’Innocenza regna sovrana e in cui tanti si possono ri-conoscere e ri-trovare. La fantasia-concreta di M.G. Lenisa (consentitemi l’ossimoro) dona a ciascuno di noi uno spazio in cui crescere e respirare, un terreno fertile da cui trarre nutrimento e ispirazione.  Non è stato vano scrivere versi se mediante essi il Sublime traspare.

Senz’armi

Troverò chiusa la porta del cielo,
 ———-Maddalena dubbia.
“Poco ti sarà perdonato perché
 ——— poco hai amato”.

 

Molto ho scritto – è vero -.
Mi prende in giro Dio perché
combatto senz’armi.[4]

© Rosaria Di Donato

Roma, 24 giugno 2018

 

[1] Lenisa M.G, Canzoniere Unico, pag. 203.
[2] Op. cit., pag. 5.
[3] Lenisa M.G., Il mio letto, Up. cit., pag 21.
[4] Lenisa M.G.,  Amorose strategie, cit., pag. 392.

5 comments

  1. Si avverte chiarissimo il legame tra la Poetessa e Rosaria Di Donato, concretizzato in quel sacro che ho avuto modo di incontrare nelle letture della seconda. Appassiona il lettore questa molto ben fatta recensione in cui, finalmente, non traspare solo la fredda professionalità di chi l’ha scritta. Viene voglia di conoscere in maniera più approfondita questa Autrice di cui non ignoravo fino a questo articolo. Si può solo dire grazie di cuore a questa bella pagina. Un carissimo saluto a Rosaria e alla Redazione tutta.

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  2. Grazie a te Angela per il tuo gradito passaggio! Sì la Lenisa è davvero mirabile: ho avuto il piacere di conoscerla e continuerò a leggerla e a studiarla perché la sua scrittura mi affascina; conservo di lei un caro ricordo.
    Un saluto,
    Rosaria

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  3. Traspare da questa straordinaria recensione di Rosaria Di Donato non solo l’adesione empatica e la profonda analisi alla scrittura di una poetessa ancora non adeguatamente riconosciuta nel suo canto altissimo, ma anche una dimensione di affetto che chi ha conosciuto Maria Grazia Lenisa non può non conservare per la vita.
    Ho conosciuto anch’io la grande Maria Grazia, pure grandemente umile, generosa dispensatrice di consigli, ma sopratutto maestra della parola indicibile. Spero che si facciano tesi di laurea sulla sua memorabile opera poetica.
    Annamaria Ferramosca

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  4. Ringrazio Annamaria Ferramosca per il suo prezioso commento e spero vivamente che si approfondisca la conoscenza di Maria Grazia Lenisa anche nell’ambito della ricerca universitaria.
    A presto,
    Rosaria

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