Giorno: 9 agosto 2018

PoEstate Silva #36: Giovanna Iorio, Quattro racconti senza amore, I

Foto di ©Giovanna Iorio

 

Quattro racconti senza amore

1. Una conquista

La ragazza ha un culo straordinario. Di sicuro ne è consapevole. Non è alta ed ha i capelli ricci e gli occhi… di che colore avrà gli occhi? Nessuno di certo ci fa caso, con un culo così. Parla male l’italiano e se ne sta in bikini seduta ad un tavolo con un ragazzo del posto, un uomo sardo di una decina di anni più vecchio di lei che sorride come una volpe davanti a una preda succulenta. Le ha comprato una piccola bottiglia di vino bianco, così minuscola che il contenuto ha a malapena riempito il bicchiere di plastica. Continuano a ridere, ad un certo punto lui le chiede se le piace l’anguria.
– Anguria? No so
– Dolce. Secondo me ti piace.
Il sardo ha messo le mani a cerchio, mima la forma di un’anguria. E lei, che non è ingenua, socchiude gli occhi e dice:
– Ho fame.
– Che vuoi mangiare?
– Spaghetti vongole.
– Ti porto in un posto dove ci sono gli spaghetti alle vongole più buoni del mondo.
– Dove sta? Lontano?
– Macché, è vicinissimo. A casa mia.
La spiaggia si sta svuotando e al bar del lido oramai non c’è più nessuno. Il cielo è diventato rosa in certi punti e azzurro magenta in altri più vicini all’orizzonte. Solo qualche istante prima c’erano intere famiglie in riva al mare, ora camminano in carovane lente verso le auto parcheggiate a un chilometro o più dalle dune. Se ne vanno trascinando carrelli stracolmi di cose: sdraio, thermos, ombrelloni, salvagenti dalla forma di fenicotteri. Quest’anno hanno comprato tutti il salvagente gigante con la testa da fenicottero.
La ragazza si volta a guardare il cielo e dice:
– Bello! Voglio foto. Ora facciamo foto con torre.
Allora lui dice va bene, e lei si alza. Ha un bikini nero davvero minimo, che le copre appena il pube mentre le due natiche abbondanti, abbronzate e sode, sono leggermente segnate dal ricamo della sedia di plastica. Mentre lei si avvia verso la spiaggia, lui lascia tutto sul tavolo: portafogli, telefono.  Lo conoscono tutti questo dongiovanni da spiaggia e lui non teme che qualcuno gli rubi  documenti o soldi. Si mette in bocca un’altra patatina Crocchias e la segue. Le guarda il culo e sorride. Sorride come uno che sa che fra poco potrà giocare con il suo giocattolo preferito; è euforico mentre, in riva al mare, le cinge la vita con il braccio abbronzato (ha un grosso fiore tatuato sulla spalla destra che prima non si notava) e con il telefono di lei si fanno un selfie. Lei ha bevuto il vino bianco e ora ha un po’ caldo. Dice di essere sudata, che vuole farsi un bagno. Ma lui ha fretta, le dice che ci vuole un po’ di tempo per preparare gli spaghetti alle vongole, meglio andare. (altro…)

PoEstate Silva #35: Domenico Cipriano, da “L’origine”

 

Rifluisce in me ogni istante
e un’onda col suo flusso mi rinnova
spingendo la corrente di risacca
a un nuovo inizio. È il guizzo della mente. Fissa cardini
innanzi a precipizi, con lo sguardo sulla valle spoglia
che copre i sedimenti del passato.

Un composto che miscela ossa, oggetti, brandelli di vissuto
amebe, silicio, calcio e storie di animali, simboli di caccia
rivoluzioni sconosciute, sangue rifiorito in vita.

Contorni e sostanza di rituali volontari (o incessanti istinti mai sopiti)
rieccheggiano frementi, cercando altre soste
oltre la memoria conosciuta
dove un’origine smarrita ci appartiene
tra steppe e ghiacci siderali, gusci di conchiglie consumate
e l’innegabile perizia di resistere.

È da questo intimo inizio che una scintilla ci accompagna
con docili pensieri, con destini disperati.
E assumiamo il profilo della terra incolta
.                                                               se non ricominciamo.

 

Il calore ci riporta all’esistenza
e i corpi immobili chiedono calore
parole e gesti
anche se non daranno ritorno.

La timidezza di sentire il mondo
nel suo farsi giorno
mancherà in questa isola sospesa.

Il sole si restituisce alle galassie siderali
che si svelano
per la nostra comprensione già dissolta.

Le carezze sui muscoli indolenti sono le stesse di sempre

è lieve curarsi degli occhi chiusi
in questa distanza delle cose.

 

Domenico Cipriano, L’origine, L’arcolaio, 2017