PoEstate Silva #31: Cristina Polli, La sorte e oltre (inediti)

Foto di ©Cristina Polli

La sorte e oltre

L’angelo mi riconobbe

L’angelo mi riconobbe dal segno
che mi aveva lasciato:
graffi di una lotta arcana
impressi sulla pelle.
Tornò a chiamarmi e nel bagliore dell’attimo mi apparve
Il margine e il dirupo
lo stacco del volo e la vertigine.

 

Sottopelle

Come un volo di storni
si dirada e s’accosta
la manciata di tratti
-carne e vene.
Sottopelle la corrente
rimesta passaggi
squarcia il tempo.

 

La sorte e oltre

Veste lacerata
taglio sfregio orlo
lembo da ricucire
rete che afferra la sorte
che nega l’oblio
crepa della voce
varco di preghiera.

 

Viaggio

Attendo il deragliare del treno
nel tempo secco
lo snodo
d’un io che si discosta in transito
d’ore dimenticate
lasciate a terra
al mutare dei giorni.
Uno sguardo per sorprenderci
veri in questa spoliazione
uno scalo a mezzo
una caduta.
Il viaggio.

 

Coscienza della sete

A rotta inversa, soli
come il Vecchio Marinaio
nel cupo mare immoto

trarre di sé i resti
-ossa carne e vene
ora onde lunghe e salse per darti
coscienza della sete

pregare poi che anche incerto
si levi vento
per doppiarti capo
e far ritorno.

 

Purificazione

Il verso è una nave affondata
sopra s’inerpicano in cruda bellezza
i rami amaranto dei coralli
il graffio offerto dal dio paziente
che fonde sangue e sale
e brucia le ferite di marea.

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