PoEstate Silva #26: François Nédel Atèrre, tre inediti

Morandi, natura morta

 

A sera – il tempo nostro sfatto, andato –
sarò l’odore delle sedie, il sole
caduto sul terrazzo, il legno chiaro
del tavolo da pranzo.
Tutte cose
lasciate senza colpa a qualcun altro,
tagliole senza denti, dove il grano
maturo si fa paglia, fondo al nido.

 

Che strana fissità, sopra il terreno
hanno i palazzi e gli alberi. La luce
mancando all’improvviso, nella strada
salda il suo vecchio debito ai colori:
così l’azzurro di piastrelle, il verde
di nuove foglie trasparenti, il giallo
di lampade sui muri, tra i dipinti
chiedono verità. Qui si prepara
qualche altra cosa, non detta, e finestre
schermate dalle tende già lo sanno.

 

Di qualche cambiamento avvisa sempre
l’odore nuovo nell’aria, il respiro
che la giornata trattiene, di sole
accesa e di quiete insperata -tutti sono
andati altrove, o sembrano mancare.
La pieghi come un foglio, la mattina
che ti è data in aggiunta, un’armonica
di carta che si affolla tra le dita.
Eppure è quello di cui parli sempre,
lo sai, il continuo farsi delle cose
che chiamano comuni, e mai nessuno
scuote il loro edificio, dubitando
di quello che non vede. È la ragione
mia per restare così a lungo fuori,
guardando le muraglie, i tetti, i vetri
e gli animali, in mezzo ai rami bassi,
sperando che si voltino a parlarmi.

 

© François Nédel Atèrre, 08.04.2018

2 commenti su “PoEstate Silva #26: François Nédel Atèrre, tre inediti

  1. L’eterno tema della poesia degli oggetti che sanno interrogare l’uomo, il privilegio delle domande senza risposta, l’indicibile che trova spazio nel bianco fra i versi. Testi che ho apprezzato, che mi è piaciuto leggere.

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