PoEstate Silva #13: editi e inediti di Valentina Calcò

Come un augure guardi la catastrofe,
sai che non dista abbastanza la fine.
Ma quella ferita che chiama altra
ferita, amore, io non so se sana.
Non è una duplice ancora porto
a un soffrire che inchioda, ma fonda.
Salva soltanto la voce che chiama,
lo sguardo che da luce riflette altra
luce, la stretta con cui poter andare
per mano fino ai confini del mondo.

Per me non c’è altro voto, altro nodo:
che essere in due non sia mai meno di uno.

(edito in Essere amorevoli di Lietocolle, 2018)

*

.

A un passo falso mi aggrappo a chiederti
di questa corda che non metto a fuoco;
il tuo corpo invece non teme e avanza:
quasi suicida, sa come morire
prima del colpo. Avanzi per vivere,
tu, acrobata che sai di poter disporre
soltanto di una fune così esile.

Io a guardarti imparo che amarsi è questo
sapersi non protendere in un sempre
differito differente desiderio,
ma il solo atto di calarsi nella parte
o in una danza: è il punto di maglia
che viaggia da una banda a un altro groppo
e che nel gesto sa allungarne il passo.

*

.

Non riesco a non pensare allo scenario
postumo alla caduta. La tua uscita
da questa vita non poteva chiudere
senza lasciare segni impressi ovunque
nelle mie stanze ovunque nei ricordi
felici come quando tu, straniero,
salutavi l’oceano dal pontile.
Questi, amore, non sono affatto i moniti
di un sogno, ma quanto sento nei resti
del nostro quotidiano che si scrosta,
si fa sangue rappreso dal presente.

Riempia ancora la tua voce la stanza,
ovatti i colpi fino a farne un sibilo,
un filo; fino a fartene tu fibula.

*

.

Allontanandomi da qui e da te
come quando nel vento si fanno chiare
le colline, in un moto corro contro
la sorda marcia del treno per stringerti
almeno un’altra volta, chiamarti.

Ma ormai non c’è parola che ci salvi:
resta soltanto il bene, l’amarsi
quei tuoi sorrisi troppo vivi
per poter essere fotografati.

*

.

Amore, tienimi ancora per mano,
dimmi che non cadremo più nel buio
accartocciati tra le sgorbie pieghe
di cosa è stato: sapremo affrancarci,
avremo vele per dispiegarci
tra le nevi che fondano le attese.

Non dissolva la nostra albedo il tempo
per la fiducia che ogni metamorfosi
non è morte ma solo nuova forma.

.

© Valentina Calcò

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.