Giorno: 29 luglio 2018

PoEstate Silva #14: Licia Maglietta in “Ballata-Omaggio a Wisława Szymborska”

Wislawa Szymborska è stata una delle più importanti e significative voci del Novecento in poesia; premio Nobel nel 1996, è scomparsa a febbraio 2012. Il suo forse più grande merito in questo secolo breve è stato quello d’esser capace di trafiggere su carta il quotidiano vivere sfocandolo in versi, rendendolo evocativo dunque e fermandolo nel tempo; nelle sue parole rivive la storia ma soprattutto la vita di tutti, che riacquista in versi un significato altro e universale allo stesso tempo. È un’autrice di tale calibro che Licia Maglietta porta in scena in questi anni, affiancata spesso dal pianoforte di Angela Annese in un reading elegante, un lavoro che intreccia voce, poesia e musica classica toccando con i suoi toni tutte le sfumature dell’autrice polacca. Afferma l’attrice napoletana: «È da tempo che ogni tanto torno a leggere Wisława Szymborska. Avevo raccolto parte del suo lavoro e lo avevo anche letto in pubblico. Ora torno a lei con un’ispirazione diversa, più chiara, e con un desiderio più profondo (“ogni sapere da cui non scaturiscono nuove domande/ diventa in breve morto, perde la temperatura che favorisce la vita”). Ho scritto dunque un unico lungo respiro poetico, cantato all’orecchio di ogni spettatore. Le singole poesie legate insieme dalla mia memoria attraverso i suoi giochi verbali, assonanze e ritmi hanno trovato il loro nuovo spazio in questa Ballata, un lungo canto in prima persona come in prima persona è il canto di Fryderyk Chopin e Zbigniev Preisner al pianoforte, che alle parole fanno spesso da contrappunto.»

Su Wisława Szymborska, sul nostro blog:

https://poetarumsilva.com/2014/06/14/il-sorriso-di-wislawa-szymborska/

https://poetarumsilva.com/2016/03/13/wislawa-szymborska-lacrobata-akrobata/

https://poetarumsilva.com/2010/03/03/utopia-wislawa-szymborska/

PoEstate Silva #13: editi e inediti di Valentina Calcò

Come un augure guardi la catastrofe,
sai che non dista abbastanza la fine.
Ma quella ferita che chiama altra
ferita, amore, io non so se sana.
Non è una duplice ancora porto
a un soffrire che inchioda, ma fonda.
Salva soltanto la voce che chiama,
lo sguardo che da luce riflette altra
luce, la stretta con cui poter andare
per mano fino ai confini del mondo.

Per me non c’è altro voto, altro nodo:
che essere in due non sia mai meno di uno.

(edito in Essere amorevoli di Lietocolle, 2018)

*

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A un passo falso mi aggrappo a chiederti
di questa corda che non metto a fuoco;
il tuo corpo invece non teme e avanza:
quasi suicida, sa come morire
prima del colpo. Avanzi per vivere,
tu, acrobata che sai di poter disporre
soltanto di una fune così esile.

Io a guardarti imparo che amarsi è questo
sapersi non protendere in un sempre
differito differente desiderio,
ma il solo atto di calarsi nella parte
o in una danza: è il punto di maglia
che viaggia da una banda a un altro groppo
e che nel gesto sa allungarne il passo.

* (altro…)