Giorno: 24 luglio 2018

L’importanza di essere piccoli 2018 (comunicato stampa)

 

Comunicato stampa

 

L’importanza di essere piccoli

poesia e musica nei borghi dell’Appennino

VIII edizione 2-5 agosto 2018

 

un progetto dell’Associazione Arci SassiScritti

con il sostegno di

Regione Emilia-Romagna, Arci Bologna – Polimero, enERgie diffuse

e dei comuni di Alto Reno Terme, Castiglione dei Pepoli, Grizzana Morandi,

Sambuca Pistoiese, Unione dei comuni dell’Appennino bolognese,

BCC Alto Reno e  COOP Reno

 

L’importanza di essere piccoli fa parte di Bologna Estate 2018, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna con

MONICA DEMURU, NATALIO MANGALAVITE, MARIAGRAZIA CALANDRONE, BIANCO, SILVIA VECCHINI, ANTONIO DI MARTINO, FABRIZIO CAMMARATA, LUIGI SOCCI, SIMONE MARZOCCHI, LA STANZA DI GRETA, FILIPPO GATTI, FRANCESCO DI BELLA, IDA TRAVI e molti altri

 

qui, lontani dal mondo
al centro delle cose,
nel punto più profondo.

P. Cappello

ABITARE I MARGINI

STABILIRE UN NUOVO CENTRO

 

L’ottava edizione del festival L’importanza di essere piccoli, dal 2 al 5 agosto nell‘Appennino tosco-emiliano, è dedicata alla memoria di Pierluigi Cappello, poeta che abitando un margine ha stabilito un nuovo centro. Pierluigi ha vissuto appartato, confinato nel suo Friuli, una condizione a volte dolorosa che però non gli ha mai fatto abbandonare la genuina passione civile che ha praticato attraverso la poesia.  Poesia come lingua alternativa a quella violenta del potere e occasione di comprensione e vera compassione. In questo senso la marginalità diventa una distanza che permette una prospettiva alternativa, grazie alla quale è ancora possibile cogliere il senso più profondo delle cose.

La dedica a Pierluigi Cappello e la misteriosa immagine di Guido Mencari raccontano lo spirito e la natura di un festival fragile e tenace, che si radica ai confini, dentro piccole comunità. Spazi umani in cui è ancora possibile farsi ambasciatori di una nuova vita e di un nuovo linguaggio, linfa che cresce in borghi abbandonati e si propaga attraverso le valli e i boschi di un paesaggio aspro e familiare. Proprio dal desiderio di ritagliarsi uno spazio e un tempo lontani dal rumore quotidiano, l’artista Lucia Mazzoncini ha ideato e ricamato un mantello trapuntato di stelle, installazione poetico-sonora che si sposterà insieme al festival. Una tenda indiana in cui le persone potranno accamparsi per restare in ascolto dei versi detti dalla voce registrata di Pierluigi Cappello. (altro…)

PoEstate Silva #4: Erminio Alberti, da ‘La vita, le gesta e la tragica morte di Serlone d’Altavilla detto Sarro’

 

VASSALLAGGIO

donna che il volto celate al suo sguardo
lasciate che Serlo vi possa omaggiare;
vi offre servigi, in onore egli soffre:

mai vidi le ginocchia sue toccare
terra e omaggiare alcun uomo potente;
forse al suo zio, null’altri: eppure

per voi in terra come biscia movrebbe.
Egli ha buon sangue, e illustri natali,
dai prodi daci la pianta discende:

se invero Sigfrido prese la bella
Brunilde, di Serlo parvenza avrebbe
il loro figlio. Le vesti più ricche

egli ha indossato, le donne di corte
tutte ha implorato perché cucissero
di oro e diamanti una tunica, che

davanti alla vostra bellezza possa
non sfigurare. Lasciate che giostri
sotto la vostra finestra! Che possa

mostrarvi coraggio e valore, come
è d’uso nella battaglia all’eroe:
ciò che vi è chiesto è solo uno sguardo

(e la sua vita sarà in mano vostra):

 

Pace sono le verdi colline che si stagliano
silenziose al sole gentile d’aprile

Pace gli orizzonti vasti
del mare verso il limine confine
del senza fine

Pace le grandi nubi che brucano come vacche grasse
l’erba fine delle stesse colline
e non è mai stasi, è sempre conflitto e scontro.
Ma sentendo il clangore che genera il logos
giunge all’animo Pace, nonostante le mani vogliano
impugnare di nuovo la Spada.

.

Erminio Alberti, La vita le gesta e la tragica morte di Serlone d’Altavilla detto Sarro, Samuele editore, 2018

PoEstate Silva #3: Beatrice Cristalli, da ‘Tre di uno’

 

Moto retrogrado

Te l’avevano detto
Di ritrovare il transito
Dal quale si salpa:
Il posto senza nominativo
E il tuo battito in un altro viaggio
Una volta sola basterà.
Amare una cometa, tra i rotoli di numeri:
Ma come si fa, a capire così
Bene e male
Le dita di Cesare Augusto
Che organizza il cuore per tutti.
Non per me?
Tu di qua, io di là,
Io come un titano esiliato
Con un sacchetto della spesa
Tra le dita che ricercano l’ironia,
Il solito scomodo volto del vuoto.
Ma proverò la verità come efficacia
– Basterà
A sorridere in un vivo mutismo

Non sarai mai il tempo di una cometa:
Vedo sempre poco pudore
Nelle partenze di chi non conosco
Perché nessuno, in effetti, ha richiamato il tempo
Le giustificazioni
E non è sintomo di maturità
Non è non è, ma vivi nelle parole
Quelle che ora aderiscono al solo suono.
Che quello che vedo negli occhi degli altri
Sia il vero
Io credo non possa – non deve –
Ripercorrere i corridoi di un romanzo.
Si incastra piano tra i ritorni di una poesia
E poi uno scatto all’aperto
Il sole dell’ateneo tra i rumori dei passi
Come tra le voci e le mie nuove rotte
Lasciano una scia, non una risposta
La stessa prima di ogni perché:
A nuovo e luce annodati
Pochi versi, senza verbo
Accolgo come la sabbia fresca
Delle ore contate.

Non preoccuparti se i segni non
Spariscono, sprezzanti
Non dicono
Intanto è già cambiato un codice
Lui che ha solo una funzione
Qualche senso sotto le carte:
Sapessi giocare, io.
Ci sono diagnosi che rimangono nell’aria
Parte nelle fibre una consumazione diversa
Come un raggio nello spazio;
Salgo allora su quella deriva
La cometa che arriva al contrario:
Quel momento che era già negli altri
Ma arriva sempre dopo e mai tardi.
Basterà (altro…)