Giorno: 20 luglio 2018

#Ostriritmi #secondastagione

Anche quest’anno il nostro blog ha ospitato una “stagione”, una seconda per l’esattezza, di «Ostri ritmi», rubrica a cura di Amalia Stulin, che ha visto protagonista la poesia slovena del Novecento e più contemporanea. Un percorso con, in primo piano, la scoperta di voci passate e presenti grazie alla traduzione in italiano, una scelta che la curatrice ha affrontato sempre con attenzione, andando a compiere una ricerca mai scontata, talvolta impervia − non pochi, infatti, gli autori “sperimentali” proposti quest’anno −, che tocca direzioni testuali differenti.

Vogliamo regalarvi un riepilogo in PDF di quest’annata 2017/2018: PDF Ostri Ritmi 2

E ringraziare Amalia Stulin per la costanza, l’impegno e la serietà della proposta.

la redazione

Anteprima: Roberto Maggiani, Angoli interni

Il volume sarà nelle librerie il prossimo 26 luglio 2018

Roberto Maggiani, Angoli interni. Prefazione di Roberto Deidier, Passigli Editori 2018

La raccolta più recente di Roberto Maggiani, Angoli interni, parte dalla constatazione, sedimentata nel tempo e gravida di conseguenze, che a essere messa nell’angolo è la diceria circa il mandato del poeta a farsi guida.
Messa nell’angolo, la poesia non rinuncia cionondimeno a ricercare, a esplorare campi di forze e luoghi di congiungimento e intersezione di punti, a tracciare linee, a raccogliere indizi, a misurare, a rilevare, come avviene nella poesia che dà il titolo alla raccolta, che i conti non tornano. Moti e azioni in tal senso vengono dispiegate proprio risalendo dagli Angoli interni.
Che cosa occorrerà intendere, allora, per «angoli interni»? Con buona approssimazione, a me pare che il nome indichi sia l’insieme dei dati sensibili ed empirici a disposizione, sia lo spazio che l’umano – pensiero carne ossa pulsioni – dilata e condensa in dialettica perenne, non di rado ironica (Invenzione) con il divino, o meglio, con i poli di causalità e casualità, cosmo e caos.
Cardine e motore sarà dunque l’apparente dualità di scienza e poesia, sintetizzata, come rivela il titolo della terza delle dodici sezioni che compongono il libro, dalla platonica (Simposio) immagine della mela, delle sue metà divise e dell’anelito a ricongiungerle, a ricongiungersi:

«Vado da Scienza e Poesia.
con una mela tra le mani divisa a metà –
è la mia offerta alla loro unione.»

L’umano – Homo, come recita il titolo della seconda sezione – è cacciatore e raccoglitore, la distanza con l’uomo del paleolitico sembra soltanto siderale. Il poeta misura – una manciata di minuti di una giornata di ventiquattro ore la presenza umana sul pianeta – e considera, accomuna, affianca negli affetti, come esprime limpidamente il testo, dedicato al nipote Pietro (al quale è intitolata, inoltre un’intera sezione, la settima) «e a suo nonno Nando», I tre cacciatori-raccoglitori.
Sintesi esemplare delle considerazioni circa distanze e affinità, dell’arco teso tra i segni sulle pitture rupestri e l’angolo nel quale sono stati scaraventati ragione e poesia, la scienza come la fede,  sono i versi conclusivi di Contatto a Canada Do Infierno: «A ben pensare – fuori di qui – / il delirio della modernità/ ha i tuoi geni.»
Fuori dall’illusione di essere vate, il poeta resta dentro la coscienza nell’oggi, consapevole di ieri e pensoso sul domani: «Rimango sulla roccia della storia/ esposto al vento delle possibilità/ mentre altrove si è ostaggi/ a un passo dalla morte»: le sezioni ottava e nona, Disinnesco e Fanatismo (da quest’ultima è tratta la poesia Oggi – non domani) declinano le possibilità di coscienza ed esistenza. Disinnescare bombe atomiche, anziché armarle: in questo si racchiude il senso del vivere dell’io, che proprio così si presenta.
La carrucola, titolo della decima sezione, è una sonora («cigola la carrucola») metafora dell’avvicendarsi di cicli e fasi.
Il titolo dell’undicesima, La disfatta, non lascia adito a dubbi circa l’affanno del mondo, il delirio della modernità; la disfatta, tuttavia, si evince proprio dal dato sensibile e la ricostruzione del ragionamento viene così, dalle ‘sensate esperienze’, restituita: «Dove s’addensa l’ombra/ si scolora la materia/ s’evince una disfatta.»
È proprio nella sezione conclusiva, La minestra, e nella poesia omonima, che la consapevolezza del ‘mestiere’ del poeta, a dispetto della dismissione delle illusioni o forse proprio grazie a una salutare indagine chiarificatrice, si esprime nella vivace similitudine dello chef: «Come uno chef/ raccoglie affétta e rimescola/ nature animali e vegetali/ nello spazio di una cucina/ così un poeta raccoglie/ tutto il Cosmo in un solo verso.»

© Anna Maria Curci

 

Invenzione

Oggi voglio usare l’intelligenza
per inventare qualcosa di mai visto
che lasci a bocca aperta e del quale si dica:
«Che ovvio, perché non ci ho pensato prima?»
Una favolosa idea nuova
che neppure io so da dove l’ho presa
da quale parte dell’intricata
rete di neuroni e sinapsi –
se tra i ricordi e le intuizioni. (altro…)

Ostri ritmi #19: Andrej Brvar

Ultimo appuntamento per questa stagione con la rubrica a cura di Amalia Stulin che presenta alcune valide voci della poesia slovena del novecento e odierna.

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Ana Rečnik

Zdaj nosim jaz njegove majice
in iz njegovih srajc sem si napravila robce
Najemnik pa kar naprej krade
kozarce za vlaganje metlo in vedro
in premog čeprav je pošprican z apnjačo
in lomi deske iz šupe
in meče kokoši na golšo in pravi da jih je kuga
in v goricah je marca porezal za polovnjak miškulanca
in jeseni je pol sadovnjaka zgnilo na dežju
in od nikoder ni požigalca
ali potresa da bi vse skupaj pogreznil v pekel
Je samo sin ki me vzame zraven tu in tam kakšno soboto
ko se zapeljeva gor za toliko
da sname očala da si natakne predpasnik
in se gre kakšni 2 uri kmeta

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Ana Rečnik

Ora porto io le sue magliette
e con le sue camicie mi sono fatta dei fazzoletti
E l’affittuario continua a rubare
i barattoli per le conserve la scopa e il secchio
e il carbone, sebbene sia spruzzato di calce
e rompe le assi della rimessa
e butta le galline sul gozzo e dice che è il contagio
e a marzo ha reciso sulle colline erbe miste in quantità
e in autunno mezzo frutteto è marcito nella pioggia
e non c’è mai un piromane
o un terremoto che spedisca tutto all’inferno
C’è solo mio figlio che ogni tanto di sabato mi prende con sè
quando saliamo abbastanza
perché si tolga gli occhiali perché si allacci il grembiule
e facciamo un 2 ore il contadino

*

Kunigundica na izletu

Rekla je da ni še jedla skuš
in porabila je celo škatlo aspirinov
ko je pisala po deblih
Ko pa smo prišli na jaso
je za hip obstala
bosa in s sandali v vrečki poleg šipka
in matjaž ni mogel več
in je pokleknil in ji rekel
ave maria gratia plena in tako dalje
Drugače tudi rada strelja in balina
in navadno zadržuje smeh tako
da misli na grobove

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La piccola Cunegonda in gita

Ha detto di non aver ancora mangiato sgombri
e ha usato un’intera scatola di aspirine
mentre scriveva sui tronchi
Ma quando siamo arrivati alla radura
per un istante si è bloccata
scalza e coi sandali nella cesta accanto a un mazzolino
e matjaž non ne poteva più
ed è caduto in ginocchio dicendole
ave maria gratia plena e così via
Le piace anche sparare e giocare alle bocce
e di solito trattiene il riso
pensando ai sepolcri.

* (altro…)