da ‘Mani rosa’ di Sabatina Napolitano. Inediti

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capita di sbagliare destino, a volte si può dimenticare un mare inventato, dimenticare persino il sole che entra dalle finestre:
puoi guardarti parlare, in piedi, immaginarti prima ancora di stringerti e
prima dell’assenza e del vuoto
anche quando non sei sola, leggi una poesia, c’è qualcosa che dice forse l’ultima posa dei corpi: quando ti tieni le dita e guardi fuori dalla finestra che cammini su scarpe alte e non sai che senti freddi i piedi:
poi seduta su una panchina respiro gli anni della distanza.

Li scrivi sulla pelle, e la vertigine rende vivo il momento che scrivo la prima ora del giorno, rende vivo il fatto che un poeta è morto e che passo la strada e aspetto il verde di una città fredda non da sola

poi imparo a trovare l’estate nelle lenzuola: mi guardi dietro gli occhiali e la felicità passa.

C’ero già stata qui, eravamo già passati insieme, nude braccia dita spoglie nella luce bianca sopra i ricordi, l’amore non è guerra, l’amore è un mestiere, mi hai insegnato a morire e vivere, senza te non conosco il peso dell’aria.

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si passano tanti anni a cercare i respiri e le radici, poi lui mi chiama e parliamo dei tagli del tempo, e l’entusiasmo sembra entrare di nascosto a rendere tutto un’occasione di poesia,

qualcuno ci ha letto la mano molto probabilmente in una pagina dove c’è scritto che sono stata già la tua donna, e allora si attende che il gioco della vita scopra ogni nuova occasione di innamorare il vuoto,

così la tua voce si fa chiara, come luce in anticipo, una profonda pretesa nei gesti vuoti e in quelli mancati.

Ho visto una meridiana al museo e mi sono convinta di imparare a contare le mie rughe con una meridiana, poi preparo dei biscotti: mi asciugo i capelli e nel soggiorno c’è un quadro con delle case, devo smettere di fumare, lo penso quando mi guardo allo specchio ci sono il tuo viso e il mio

in questa storia che si stende a tornare indietro mentre cerco sempre tra i cassetti cose nuove, come riempire le pagine e forse sei anche oggi come un grande nome che ha viaggiato come quando il lunedì svuoti gli armadi per trovare la tua camicia.

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non trovo più scale invisibili da salire. Se disegnare il tuo profilo nei giorni è facile, lo è di meno quando ti muovi e il tuo profilo tra le case
mi rende felice come quando riposi sulla mia spalla:

se le parole sono segnate da un volo, prima di riprenderti, oggi non fare tardi, cos’hai, non stancarti mai
è forse perché in un baule del tempo, è scivolata la polvere

vorrei incontrarti in anfiteatri di viaggi sospesi,
di un posto mio, mai occupato da qualche donna
sempre al punto di partenza
per farti sentire la mia lingua nella mente
che i giorni non si contano che si ripetono nel silenzio, costanti
quando mi guardi salire in settimane ad attenderti sempre
mentre cammini davanti a me
al punto di partenza c’è una foto allo specchio.

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con la penna puoi cambiare gli orizzonti, puoi cambiare il mio abito rosa se qualcuno ti tiene il nome puoi prenderlo dalle poesie che sembrano buone e invece dicono poco o quasi nulla. Cambierai la sete, per stradine delle città a chiedere quanto sono importanti i segni da percorrere quanto sono importanti le persone.

Lo facciamo tutti: per questo resteremo sedute mentre qualcuno canta. Con la penna si riempiono ore di buio, lo sappiamo che un bacio in strade che si incontrano d’estate è come dire scusa, ciao, posso, ancora

e siamo a riempire un misto di gioia come cresciuta da un fiume con pietre portate dai viaggi, passi scritti che non dici, ti aspetti di più

avevo un’amica col tuo nome, leggeva le pagine e diceva che nelle visioni non c’eravamo noi, non piangeva se non trovava più le vane pietre delle poesie, e non cercava più di vedere animali fortunati. Restano le gazze, una cucina su di un fiume, un piacere che riempie la bocca,
un piacere come una lunga passione di novembre, lunghi intervalli della passione, blu che torna a svegliarci prima dell’alba, lunghi intervalli delle mie dita sul tuo petto.

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sono tutti un regalo felice a restare dentro le radici, come nelle mani piene delle nonne, ci regaliamo ogni giorno ore di poesie che di notte i respiri sono segreti per cui donarsi un’altra poesia in un’occhiata credi che potrà abitare tutti i sensi

così il mio nome da poesie si riempie della voce nelle pagine: forse una voce che tu non vuoi incontrare ma non andrà via, siamo le uniche ad averne la chiave, la luce può trattenerci

un giorno forse diventerò sposa nel sonno, e come un uccello sentire nei miei seni qualcuno, tra i denti parentesi delle poesie non scritte;
mentre resto ferma e basta un solo gesto a dire d’essere vita: c’era una sola cosa che ho colto prima di te e che per te volevo vincere la parola poesia.

La parola poesia rinuncia sopra un tavolo, poi sotto il peso delle dita la tua voce si confonde in un vino, che le parole si fanno confuse,
come un segreto nascosto nei capelli, quando il silenzio degli anni si è unito alla sua pelle ma tu non lo dicevi perché la parola anima per te è legata ed è assoluta e verticale, non si può stendere nelle pagine
questa parola anima che dimentica gli ombelichi, non ci resta che amare per una promessa, non ci resta che raccoglierci tutte nelle promesse.

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ancora un segno fa passare questa voglia di unghie, ascolta le nostre menti giovani quando mi trovi mia, ti parlo lungo i nervi indosso il corpo

nelle mie lettere perché questo mio corpo che è tutto lo spazio e contiene le mie narici e le tue, c’è sempre qualcosa che può abitarti come un vizio, osare di risalire strade, sentieri e guardare invecchiare il segreto del pane,

o renderlo fertile, come dirtelo: che questo corpo vuole che tu lo conosca
il segreto del mio corpo che apre solo le tue finestre,
accorto per questo mio corpo dietro il tempo, che è tutto lo spazio e contiene le radici le tue e le mie.

Ma questo è solo un sogno visivo, poetico.
Forse il corpo può essere e appartenere a un futuro pieno di me.
Tutte le illusioni finiscono quando hai perso, che pensavo ci fosse una madre a scattarmi una foto, in una cucina del tempo. In realtà non esiste nulla di tutto questo.

Non esiste qualcuno che possa contenere il mare negli occhi, o che possa contenere proprio te, solo ed esclusivamente te, il respirare può rendere uguali come il perdere e il vincere, come il sentire, il promettere insieme al premere.

Premerti su di me, dovrebbe evitare qualsiasi poesia sugli specchi.
Anche godere dei respiri sulla pelle dovrebbe evitare
ogni possibile lotta, il desiderio allora non inizia e non finisce, come non manca il respiro, non manca l’onda dei tuoi passi.

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© Sabatina Napolitano

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