Damiano Sinfonico: tre poesie da “Lingualuce”

lingualuce

 

“Di che pianeta sei” mi fu chiesto
ad un tratto.
Eravamo divisi in squadre,
ognuna con un nome del sistema solare.
Ero in quella di Venere, ma “Terra”
risposi per depistarlo.
Nei suoi occhi passò un fiocco di stupore
e indietreggiò dolcemente, riversandosi nel suo anello.

 

Nelle biblioteche di provincia
la voce roca e cicalante
che da dietro uno scaffale
t’impiglia nel suo giro di spola
fra le chiacchiere quotidiane
fa mostra di tutta la polvere, l’opaco
che s’incrosta sulla lingualuce.

 

Ho percorso tante case,
una diversa dall’altra
e una uguale all’altra.
Non saprei dire che cos’è una casa:
è più grande di poche stanze
e più piccola di un’idea.
Ci è noto ogni particolare
le casse da cui soffia la musica
il colore della spugna per i piatti
da dove salgono i rumori del mattino.
Casa è dove abbiamo le ciabatte.

 

Damiano Sinfonico, Lingualuce, L’arcolaio, 2017

 

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