Giorno: 4 giugno 2018

Antiniska Pozzi, Tre poesie

Tre poesie da Amavo (una volta) un comunista di Antiniska Pozzi, vincitrice del Premio Beppe Salvia 2018, Opera Prima Inedita. La raccolta sarà pubblicata in autunno dalla casa editrice LietoColle.

 

Eri solo un ragazzo ricco
con il vizio del comunismo dichiarato
io ero solo la figlia
di un operaio deceduto
(e mi hai amata)
(e ti ho amato)
ci siamo consumati insieme
qualche centesimo di ingenuità
tu vedevi le strade come corde di violino
io pensavo a futuri
francamente impossibili
poi abbiamo sentito

un tonfo
morte teatrale
ma del resto non c’è altro tipo
di morte

ci penso ancora
alla tua stanza di adolescente atipico
ai ragni dalle zampe
infinite
nella casa del lago
probabilmente sono ancora lì
perché qualcosa che non finisse
doveva esserci

 

Nulla si cuoce sul ghiaccio
servono fiamme e tempo
ovvero
pericolo e attesa
un salto triplo
sui comodi acquisti

 

Cercami scomposta sul divano
le gambe buttate a caso
come in un dipinto di Picasso
le gambe che vorrebbero essere lunghe
vicine alla bocca
che non vorrebbe aprirsi

Cercami le mani sotto i piedi
o ferme sotto il seno
mi rivesto in quella pelle di bambina

Annodami una treccia
con le braccia
scopri che quando rido
la Via Lattea perde il suo ordine primigenio

Trovami su un letto di domenica
contami i nei che non mi hanno abbandonata
perdonami la schiena rigida
c’è ancora un posto
in fondo agli occhi bui

Ho il cuore sbiadito
stasera
stropicciamelo ancora un po’
ho battiti stanchi
anemici sentieri

la lotta l’ha gonfiato e ora
è come
un palloncino dopo qualche giorno
in un angolo della cameretta

Sedute le ragazze fuori dai caffè
hanno ciglia lunghe
e memoria corta
sono quasi bambine
ma non lo sanno
profumano di caffè e promesse (d’amore)
fumano e sognano
fingono mestieri
si prendono sul serio
ma sono così giuste
hanno pensieri lisci
e balsami sulla voce
si guardano a trapassare
mantengono il segreto

 

[selezione di Ilaria Grasso]

 

Variazioni sulla cenere, di Fabio Pusterla

v-s-c

Fabio Pusterla, Variazioni sulla cenere, Amos Edizioni, 2017, € 12,00

Diciannove poesie, divise in due sezioni: le dodici variazioni di Cenere, o terra e i sette movimenti di Brasé. Pubblicate a settembre del 2017 per le bellissime edizioni Amos, nella collana A27, le Variazioni sono dominate dal tema del fuoco («c’è brace, brace sotto questa cenere», p. 39). Ed è l’esperienza di vita a esserne il motore. Pusterla scrive in perfetta sintonia di mente e cuore, cerca ancora e trova – molto felicemente – parole scolpite nella compresenza di asprezza e luce, per riprendere il titolo di una precedente sua plaquette, uscita per Coup d’idée nel 2015.
«Cenere, o terra che secca si cavi / d’un color fòra col suo vestimento»: Dante, nel Purgatorio, per descrivere la veste dell’angelo sceglie questa metafora. Pusterla se ne innamora, colpito dall’emistichio iniziale, quel Cenere, o terra tanto potentemente smosso dalla virgola incastonata lì in mezzo. Parole che, isolate, assumono nella sua mente nuovi significati, che conducono ai quattro elementi: abbiamo il fuoco quindi, e la terra; poi ci sarà l’aria, ci sarà l’acqua. Queste dodici poesie, infatti, si legano in modo molto stretto ai quattordici frammenti usciti qualche tempo prima, nel marzo del 2016, per le altrettanto splendide edizioni di Carteggi Letterari: gli Ultimi cenni del custode delle acque.
Prestiamo orecchio in particolare all’inizio del quinto frammento di questi Cenni: «Non ti basta, lo so. Vorresti altro. / Non ti basta, fiume, il mio ascolto, / né ora per te è il momento di ascoltare». Sono i versi che ci introducono in Libellula gentile, il documentario che Francesco Ferri ha realizzato su di lui e sulla (non solo sua) poesia. Versi che all’inizio del film ci portano sulle acque dell’Adda, là dove tutto il “racconto” è partito, tra Canonica e Vaprio, tra le province di Bergamo e Milano, seguendo la suggestione offerta in quel periodo dalla “Casa del custode delle acque”.
Come e quanto compiutamente si comporranno alla fine i quattro elementi lo vedremo nel libro intitolato proprio Cenere, o terra, in uscita per Marcos y Marcos a settembre.
Per le Variazioni, il poeta, un po’ alla maniera dell’OuLiPo francese, ha scelto una contrainte, o meglio una serie di condizioni che si è voluto imporre per creare, per arrivare a risultato. Dodici sono le lettere che compongono “cenere, o terra”, dodici le poesie; dalla prima alla sesta di queste poesie la posizione dell’emistichio dantesco scende dal primo al sesto verso per poi risalire dalla settima alla dodicesima, fino a ritrovarsi nuovamente al primo verso nell’ultimo componimento. (altro…)