Giorno: 30 Mag 2018

Nader Ghazvinizadeh, Metropoli (nota di Sandro Abruzzese)

Metropoli di Nader Ghazvinizadeh (nota di Sandro Abruzzese)

Leggere Metropoli (edizioni cfr poiein), di Nader Ghazvinizadeh, è stato come essere per un attimo dentro e fuori al mondo contemporaneamente. Non è un caso. È lo sguardo spaesato e tuttavia completamente a fuoco di Nader a dare questa sensazione:

Hanno ancora chiuso il paese/ con le case rovesciate che tolgono i campi alla piazza/ porta di una pianura/ dove scomparivano le macchine agricole/ e appariva la cuoca con la testa di lepre

È questo suo mettere insieme luoghi e sagome, l’apparente confusione, che in realtà decifra il paesaggio urbano e rurale e ne percepisce il movimento, a descrivere e abbozzare la nuova forma del mondo circostante. La città e la pianura, i colli, Bologna o la bassa, in Nader sono continua fonte di impercettibili rilievi sulla via di una nuova ricerca di senso:

Saremo nuovi nella città/ in silenzio nel vento tra le case/ la vertigine nelle palazzine e l’esitazione/ la tua vecchia città non ha parole/ nello sguardo a vuoto del ristoratore/ la sera la stanchezza varrà come il bere/ tu non sei sabbia di mare, ma di fiume
Case canili, uomini muri, cingono la città di grano/ necropoli di fattori, anfiteatri cantieri/ uomini di calce, grembiuli furgoni/ le donne della città sempre impolverate Nel crocevia dei prati/ i piani intersecati agli orizzonti/ Galeazza, Camposanto, Palata, Bevilacqua/ lontano l’ultimo quartiere/ le mie decumane gelate come spiagge/ che hanno la piazza in mare/ come relitto in sacca la cattedrale/ vive di buio la luce greca, opale/ d’architravi l’avanguardia alle scale/ uomini argentati le periferie: armature.

C’è poi, nello scrittore bolognese, dell’etnografo, la consapevolezza che viviamo in una compresenza dei tempi, a cui egli risponde con una continua misurazione dello spazio, o con il lento incedere verso il perimetro e i confini di luoghi ormai adiacenti e sovrapposti. Emerge, così, il mondo di Ghazvinizadeh, in ciò che si compenetra e rimescola: i campi e la piazza, il Po e le golene, l’asfalto, i palazzi. È una tensione continua tra passato e presente.
Infine, c’è la vita in Nader Ghazvinizadeh, e forse le condizioni della sua esistenza hanno fatto di lui uno scrutatore in bilico sui suoi stessi margini.
Certo, il suo è lo sguardo di chi mette radici nella scrittura, e finisce per abitare nel suo stesso bisogno di orientarsi.
L’editore, il compianto Gianmario Lucini, ha scritto che questo suo atteggiamento, è di sicuro il motivo principale per cui vale la pena leggerlo e rileggerlo.

© Sandro Abruzzese

Caregiver Whisper 27

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)