Giorno: 29 Mag 2018

Helene Paraskeva, Inediti 2018

Helene Paraskeva, Inediti 2018

Costantinopoli

Istanbul, Istanbul!
Costantinopoli!
Con le scintille negli occhi
e le schegge nelle dita
per vederti, riconoscerti toccarti
by the seaside, by that shipwreck.
Con le ombre la nebbia
gioca a nascondino
e l’Arcipelago diviene adulto
a cavalcioni sui Dardanelli, qui.
Aristides astride on Bosphorus.
A Trebisonda, sul Mar Nero
e per Warhol Alessandro posa Magno.
Con le scintille negli occhi ardiamo
con le schegge nelle dita bussiamo
al portone grigioverde incatenato
e mendichiamo grazia e verità
sulle orme di Santa Sofia.

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La poesia come trasformazione alchemica. Intervista a Mariagiorgia Ulbar

La poesia come trasformazione alchemica
Un’intervista a Mariagiorgia Ulbar

Mariagiorgia Ulbar, Lighea, Elliot Edizioni, 2018

Ulbar, interrogo il tuo nuovo libro di poesie come fosse un oracolo: gli domando da dove iniziare questa intervista mentre col pollice della mano destra accarezzo il profilo dei fogli tagliati; lascio scorrere al tatto le pagine, poi apro a caso e leggo:

Iniziarono a parlare su uno stagno
dove lei poteva rotolarsi
e respirare
a filo d’acqua di giada ripiegata
e sotto toccava con la coda
il fondo di limaccia
che smagava la sua forza la prendeva come un pianto.

Lei è Lighea e dà il titolo alla raccolta. Lighea è la sirena protagonista di un racconto di Tomasi di Lampedusa – ho scoperto il riferimento alla fine della prima lettura, dopo aver attraversato questo tuo libro che a sua volta attraversava evocando luoghi cose sentimenti e persone: in chiusura, infatti, ci si imbatte in una tua breve nota, poche righe che mi è sembrato ricomponessero una piccola bussola tascabile con cui tornare indietro, ricominciare. Ho ricominciato e sono stato più attento – dalla seconda lettura è sempre così – ai dettagli del libro, le citazioni, i titoli delle sezioni in cui le poesie sono raggruppate, alla sensazione che un movimento naturale come una corrente mi portasse e alle domande che mi ponevo e che, in realtà, avrei dovuto porre (e ora, lettore privilegiato, pongo) a Te.
Dunque: Come arriva – o come rinasce (arriva o rinasce?) – Lighea nella tua poesia?

Lighea rinasce dall’acqua, da un colore, il verde-blu abissale che pennella il libro (io stessa mi sono accorta della preponderanza di questo colore solo alle riletture seguite a stesura e montaggio dell’intero libro). Sono le “verdinegras hondas” di Calderón de la Barca; Tomasi di Lampedusa è un punto in mezzo alla bolla d’acqua della mia memoria: un tempo lessi “La sirena”- il racconto mi era stato consigliato da un amico – e mi piacque quella figurina che spunta dal mare e scompare poco dopo e condiziona per sempre il sentimento del protagonista del racconto. Lighea ha attraversato gli anni come una figura di odore e luce per me, presente seppur scordata nell’abisso di altro venuto dopo – altre letture, altre storie, altri libri, altra esistenza – e ricomparsa paradossalmente in montagna, sui Sibillini, come soccorritrice. Lighea è riemersa per soccorso, soccorso di lingua, soccorso di immaginario, soccorso di simbolo. Ciò che dalla mia voce in versi si doveva sprigionare per mostrare indicare e dire ciò che registravo o presagivo necessitava del suo nome, della sua essenza non classificata. (altro…)