Giorno: 27 Mag 2018

I poeti della domenica #264: Giovanni Giudici, Eutanasia

Eutanasia

Ma non sarà così.
Un conto è scriverlo, un conto che sia vero.
Il trabiccolo che sul breve e basso orizzonte
Guardano alcuni meravigliati che arranca
S’infosserà lui pure in un punto qualsiasi.
Morto in Libia – dicevano.

Poco probabile che ci sarà dolore.
Non hai idea di cosa vuol dire
E se l’avessi – non è
Roba che si racconta.
Loro faranno tutt’al più una smorfia
Come a un ciclone molto lontano da qui.

Sì, c’è un personaggio femminile nella storia
Che dovrà pronunciare battute
Press’a poco di questo tenore – quante
Lacrime inutili, quando spaccarsi i nervi
Per cose già successe, nulla
Di nuovo.

Il maschio è meno drammatico.
Finalmente padrone di sé
Scoprendosi pancia e pace comunica
All’amico che ha fatto lo stesso sentiero:
È proprio vero, avevi ragione tu,
Fanfaluche.

da Il male dei creditori (Mondadori, 1977)

 

I poeti della domenica #263: Giovanni Giudici, Corpo

Corpo

Corpo – io non ignoro
la tua pietà.
Io – che senza posa esploro
il tuo pensarti e pensare.
E al fondo dell’immenso mare
paragono il tuo fondo:

quel che in te e di te
viaggia oltre questo apparente
esser fermo in un luogo o su un letto
e si modifica – sostanza del tuo aspetto
oltre questa apparente
tua identità.

Corpo – di odore e calore,
di fuoco, di luce e di vapore.
Corpo – votato alla cenere
e all’inconscienza solitaria di sé.
Tu che per darti non puoi non bruciarti.
Tu che non puoi aggrapparti all’attimo che ti ama.

Corpo – curiosità
animalmente inerme che si fruga
in un gioco di bambini fra le siepi.
Corpo – che in altro corpo si verifica
e in esso è bramoso di specchiarsi,
di stamparsi con un’impronta di tremore.

Corpo – chiusa monade
se spranghi le porte e finestre dei tuoi sensi.
Corpo – spogliato e illuminato.
Corpo – di luna e di sole.
Corpo – silenzioso e paziente.
Corpo – che nessuno sguardo ha ricordato.

Corpo – quando deborda
oltre gli stretti confini della mente
e naviga verso la sua propria distruzione.
E per un’ombra, una ruga minima sul ventre
o un tratto sgraziato del piede dichiara
la sua melanconia irrimediabile.

Corpo – offeso e adorabile.
O puro spirito.

da O beatrice (Mondadori, 1972)