Francesco Lorusso, Il secchio e lo specchio

Francesco Lorusso, Il secchio e lo specchio. Nota di Guido Oldani, Manni 2018

Il secchio e lo specchio, raccolta pubblicata nel marzo 2018, è una conferma della solidità del percorso poetico di Francesco Lorusso. Le cinque sezioni che la compongono – Il secchio e lo specchio, Sette interpunzioni strette, Erosioni marine, Bottino dei naviganti, Se torna il temporale – sono testimonianza di una cura anche nell’architettura di un’opera che già nel suo titolo scopre le carte: essa è giocata, infatti, sulla mescolanza di suoni contigui e sulla pluralità di significati, sul potere evocativo delle parole e, ancor prima, sulla loro capacità di farsi specchio – immagine riflessa, ma anche specchio ustorio – di un mondo da tempo ormai secchio, vale a dire portato di scorte e di scorie. Più riuscita appare l’espressione là dove allitterazioni, assonanze e richiami interni ed esterni trovano esito felice in un respiro del verso meno contratto dall’umor nero, più duraturo e universale pur nella constatazione, necessariamente malinconica, dell’avvenuta ovvero dell’imminente perdita, come avviene nel verso finale, nel magistrale endecasillabo del III componimento della prima sezione: «da una balbuzie digiuna e diversa» o nell’ossimoro rivelatore del VII componimento della stessa sezione: «dentro gli specchi doppi oramai grigi di luce».
Le cronache dell’oramai: questo potrebbe essere un sottotitolo alla raccolta, che, tuttavia, non di rado sa donare lucentezza, proprio per contrasto e per una sapiente composizione del contrasto, alla “parola alla deriva”. Sì, perché è chiaro, che è il logos, tutto parola e pensiero insieme, di cui si narrano naufragi, erosione, risucchiare di gorghi, impantanamenti in infida fanghiglia, sfracellarsi su scogli. Lo specchio contiene anche coscienza del rischio del narcisismo, o, per essere più precisi, del compiaciuto permanere tra le secche della fine. E su questo limite Il secchio e lo specchio di Francesco Lorusso sa conservare un suo equilibrio, delicato e allo stesso tempo allenato da un esercizio quotidiano di osservazione e riflessione.

© Anna Maria Curci

 

Rapsodie diffuse silenziano la notte
ti trascinano fuori dalle acque aperte
da questo fiato inceppato nell’onda.

Sono i corpi che muovono la paura
sul mare delle parole marchiate
da una balbuzie digiuna e diversa.

*

Se questo verde pieno è con le carte
come negli sgoccioli delle stagioni
a noi non è possibile saperlo, ma cede
appena una parte sui sibili e ne resta coperto

con un rovinoso flesso fatale e finissimo
o come quando si va via solamente seduti
dentro gli specchi doppi oramai grigi di luce
che sono simili alle grinze che ci cuce la sorte.

*

finalmente ha smesso adesso la pioggia sul presepio
mentre si sono fatti finemente pastelli i colori a noi
e una carezza di acqua bene ordinata che se ne scende
per le scale sussurrando lentamente le proprie voci
lontant sotto il passo perduto di tutti i vostri giochi

solo per liberare ancora il cielo ad altri rivoli di luce

*

Stasera raggiungo la vetta a stento
nella ruvida resa di questa discesa
a testa spiccata che aspetta dalla cresta
tutta la sua muta tangente di addii.

Ma tu sola sai come oramai stai
e sulle buone imperfezioni dei ruoli
prendono fiato dal mare i lunghi rinvii
con tutti i lidi assolati dal breve pensiero.

*

Cantano di una notte morente le sirene
e sui fogli inzuppati dei tuoi richiami
boccheggiano frasi secche ormai negate
con i calcoli che si spezzano come onde.

Ad ogni annuncio di grandi numeri tondi
sbiadiscono in un urto netto lettere e nomi
e la scena si affatica in un suono accorato
attratto dalle tavole di un drammatico fondale.

 

Francesco Lorusso è nato nel 1968 a Bari, dove vive. La prima pubblicazione di versi è del 2005 sulla rivista “Incroci”. Nel 2007 è uscita la raccolta Decodifiche, prefata da Flavio Ermini, e nel 2014 L’ufficio del personale, con introduzione di Daniele Maria Pegorari (La Vita Felice).

One comment

  1. Ringrazio Anna Maria Curci,

    che in ogni sua nota di lettura riesce sempre a far emergere gli elementi essenziali di un lavoro in versi.
    Sì, questo libro di poesie avrebbe potuto avere per sottotitolo “Le cronache dell’oramai”.

    Un ringraziamento anche Poetarum Silva che ha accolto, ancora una volta, la mia presenza sulle sue ” pagine”.

    Un saluto
    a tutti gli autori e lettori di questo blog.

    Francesco Lorusso

    Piace a 1 persona

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