Giorno: 9 maggio 2018

Gli autunnali

Chi ha amato la Jeanne Hebuterne cantata da Vinicio Capossela, può serenamente chiudere gli occhi e addentrarsi nel percorso emotivo che traccia il protagonista di questo bel romanzo di Luca Ricci. Roma Prati, uno scrittore pentito ma più probabilmente appassito nelle idee e nell’entusiasmo, sposato da anni con Sandra, una donna lucida e ancora avvenente,  rassegnata serenamente a una vita che va comunque avanti, ma anche questa “relazione” sembra non avere più linfa e si consuma appassita in incontri sempre più diradati, dove la comunicazione si limita ai saluti di circostanza, a qualche reazione più rassegnata che sorpresa a atteggiamenti fuori dall’ordinario e a una sessualità realizzata più per dovere e pietà se non per una affermazione di un ruolo a cui si tenta di rimanere aggrappati come una foglia a settembre. Rimangono alcune piccole e simboliche cerniere: parlare per esempio di Eyes wide shut per provare a definirne un senso, ma è più un ritornello, quasi una parola d’ordine nella cui risposta si prova a mantenere vivo uno scambio o il ricordo di esso. Un romanzo su una storia d’amore alla fine? No. Il titolo si presenta allettante e stimolante nel suo essere al plurale, perchè la metafora autunnale (avete presente Bandiera di Mario Lodi?) nel procedere della narrazione si applica non solo al protagonista e ai suoi rapporti con gli altri, ma a chiunque ci interagisca: l’amico Gittani per esempio che tenta di mantenere in vita il suo rapporto con la moglie malata terminale di cancro attraverso una relazione con la sua infermiera. Ma il fulcro attorno a cui si dipana il tutto è Jeanne, la compagna suicida di Modigliani, ossessione del nostro protagonista che legge in una sua fotografia la possibilità di una nuova linfa, fino a immaginarsi una storia d’amore ai limiti del paranormale e dello spiritismo e che tenta di realizzare nel rapporto con una sua apparente sosia, una cugina della moglie. Ma ogni autunno nel prepararci all’inverno ci toglie inesorabilmente qualcosa ed è difficile rassegnarsi all’idea che il ciclo delle stagioni in realtà non ci appartiene ed è sempre fatale il tentativo di applicarlo taumaturgicamente a un corpo, a una passione. Qualcosa sempre discorda e stride con le ambizioni e in questo romanzo, Roma l’eterna con i suoi rituali legati sempre più a un turismo aciclico, non aiuta. Gemma non è Jeanne, Sandra reagisce all’autunno cercando nuova linfa, aprendosi a un mondo da cui sembrava esclusa, Gittani chiude la sua relazione con l’infermiera al momento della morte della moglie, rassegnandosi così a un inverno definitivo. Il nostro protagonista no, insiste nella sua ossessione e da scrittore mancato ci sprofonda come trama di un romanzo che altro non è che l’illusione di una realtà che non può più esistere, perché già scritta, già ciclicamente passata e a nulla vale l’atto finale, perché “Non era già tutto scritto, questi rapporti, queste concatenazioni non esistono, le vedi solo tu“. Un romanzo, una storia, una narrazione è qualcosa di più dei suoi personaggi e a differenza delle stagioni, non può mai ricominciare da capo allo stesso modo, pur sostituendone i protagonisti.

Luca Ricci, Gli autunnali, La nave di Teseo, 2018

Caregiver Whisper 24

Mio padre Sebastiano è morto l’11 novembre 2016 per le conseguenze di un adenocarcinoma. A Lucia, mia madre, è stato diagnosticato nel 2014 il morbo di Alzheimer. Quando si è ammalato, mio padre ha iniziato a raccontarmi la sua vita mettendo, così, ordine anche tra le testimonianze confuse di mia madre. Lei ha disimparato cose elementari come vestirsi in modo corretto, lavarsi e mettere le cose in ordine. Io sono il suo caregiver. Come molti altri malati nelle sue condizioni, è spesso irascibile e aggressiva perché non ha più gli strumenti per decifrare cosa le succede intorno. In Caregiver Whisper racconto piccole storie di vita nella malattia, tra le mille difficoltà con cui mi sono dovuto misurare, il più delle volte da solo, e l’ironia che ci ha aiutato a non impazzire nei momenti più difficili. Questa rubrica è dedicata ai miei genitori, alle persone che mi sono state accanto in questo percorso e a chi si trova, come me, a guardare in faccia la realtà, cercando di elaborare un lutto che lutto ancora non è. (altro…)