Alfredo De Palchi: Ipotesi, Venerdì 13 e Regolare 13 (inedito)

Alfredo de Palchi, 1957 On the road Mississipi River (da http://www.alfredodepalchi.com)

IPOTESI, VENERDÌ 13 E REGOLARE 13
22- 31 agosto 2016

1
L’antropoide massa varia di razze, manie, sacrifici, capri espiatori e di altre norme disoneste immorali e illegali… si veste di nefande religioni colorate e culti per dare importanza al fondo inventivo da cui le azioni criminali si scambiano per giustizia divina… sacrificio che appare a pezzi nel tegame… perché non accadano disgrazie e sfortune… mania di sangue di capra sgozzata gettato contro i muri dell’ovile… animali vivi d’ogni categoria domestica spinti dentro vulcani… perché non l’antropoide che gode del malefico?… I luoghi diffusi di lordura… di colpevolezza religiosa… di torture… luoghi dove specularmente il venerdì 13 significa disgrazia sfortuna e maleficio… altrove il numero 13 non esiste per non influire una forza immaginata a scadere di venerdì 13… portatore di disastri, miserie e gravi sfortune…

2
con variazioni astrologiche fuori corso si spiega che mia madre futura che nasce il 13 dicembre era già stata scelta scellerata nella pancia di sua madre… si spiega che conoscendo a 13 anni il coetaneo di 13 anni mio futuro padre percorre la strada contraria… si spiega che io per nascere di venerdì 13 dicembre da una ventitreenne sagittario sono il singolare esempio di sagittario dell’infelicità… non si spiega che io sagittario con mia mami ritenga una fortuna che il padre si nasconda nelle mutande della propria madre… non si spiega che io illegittimo non grida e non pianga alla luce… per scaramanzia contraria mia madre mai tocca il ferro del letto o il tavolo di legno…

3
con la madre il 13 luglio 1936 visito Venezia che rimane la mia amata città in festa di bandiere banderuole canali vaporetti gondole gatti stupendi e gabbiani… il 13 dicembre 1939 a 13 anni abbandono lo studio della musica classica… il 13 dicembre 1944 vedo a terra il corpo di una spia triplogiochista sommariamente fucilata nell’oscurità a pochi passi dal fornaio che fuma alla porta… il 13 giugno 1945 la Corte d’Assise di Verona mi condanna all’ergastolo per aver accidentalmente visto la spia morta dopo l’esecuzione sommaria… il 13 settembre 1945 il mio sbarco è benvenuto dai prigionieri politici nel penitenziario di Procida… il 13 maggio 1946 incontro con amicizia il nuovo arrivato giovane ufficiale dell’esercito Ennio Contini poeta e mio maestro futuro… il 13 novembre 1946 la Corte d’Assise di Vicenza mi diminuisce la condanna a trent’anni… il 13 dicembre 1946 a Poggioreale di Napoli con un mozzicone di matita graffio sull’intonaco delle pareti della cella i miei primi versi… il 13 febbraio 1947 inizio a scrivere poesia su quaderni a righe… anni dopo la scarcerazione da Procida del Maresciallo Graziani, Junio Valerio Borghese, generali e gerarchi, il 13 giugno 1951 la legge mi mette in mezzo la strada…

4
da pochi giorni in Francia crollo fisicamente e psicologicamente… con fatica e delusione mi sfiacco per vie ignote finché mi sorprendo sulla riva sinistra della Senna con l’Isle de France… in questo geografico luogo crollo nell’acqua il 13 novembre 1951 per uscirne con pensieri mai più tragici… istantaneamente mi trovo guarito… assistito dall’avvocato ebreo Leon Alexander e difeso dall’avvocato Alfredo De Marsico la Corte d’Assise di Venezia revisiona il processo del 1945 a Verona e mi scagiona da ogni colpa il 13 marzo 1955… I sei anni di prigionia politica mi rimangono addosso scompensati… il 13 ottobre 1956 poche ore dopo il mio arrivo via mare a New York il 12, festa di Cristoforo Colombo scopritore dell’America, Manhattan mi accoglie nelle sue vie… il triste destino dell’Italia amata è distante dalle mie spalle di esule…

5
luoghi e comunità per scaramanzia evitano di numerare 13 un’abitazione e negli ascensori il piano di fermata… disgraziato è l’antropoide che nasce di venerdì 13 in una famiglia che non trascura il numero barbarico della scongiura contro il malefico ignoto… ciò che si ignora è il male della cultura religiosa… liberami dal male…

6
che dire di me, malefico metafisico?… nato di venerdì 13 non reggo il destino sulla scaramanzia… non cerco ferro o legno da toccare con nocche a pugno per scongiuro… che l’evoluzione s’interrompa accomodando accidentalità e colmando l’inefficienza del nulla?… non è il venerdì 13 o il semplice numero la sfortuna ma la disarmonia sgradevole dell’ignoranza…

7
ad ogni venerdì 13 inizia l’esito delle masse per tre giorni di fatica ingombrando autostrade laghi colline e spiagge… appaiono metafisiche alla De Chirico le piazze e abbandonate a cani e gatti chiusi fuori dall’abitazione le vie… masse più da odiare che da denigrare come denigro io che amo la vuotaggine delle città quando pago fatture evitando la truffa della banca… a casa non smetto di amare da carnivoro mia moglie… anche al ristorante non smetto di amare rispettosamente la fauna perché non ne mangio… nell’annuale 13 dicembre la famiglia onora il mio compleanno e l’onomastico di Lucia, la cristiana orba che porta regali, meraviglia infantile di giocattoli…

8
il 13 novembre 2008 la potenza del mio cuore aperto è decisa dall’augure della chirurgia… con mani destre estrae un malaugurio per innestare una valvola di maiale che non avrei accettato da sveglio… la scelta della valvola o del silenzio era un intuito scientifico dell’augure… da anni il sangue mi gorgoglia alla gola e mi sgorga puntuale dal naso ogni mattina… il mio cuore è sconvolto dal cuore del maiale…

9
al 13 d’ogni mese masse di antropoidi sul pianeta non fanno altro che scongiuri… chi si fa il segno della croce, chi tocca ferro e legno durante la giornata. Chi tranquillizza dio offrendogli sgozzamenti di capre e capretti, di pecore e agnelli, animali placidi e incolpevoli… avrebbe senso se sgozzassero i propri figli colpevoli quanto i padri… e senza sapere che morbo malefico che tragedia che disgrazia che sfortuna contenga questo numero… forse il numero arabo 13 nella mente primitiva possiede le ignobili truffe dei non sumeri… fare corna con l’indice e il mignolo, come scongiuro, è un cocente concetto visuale per tutto prevenire…

10
maligno e malefico spirito percepito nell’espansione del pianeta è irrealtà viva dai primordi solo nella calotta della massa antropoide… maligno e malefico è l’antropoide stesso ignorante del suo stato radicato nell’eterna paura… sgraziare il pianeta di scongiuri sul numero 13 malefico?… in quel numero sfortuna e altro mai da considerare uno scongiuro… sagittario di un raro venerdì 13 dicembre, da un tributario a un altro, in una casa sulla riva di un fiumicello, le sfortune pure quelle in avvenire, la scorrevole acqua limpida le bagna in fortune da tributario a tributario fino all’Adige che le versa nel mare… l’indistruttibile essenza positiva trasforma ogni sfortuna in fortuna… venerdì 13 maggio 2016 l’oncologo mi annuncia il miracolo… il linfoma non aumenta né diminuisce… zero… sì

© Alfredo de Palchi

Come precisa Alfredo de Palchi nel messaggio che ha accompagnato l’invio degli inediti, Ipotesi, venerdì 13 e regolare 13 è un poemetto “di poesia in prosa” che fa parte della raccolta inedita Eventi terminali. Ad Alfredo de Palchi va la nostra riconoscenza per aver reso possibile la pubblicazione di questi testi (Anna Maria Curci e Fabio Michieli per la redazione di Poetarum Silva).

2 comments

  1. La sensazione di essere quell’ignorante antropoide davvero mi accomuna.
    Mi accomuna allo sgomento.
    Al prima, al dopo guerra. Mi accomuna nella pace postuma, e nella duratura dittatura tecnologica.

    Questa ombra fossile assale.

    Ho lo sgomento dei limiti oltrepassati,
    lo sgomento di mani sepolte
    ho lo sgomento della stasi.

    Riconoscersi per pochi limiti ancora ed avere l’anima a folle.

    E nel pensiero le ingiurie non passano mai,
    lì ancora, ancora mi fingo.

    un omaggio ad Alfredo de Palchi
    (Ringrazio e abbraccio i redattori di Poetarum)

    Grazie.

    Piace a 1 persona

  2. Ricevo da Alfredo de Palchi questo messaggio, che pubblico, tornando a ringraziarlo, ora non solo per la forza e la bellezza graffiante dei suoi inediti, ma anche per la pro-vocazione della sua scrittura, in più di un contesto. Leggo il suo commento come una chiara presa di posizione dinanzi al fenomeno, di cui mi è capitato di parlare qualche giorno fa, della riduzione del dibattito in rete su testi e fenomeni letterari a un semplice segno – da una a cinque stellette – di passaggio. Leggo inoltre il suo commento come un segno di riconoscente stupore dinanzi a chi – Alfredo de Palchi si riferisce alla reazione di Mauro Pierno, che ringrazio – allo stupore non teme di dare voce. Grazie, con forza, ad Alfredo de Palchi.
    Anna Maria Curci

    «Dopo dieci giorni di onore su Poetarum Silva che ospita la mia “Ipotesi” non c’è febbre primaverile. . . Mi chiamassi Castracani Sbuffone Smussato Spellagatte ci sarebbe più d\i un mi piace, di un non mi piace e di un commento. Che debba inventarmi un nome d’arte schifoso per far notare un mio scritto? La realtà, non quella mia, è chiara, chi scrive versi preferisce produrre pappa masticata digerita per sette secoli rigurgitata da sembrare un falso rutto del maestro Francesco P.
    Invece, quasi novantaduenne, apprezzo la sorpresa di Mauro Pierno mai incontrato in persona. Grazie Mauro per il tuo omaggio, grazie per il tuo sgomento nei versi, grazie per scatenarmi le quasi novantaduenni gambe sgangherate. E con gratitudine ringrazio e abbraccio la redazione di Poetarum Silva.»
    Alfredo de Palchi

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