Giorno: 13 aprile 2018

A mare Firenze

Ho letto con piacere questo libro del giornalista e scrittore Simone Innocenti anche perché si inserisce perfettamente in un percorso analitico che avevo iniziato a definire in relazione al rapporto tra la città di Firenze e le acque non solo nel “difendere” il senso dei gommoni su Palazzo Strozzi del discusso Ai Weiwei, ma soprattutto in continuità con il bel lavoro di Simona Baldanzi. Se nel caso del cammino di Simona, una volta arrivata a Firenze prosegue lungo il suo Arno fino alle foci nei pressi di Pisa (città che almeno da qui, sembra aver perso il suo rapporto con le acque), in questo caso l’altrettanto bel lavoro di Simone Innocenti esplora Firenze alla ricerca di quelle tracce dimenticate o rimosse di una città che con le acque, salate o meno, ha sempre convissuto. Confesso subito che provo spesso un po’ di prurito quando “sniffo” aria di campanilismo, ma in questo caso, pur essendo palese e finemente esibita la fiorentinità dell’autore, è assolutamente vero che la sua presenza nel narrare ci conduce dentro una Firenze che può anche “deludere” perché “elude” il suo rapporto con il “museale”, con il cielo dei terrazzi e la sporgenza terrosa dei bugnati, per calarsi nella città reale, quella delle storie piccole, quotidiane, attraverso lo scorrere acqueo dei marciapiedi, dei muri, delle finestre. Diciamo pure che per questa navigazione Innocenti si presenta come il migliore dei timonieri arrivando a proporre un lavoro assolutamente preciso e accurato. L’impressione che salta subito agli occhi è che in questo lavoro, a differenza dello scritto “politico” e militante della Baldanzi, la ricerca di Innocenti (che ricordiamolo è innanzitutto un giornalista) sia più tesa al rimettere assieme tutti quei frammenti che si sono dispersi nella crescita di una città che ricorda se stessa solo per cartoline e mai per esperienza vissuta. Firenze Mare è il lavoro di un “cittadino” che ricostruisce attraverso una memoria culturale e popolare una nuova interpretazione per una città complessa come Firenze.
Torniamo però al principio, perché ho veramente letto con piacere questo testo che riesce a presentarsi non come l’ennesima nuova Guida ai misteri di Firenze, ma cerca stimoli, tracce, indizi della suggestiva ipotesi dell’essenza marina di Firenze, non solo tra strade, canti e ponti ma anche nella tradizione culturale di una città che è stata veramente “attraversata” per secoli, e il libro in questo senso si presenta come un mappa letteraria in cui ogni angolo sembra essere stato tracciato, narrato, descritto da chi inconsciamente sperava di trovare il mare dietro ogni piega di strada. Ecco questo libro può essere una lezione per noi profani, viaggiatori, immigrati, viaggiatori, turisti a cui Firenze ancora resta come una città di pietra, le cui strade sembrano intagliate e scavate. Ecco, ci dobbiamo arrendere a questa nuova sana liquida percezione che non è solo un modo di mostrare “affetto” al luogo in cui il narratore è cresciuto, ma anche una lettura che dovrebbe fare aprire occhi e orecchie a chi “usa” una città solo sulla base della certezza di un cammino saldo su pietre e senza il coraggio invece di provare ad attraversarla bagnandosene.

Simone Innocenti, Firenze mare,  Giulio Perrone editore 2017

© Iacopo Ninni

Alfredo De Palchi: Ipotesi, Venerdì 13 e Regolare 13 (inedito)

Alfredo de Palchi, 1957 On the road Mississipi River (da http://www.alfredodepalchi.com)

IPOTESI, VENERDÌ 13 E REGOLARE 13
22- 31 agosto 2016

1
L’antropoide massa varia di razze, manie, sacrifici, capri espiatori e di altre norme disoneste immorali e illegali… si veste di nefande religioni colorate e culti per dare importanza al fondo inventivo da cui le azioni criminali si scambiano per giustizia divina… sacrificio che appare a pezzi nel tegame… perché non accadano disgrazie e sfortune… mania di sangue di capra sgozzata gettato contro i muri dell’ovile… animali vivi d’ogni categoria domestica spinti dentro vulcani… perché non l’antropoide che gode del malefico?… I luoghi diffusi di lordura… di colpevolezza religiosa… di torture… luoghi dove specularmente il venerdì 13 significa disgrazia sfortuna e maleficio… altrove il numero 13 non esiste per non influire una forza immaginata a scadere di venerdì 13… portatore di disastri, miserie e gravi sfortune…

2
con variazioni astrologiche fuori corso si spiega che mia madre futura che nasce il 13 dicembre era già stata scelta scellerata nella pancia di sua madre… si spiega che conoscendo a 13 anni il coetaneo di 13 anni mio futuro padre percorre la strada contraria… si spiega che io per nascere di venerdì 13 dicembre da una ventitreenne sagittario sono il singolare esempio di sagittario dell’infelicità… non si spiega che io sagittario con mia mami ritenga una fortuna che il padre si nasconda nelle mutande della propria madre… non si spiega che io illegittimo non grida e non pianga alla luce… per scaramanzia contraria mia madre mai tocca il ferro del letto o il tavolo di legno…

3
con la madre il 13 luglio 1936 visito Venezia che rimane la mia amata città in festa di bandiere banderuole canali vaporetti gondole gatti stupendi e gabbiani… il 13 dicembre 1939 a 13 anni abbandono lo studio della musica classica… il 13 dicembre 1944 vedo a terra il corpo di una spia triplogiochista sommariamente fucilata nell’oscurità a pochi passi dal fornaio che fuma alla porta… il 13 giugno 1945 la Corte d’Assise di Verona mi condanna all’ergastolo per aver accidentalmente visto la spia morta dopo l’esecuzione sommaria… il 13 settembre 1945 il mio sbarco è benvenuto dai prigionieri politici nel penitenziario di Procida… il 13 maggio 1946 incontro con amicizia il nuovo arrivato giovane ufficiale dell’esercito Ennio Contini poeta e mio maestro futuro… il 13 novembre 1946 la Corte d’Assise di Vicenza mi diminuisce la condanna a trent’anni… il 13 dicembre 1946 a Poggioreale di Napoli con un mozzicone di matita graffio sull’intonaco delle pareti della cella i miei primi versi… il 13 febbraio 1947 inizio a scrivere poesia su quaderni a righe… anni dopo la scarcerazione da Procida del Maresciallo Graziani, Junio Valerio Borghese, generali e gerarchi, il 13 giugno 1951 la legge mi mette in mezzo la strada… (altro…)