Giorno: 1 aprile 2018

Carlo Betocchi, Per Pasqua

Per Pasqua: auguri a un poeta

a Giorgio Caproni

Giorgio, quante croci sui monti, quante,
fatte d’un po’ di tutto, di filagne
che inclinate si spaccano, di scarti,

ma croci che respirano nell’aria,
in vetta alle colline, dove i poveri
hanno anch’essi un colore d’azzurro,

la simile cred’io l’ebbe Gesù,
non già di prima scelta, rimediata
tra’ rimasugli d’un antro artigiano,

commessa con cavicchi raccattati,
eppure estrosa, ed alta, ed indomabile
e tentennante com’è la miseria:

ecco la nostra Pasqua onde ti manda
il mio libero cuore quest’auguri
pensando che non è per l’occasione

ma per quella di sempre, che si salva
dalle occasioni, del cuor che non soffre
che del non amare, e sempre sta in croce

con un cartiglio fradicio che in vetta
dice: È un poveraccio, questi che vuole
ciò che il mondo non vuole, solo amore.

 

© Carlo Betocchi

(da L’Estate di San Martino, 1961)

‘La Risurrezione’ di Alessandro Manzoni. Nota critica di Chiara Pini

Autografo della Risurrezione in Immagini della vita e dei tempi di Alessandro Manzoni, raccolte e illustrate da Marino Parenti, Firenze, Sansoni, 1973, p. 84.

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È risorto: or come a morte
La sua preda fu ritolta?
Come ha vinte l’atre porte,
Come è salvo un’altra volta
Quei che giacque in forza altrui?
Io lo giuro per Colui
Che da’ morti il suscitò.

È risorto: il capo santo
Più non posa nel sudario
È risorto: dall’un canto
Dell’avello solitario
Sta il coperchio rovesciato:
Come un forte inebbriato
Il Signor si risvegliò.

….Come a mezzo del cammino,
Riposato alla foresta,
Si risente il pellegrino,
E si scote dalla testa
Una foglia inaridita,
Che dal ramo dipartita,
Lenta lenta vi risté:

….Tale il marmo inoperoso,
Che premea l’arca scavata,
Gittò via quel Vigoroso,
Quando l’anima tornata
Dalla squallida vallea,
Al Divino che tacea:
Sorgi, disse, io son con Te.

….Che parola si diffuse
Tra i sopiti d’Israele!
Il Signor le porte ha schiuse!
Il Signor, I’Emmanuele!
O sopiti in aspettando,
È finito il vostro bando:
Egli è desso, il Redentor.

….Pria di Lui nel regno eterno
Che mortal sarebbe asceso?
A rapirvi al muto inferno,
Vecchi padri, Egli è disceso;
Il sospir del tempo antico,
Il terror dell’inimico,
Il promesso Vincitor.

….Ai mirabili Veggenti,
Che narrarono il futuro
Come il padre ai figli intenti
Narra i casi che già furo,
Si mostrò quel sommo Sole
Che, parlando in lor parole,
Alla terra Iddio giurò;

….Quando Aggeo, quando Isaia
Mallevaro al mondo intero
Che il Bramato un dì verria,
Quando, assorto in suo pensiero,
Lesse i giorni numerati,
E degli anni ancor non nati
Daniel si ricordò.

….Era l’alba; e molli il viso
Maddalena e l’altre donne
Fean lamento sull’Ucciso;
Ecco tutta di Sionne
Si commosse la pendice,
E la scolta insultatrice
Di spavento tramortì.

….Un estranio giovinetto
Si posò sul monumento:
Era folgore l’aspetto,
Era neve il vestimento:
Alla mesta che ‘l richiese
Diè risposta quel cortese:
È risorto; non è qui.

….Via co’ palii disadorni
Lo squallor della viola:
L’oro usato a splender torni:
Sacerdote, in bianca stola,
Esci ai grandi ministeri,
Tra la luce de’ doppieri,
Il Risorto ad annunziar.

….Dall’altar si mosse un grido:
Godi, o Donna alma del cielo;
Godi; il Dio cui fosti nido
A vestirsi il nostro velo,
È risorto, come il disse:
Per noi prega: Egli prescrisse,
Che sia legge il tuo pregar.

….O fratelli, il santo rito
Sol di gaudio oggi ragiona;
Oggi è giorno di convito;
Oggi esulta ogni persona:
Non è madre che sia schiva
Della spoglia più festiva
I suoi bamboli vestir.

….Sia frugal del ricco il pasto;
Ogni mensa abbia i suoi doni;
E il tesor negato al fasto
Di superbe imbandigioni,
Scorra amico all’umil tetto,
Faccia il desco poveretto
Più ridente oggi apparir.

….Lunge il grido e la tempesta
De’ tripudi inverecondi:
L’allegrezza non è questa
Di che i giusti son giocondi;
Ma pacata in suo contegno,
Ma celeste, come segno
Della gioia che verrà.

….Oh beati! a lor più bello
Spunta il sol de’ giorni santi;
Ma che fia di chi rubello
Torse, ahi stolto! i passi erranti
Nel sentier che a morte guida?
Nel Signor chi si confida
Col Signor risorgerà.

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La Risurrezione, pur non risultando tale nella raccolta degli Inni Sacri, per stesura, è il primo fra tutti ed è datato 23 giugno 1812. Di questo aspetto si era già accennato in occasione de Il Natale e Il Natale 1833: cronache di vita familiare di Alessandro Manzoni (qui), ma è utile ricordarlo per sottolineare il tratto distintivo con cui Alessandro Manzoni aderisce al cattolicesimo. La datazione de La Risurrezione ci suggerisce un percorso d’indagine svincolato da circostanze di tempi liturgici: Manzoni con afflato gioioso abbraccia il mistero più grande del cristianesimo e lo fa senza esitazioni, con l’entusiasmo della scoperta. In molta critica, soprattutto scolastica, si è sempre parlato di conversione del Manzoni, travisando il significato del termine. Alessandro, al contrario della moglie Henriette, nonostante la compiacenza per le prime nozze celebrate con rito calvinista, non proveniva da altra religione. Egli fu, fin da bambino, educato e cresciuto, almeno nella forma, secondo gli insegnamenti della morale cattolica, impartiti in Collegio dai padri somaschi e in casa dal Conte Pietro Manzoni. Per questo motivo risulta maggiormente pertinente parlare di adesione consapevole alla religione cristiana, anziché di conversione. E attraverso questo inno Alessandro lo fa con totale entusiasmo: sembra comprendere che aderire alla fede cattolica non sia sofferenza e dolore, bensì gioia condivisa. Manzoni annuncia egli stesso la risurrezione di Cristo; lo fa con lo stupore di chi proclama la scoperta: «È risorto…, È risorto», e ancora, «È risorto», ripete per tre volte, lo giura e ne porta le prove con l’eccezionalità di un sudario senza corpo e di un sepolcro miracolosamente rimosso in un inno di luce e di levità. «È risorto», è un annuncio anaforicamente ripreso da «Che parola si diffus / tra i sopiti di Israele»: urla la sua gioia Alessandro e ricorre alla similitudine delle strofe tre e quattro per convincere un più vasto pubblico, per svegliare le menti annebbiate. In tutto l’Inno assai complesso è il gioco degli aspetti verbali che l’autore orchestra con mirabile maestria: passato, presente e futuro s’intersecano, si confrontano e si fondono nella realizzazione di un evento che, seppur atteso, sembrava solo tensione. Eppure è realtà, qui, ora, per sempre. (altro…)