Giorno: 23 marzo 2018

Luca Salvatore, poesie da Terra merita

Matera (foto di Antonio Zanza)

Terra dei vivi

«Chi ha coglionato
la terra dei vivi
non potrà anche
coglionare quella
dei morti?».
E cosí l’eroe
col mantello di lana
e la porpora, prese
una lampada, e iniziò
a scendere una
rampa di scale
dietro l’altra dietro
l’altra dietro
l’altra.

Le scende ancora.

[Matera, 24 settembre 2016]

 

In cielo, in terra

Io sono terra
appena accennata.
Tu cielo stellato.
E non si fa cosa
in terra che non sia
stata prima scritta
in cielo. Ma un
segno in cielo
è la Sperpètua
in terra.

Meglio, allora,
per mare cercare altro
termine raro.

[Matera, 21 agosto 2016].

 

Le parole che scrivo

Lo vedi anche tu,
le parole che scrivo
devono avermi migliorato
la vita, se dallo scranno
di pietra, ora l’occhio
va raso raso la terra,
e non fugge via.

[Matera, 29 agosto 2016].

 

E la terra trema

Lasciatemi pure
qui. Ora che la terra
è terra tutt’intorno,
i miei piedi c’andranno
da soli, come una vela
di stuoie attaccata
a una carriola e
due bastoni.

[Matera, 24 agosto 2016].

 

Terra dei cumuli e delle ombre

«Per l’uomo l’essere
supremo è l’uomo»,
dice Feuerbach.
«Soltanto adesso
l’uomo è trovato»,
obietta Bauer. Bene.
Andò a rimirare
piú da presso
quest’essere supremo
e questo ritrovamento.
Era
già freddo.

[Matera, 24 agosto 2016].

Ostri ritmi #15: Barbara Korun

 

Buče!
Velike, okrogle, zlate!
Brez števila!
Polje buč!
V mehkem zavoju se dvignejo predme, nenadno, ogromne. Od horizonta do horizonta same buče. Stebličevje in listje na polju posušeno v bakrene čipke, krhke, filigranske. In med njimi sij zlatih buč.

Ta svetloba! Kot bi božala, kot bi žarki res imeli mehke dlani in v luči dotik. Svetloba boža buče, buče božajo oči, oči zibajo dušo.

Na robu horizonta dve postavi, otovorjeni s škafi, košarami, cekarji, cajnami, gajbicami. Tako majhni, tako nebogljeni pred mogočnimi bučami, pred razsipajočim se zlatom obstaneta,
začudeni,

prevzeti.

.

Zucche!
Grandi, tonde, dorate!
Infinite!
Un campo di zucche!
All’improvviso si stagliano davanti a me in una dolce curva, enormi. Da orizzonte a orizzonte solo zucche. Ramoscelli e foglie rinsecchiti sul campo come merletti di rame, fragili, preziosi. E in mezzo il chiarore di zucche d’oro.

Questa luminescenza! Come se carezzasse, come se i raggi avessero davvero palmi morbidi e il tocco nella luce. La luce carezza le zucche, le zucche carezzano gli occhi, gli occhi cullano l’anima.

Sul limite dell’orizzonte due figure, carichi di tinozze, ceste, panieri, cesti, cassette. Così piccoli, così deboli davanti alle massicce zucche, si fermano davanti all’oro dirompente,
incantati,

scossi.

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