Giorno: 16 marzo 2018

Inediti di Mauro Barbetti

ASCISSE

Di quei paradisi
rosi dentro
rasi all’orlo
presi all’incarto
e senza incanto resi
Non per me
s’infiamma il giorno
diversa chiesa conforta
e laica preghiera
con versi stentati
a definirci l’attesa
S’incrina l’asse
su cui tutto giace
inclina al viola
là dove tace
all’imbrunire
la bruma odierna
e sfuma in notte
Dopo di che
non resta sulla porta
che poco più
di un’ombra astrale
e brevi scale
e ascisse a misurare
il rapporto tra una vita
ed il suo perdurare

 

PADRE

Sei del sasso a fine corsa
il fermo transito che è stato
vicenda che non dà misura
di traiettoria occorsa o distanza
ma di quel niente che perdura
nella vita quotidiana
in cui persa come tutti la partita
ti si è diradato il nome
dentro il fiato in lontananza

 

CONFRONTO PRIVATO

Ne convieni
Ci si ritrova per minimi pensieri
qui dove è tardi per nuovi schemi
e il meridiano è già ieri

Eri e sei
a te m’annoda
la vena al braccio
che ti preme contro a sera
lo sfilaccio d’affetto
che lieve approda
sebbene ancora insieme
a silenzi riservati
di paludi stigie

Vige tra noi
la stessa sintassi e struttura
le stesse pause
nei ritmi sonno-veglia
gli stessi passi
a rimbalzo di parete
non più i voli
non l’altura
Solo eroica resistenza

Presenza è la morte
che compare a volte
in un confronto privato
ove non può toglierci
che uno scampolo di tempo oltre
srotolato a definirsi altrove
Non ciò che è già realizzato
o che si porta a resoconto

Affronto il lento compiersi
ma tu sappi
che lieto è stato
il cammino con te
a me
che ho lasciato un fagotto
nel portico di sotto
come a dirti
di non dimenticare (altro…)

Andrea Pomella, Anni luce (rec. di R. Calvanese)

Andrea Pomella, Anni Luce, Add editore, 2018

Le nostre valigie logore stavano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevano altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importa, la strada è vita.

Un’estate di fine anni ’90 mi ritrovai tra le mani il capolavoro di Jack Kerouac, diario della beat generation, On The Road. Dopo averlo finito quel libro mi rimase dentro per giorni, anni, probabilmente non ho mai smesso di pensarci. Ci penso ancora adesso a quella sensazione di libertà, brivido e di vitalità che sprigionava ogni singola pagina. Erano gli anni della gioventù, non solo dei protagonisti, ma anche di un paese. Leggendo Anni Luce di Andrea Pomella (Add Editore) ho avuto una lunghissima sensazione di déjà vu. Ho ritrovato tra le sue pagine i nomi maledetti degli scrittori beat, le loro storie che come per me sono state ispirazione per molte altre vite di ragazzi cresciuti con un jeans strappato e una camicia di flanella. Erano gli anni ’90, un periodo indefinito non perfettamente coincidente con l’intervallo tra il 1991 al 1999. Erano Anni Luce, viaggiavano ad una velocità diversa rispetto al mondo circostante. Come se le vite di del protagonista e di Q, trasposizione ideale di Dean Moriarty e Sal Paradise fossero un microcosmo compresso e iperveloce rispetto ad un decennio che si trascinava stancamente sulle rovine del passato recente. Erano gli anni della gioventù che intravedeva l’età adulta sulla linea dell’orizzonte, così vicina e allo stesso tempo così lontana.
C’è uno studio scientifico secondo il quale per tutta la vita resteremo sempre attaccati alla musica che ascoltiamo da adolescenti. Nel libro questa musica si identifica con la santissima trinità del Grunge. Ten, Vs. e Vitalogy. Dischi fatti di canzoni che in pochi minuti riuscivano a raccontare ai protagonisti la loro vita meglio di come sapessero raccontarsela loro.
Dischi come una grande mirrorball al centro della pista da ballo della nostra vita. Sono lì, uguali per tutti eppure allo stesso tempo diversi. Ognuno di noi ci vede riflessa la propria esistenza, i propri dubbi e le proprie inquietudini.
E di nuovo Kerouac che ritorna

– Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.

Era l’andare, quell’equilibrio dinamico che coincide con i 20 anni, effimeri come una candela che brucia dai due lati, che per paradosso sembra infiniti mentre li attraversi. Contava il “qui ed ora” erano questi gli anni ’90 di cui parla Anni Luce, il tentativo di fuga insensato dall’età adulta, fino a che la linea dell’orizzonte comincia a farsi sempre più vicina. La si scorge distintamente lungo i binari di un infinito interrail dentro se stessi. (altro…)