Giorno: 22 gennaio 2018

Alba Gnazi, Inediti

          Pablo Picasso, Il sogno

Alba Gnazi, poesie dalla raccolta inedita Uterica

 

dalla sezione Gestativa, o del Primo Sognarti

Private rivelazioni

Inquadra a luce la parete.
Sghembe rapsodie t’affabulano il viso
sull’aggrottato stipite che t’incardina al risveglio
e flottando ti snoda al primo schiudiciglia.

Immobile, partecipe, elenchi ogni virtù
di custodi, sontuose vertigini: cristalli
su cui intessere
imprevisti presagi di gioia

 

siamo

sono composta di te,
frammento e sillaba.
e così le aeriali forme, così il vento
smatassato sulla fronte, così il cielo-pane,
il tuo nome sul mio,
e altro che nutre. complice mi sei, custode:
e taci: d’ogni te taci, costruendomi
un nuovo sangue, un nuovo volto,
la mia zazzera mai sfoltita, piedi larghi
per camminarti intorno
improvvisandoti cantilene, e nel sogno sognata
ti sogno, schiusa al tuo piccolo respiro.

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L’Italia di Gramsci: dal Rinascimento al Cesarismo

L’Italia di Gramsci: dal Rinascimento al Cesarismo

Nel volume dei Quaderni denominato Risorgimento, in continuità col De Sanctis, Gramsci chiarisce che il Rinascimento “disfece l’Italia e la condusse serva dello straniero”.  Al suo interno vi erano spinte progressive e regressive, ma queste ultime ebbero la meglio, mentre le prime proseguirono nell’Europa degli stati nazionali.
Bisognerà attendere il corso del ‘700, l’indebolimento papale, la rivoluzione francese, per riallacciare l’Italia alla storia d’Europa. È una soluzione nobile, coraggiosa, basata sui valori di indipendenza e unità, tuttavia spesso mossa da eccessiva astrattezza e comunque basata sul volontarismo più che sulla mobilitazione nazionale-popolare. Infatti, per Gramsci l’assenza del coinvolgimento delle masse rende il volontarismo uno strumento pericoloso, dagli sbocchi incerti. Il volontarismo è un “surrogato dell’intervento popolare”, (…) ma per costruire storia duratura non bastano i migliori, occorrono le più vaste e numerose energie nazionali-popolari”.
Ciò che il sardo auspica per l’Italia è il passaggio a un cosmopolitismo di stampo moderno, dove la nazione non serva ad appropriarsi dei frutti del lavoro altrui, a dominare gli altri, bensì a “esistere e svilupparsi”. Quello che tuttavia accade dopo Cavour è che la borghesia capitalistica e i latifondisti trovano in Crispi e Giolitti degli esecutori: “il Nord concretamente era una piovra che si arricchiva alle spese del Sud”, dirà Gramsci in un celebre passaggio dei Quaderni, “e il suo incremento economico-industriale era in rapporto diretto con l’impoverimento dell’economia e dell’agricoltura meridionale”.

In Note su Machiavelli poi, si fa strada la convinzione che, grazie al partito politico, le masse di contadini hanno l’occasione di entrare nella storia, è attraverso questo “moderno principe”, propugnatore della riforma intellettuale e morale, che si potrà sviluppare una forma “superiore e totale di civiltà moderna”. Questo passa per un cambiamento dei rapporti economici all’interno della società, e allo stesso tempo occorrerà acquisire quello spirito di partito in grado di ridimensionare l’individualismo in politica, affinché l’eliminazione delle classi comporti la stessa scomparsa dei partiti.
Certo, ricorda Gramsci, “in realtà è più facile formare un esercito che formare dei capitani”, e i partiti possono svolgere funzione progressiva, attraverso meccanismi democratici, ma anche arroccarsi in funzione burocraticamente centralizzata, così come la burocrazia statale può cristallizzarsi in casta e fomentare corruzione e dissoluzione morale: a quel punto però “il suo nome di partito politico è una pura metafora mitologica”. (altro…)