Giorno: 19 gennaio 2018

Giovanni Fantasia: tre estratti da ‘Superfici di passaggio’

 

1.
sistematico, il mattino mi riveste
d’insistenze elettrostatiche, pensieri
monoblocco, ossidazioni e non ho voglia
di ripetere la vita. in cucina
mangio telecereali
soppesando i movimenti
della lotta quotidiana
riavvolgendo le importanze
su rocchetti scivolosi
fino a farle scomparire.
al distributore automatico, dopo
ritrovo i miei occhi negli occhi di altri
e la vita mi scappa di mano
e rovescio il caffè

7.
scorrere, cercare un obiettivo-riempimento
un passatempo sulla mappa che modifichi
il percorso del non esserci e segnare
posizione, percorrenza, tasso di coinvolgimento
e ritornare al punto base, senza localizzazione
nello spazio smisurato della propria fissità

33.
esistono frammenti
più importanti dell’insieme
ma l’insieme sa d’assalto e di tempesta
e li disperde. esistono anche
carezze accerchiate da squali
e megattere contro lo sterno
esistono i verbi
schiacciare, annaspare, finire.
eppure, al largo, esiste
la più vasta prospettiva:
spazio equamente diviso
per dimensionare la vita

.
© Giovanni Fantasia, Superfici di passaggi, Italic, 2018

‘Gli alfabeti intatti’ di Francesca Fiorentin. Nota di Carlo Tosetti

Francesca Fiorentin, Gli alfabeti intatti, Osimo, Arcipelago itaca edizioni, 2017, pp. 76, € 13,00

 

Luglio 2014

Paradossi

Non mettere i fiori in cimitero
che poi i fiori, così belli, odoreranno di morti.

(da Gli alfabeti intatti, pag. 34)

Provo una nitida vicinanza agli stati d’animo che imprimono vibrazione alle poesie di Francesca Fiorentin, quantomeno per le immagini e per le emozioni che il testo rivela o che io riesco a dedurre, in quanto – a tutto diritto e, aggiungo, sanamente – la poetica di Francesca è nella giusta dose “ermetica”; non mi riferisco ai temi affrontati dalla corrente novecentesca (benché alcune tematiche affiorino “per contrasto”), ma alla “patina” linguistica che talvolta dissimula il senso dei componimenti.
Il fremito che pervade la sua opera prima (Gli alfabeti intatti, ArcipelagoItaca Edizioni, 2017) mostra un animo indagatore e riflessivo, disposizione per cui la collocazione nel quotidiano e, più precisamente, nell’attuale quotidiano, appare spesso “fuori tempo”.
Mi riferisco alla cadenza delle giornate del secolo corrente, le quali (le giornate economiche, politiche, quindi sociali) possiedono una organizzazione puramente nominale e che in realtà, anzi “sotto” la realtà sensibile, malcelano un trafficare inesaurito, un caos disordinato e, soprattutto, inumano: un disordine “antibiotico” travolge totalmente il nostro secolo.
Tentando di affondare ulteriormente l’analisi in questa direzione (interiore), ciò che più condivido di questa visione della realtà, è il rifarsi – anche in questo caso, se non direttamente, per contrasto – ad una legge antica, ormai sepolta dalle sabbie tecnologiche e scientifiche, una sapienza che indica, nell’apparente semplicità delle relazioni fra gli enti, la via, unica, vera, della vita.
Per questa ragione ho aperto l’articolo con la succinta poesia Luglio 2014 (poche poesie recano un titolo, le più una data): la natura, malgrado la sciagurata rotta tracciata dall’umanità, si poggia su fondamenta composte da risonanze, da accordi che nutrono gli enti naturali e questo distico regala una chiave di lettura della poetica di Francesca Fiorentin.
La bellezza (la vita) è in accordo con la bellezza stessa, nelle sue molteplici manifestazioni e questa è la “legge eterna” sottesa agli eventi.
Tragicamente, ecco l’amaro sapore del “succo” dei nostri giorni: il frammischiare l’uomo al disumano, sempre e comunque. Disumana non è soltanto la morte, la fine del nostro tempo (tema che nel libro è toccato), ma tutto ciò che in vita s’oppone ad essa, ostacolandola, alterandone i movimenti iscritti nell’ordine naturale delle cose. Questo sentire – ineluttabilmente – porta la poetessa ed il lettore ad identificare i “nemici” del vivere, in quanto lo stesso uomo ha costruito (in materia e in idee).
Con ciò, non voglio presentare Francesca Fiorentin come un’anacronistica (e incantata) luddista, ma è fuor di dubbio che le affannate giornate umane… oggi di umano abbiano ben poco. (altro…)