Giorno: 15 gennaio 2018

Estratti da ‘Nulla sanno le parole’ di Daniela Gentile

 

Poco, niente, concede
a noi il tempo, nelle vite degli altri.
Se la parola è un evento
e se solo le azioni, le virtù fanno di noi
qualcosa di simile al ricordo
allora basti scrivere in poesia
le viltà del nostro amore
le gesta eroiche del gatto, in soggiorno
tra le orchidee ancora al sole
il pudore delle comete
la notte in cui ci siamo allontanati.
Le ore in un museo, soltanto,
non sembrano avere avverso destino
e toccare la fine della luce
del tempo con te.

.

REALIA

Il cielo è sempre violento con noi.
Ci illude che le cose possano passare come passano i colori dall’azzurro al rosso cupo.
Abbiamo resistito a lungo nel non dirci della malinconia delle domeniche pomeriggio: ci affezioniamo a colori di copertine, tazze sbeccate, scontrini stropicciati, qualche matita.
Miopi verso la cura degli argini e dei confini fragili della comunicazione, speriamo che i bordi del cuore sfumino in un magenta delle sei, dopo il temporale.
Ma di aria siamo quasi e si fa esperienza, per caso, la finestra che chiude le nuvole più in là, prima della sera.
Hai paura del buio, tu?

.

IL MIO TU È UN ISTITUTO

E ritorno ai confini, alle linee che restano ancora da tracciare nelle curve dei tuoi silenzi.
Renderà l’alba l’equazione delle mie variabili, come gesso che s’assottiglia tra le tue dita stanche, come il cielo alla stazione che mi aspetta solitario, di venerdì.
Prenderò in prestito numeri simboli funzioni dai tuoi fogli.
Conterò i luoghi dove non ci sei come tappe obbligate delle mie malinconie e rilegherò per te quel che resta delle nuvole, del blu, della nebbia.
È nell’accento il segreto di quel che non dici.
Hai paura del buio, tu?

.

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Trent’anni di Poesia (di Sara Vergari)

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È tempo che si sappia!
Trent’anni di Poesia

 

(…)
È tempo che si sappia!
È tempo che il sasso acconsenta a fiorire,
che l’ansia abbia un cuore che batte.
È tempo che sia tempo.

È tempo.

(Paul Celan, n.102, gennaio 1997; trad. di Gianni Bertocchini)

Solo con parole poetiche, con le più celebrative e intensamente piene di vita, è possibile omaggiare una rivista che all’apertura del nuovo anno compie trent’anni. È tempo che si sappia dunque, che «Poesia» di Crocetti editore arriva oggi ad un traguardo a cui pochi avrebbero creduto e anche a buon diritto, viste le difficoltà che un progetto simile incontra inevitabilmente nel suo percorso. È tempo che le fatiche di quei cuori battenti, primo fra tutti Nicola Crocetti, e la passione dei fedeli collaboratori e lettori fioriscano in un numero speciale, il 333, che ripercorre una storia di ricerca e proposta continua. «Poesia» è evidentemente un fenomeno editoriale anche in termini di cifre; da gennaio del 1988 la tiratura della rivista ha oscillato tra le 20.000 e le 50.000 copie offrendo oltre 36.000 poesie da 38 lingue diverse per un totale di 3.300 poeti spesso sconosciuti in Italia. Ma oggi possiamo permetterci di dire che il valore di «Poesia» non risiede davvero in questi numeri, seguendo quanto ha scritto Vivian Lamarque come augurio di compleanno.

Trent’anni di operazioni non in cifre,
in lettere.  Mai tornano i conti a Nicola
Crocetti, non lo amano i numeri.
Ma le lettere oh le lettere dell’alfabeto sì.
.  Lo inseguono come i topi il pifferaio
di Hamelin, come il mare Ulisse,
come gli invitati lo sposo e la
sposa, come le api i fiori,
come i poeti l’amore il dolore.

È tempo che sia il tempo della poesia, del potere giusto delle parole contro tutte quelle scagliate al vento in direzione sbagliata. È tempo di un gesto forse anacronistico, quello di comprare una rivista cartacea che offre esclusivamente poesia, che ci impegna a leggere, a sentire, a capire.
332 numeri sono difficili da contenere in qualsiasi discorso celebrativo ma sicuramente senza «Poesia» ci sarebbe in Italia meno poesia e più silenzio, mancherebbe cioè una voce che sappia dare con dignità un volto alle forme più imprescindibili del nostro essere uomini. Per capire quanto ha fatto e continuerà a fare basta scorrere le pagine di questo numero speciale di gennaio, dove al passare del tempo si affianca una passione letteraria che mai si è scissa dalla vita stessa. Parlare di «Poesia» significa chiamare in causa tutti quegli autori che hanno dato vita alle pagine della rivista, cercando in loro il significato stesso dell’esperienza lirica. Difficilmente potremmo trovare un angolo di mondo in cui, in questi trent’anni, la rivista abbia ignorato la voce di un poeta, creatura senza peso a cui è dato rubare anche le vergini agli dèi. Il poeta rompe gli argini, a lui è permesso vedere qualcosa che agli altri non è concesso, per riportare in parole una conoscenza irrazionale che pure aiuta a vivere. La poesia arriva da altezze sconosciute, è un istinto cieco, una mania nel senso platonico del termine. (altro…)