Giorno: 12 gennaio 2018

BiL: Bologna in Lettere. Premio poesia contemporanea 2018

Giunto alla sesta edizione, il Festival Multi-disciplinare di Letteratura Contemporanea “Bologna in Lettere” si propone al pubblico come appuntamento consolidato nel panorama delle manifestazioni nazionali (e non solo nazionali) che si diano come fine ultimo la diffusione, la promozione, della poesia contemporanea come realtà viva e non stantia, e ancor meno modaiola.
Rientra proprio in questa linea editoriale il bando per il Premio di poesia contemporanea “Dislivelli”; banco che scadrà il prossimo 31 gennaio 2018. (fm)

BiL: Bologna in Lettere 2018
Dislivelli
Premio di poesia contemporanea per opere edite e inedite

 

Il premio è aperto a opere di poesia edite (sezione A), inedite (sezione B) e a poesie singole (sezione C).
Per inediti si intende mai pubblicati in forma cartacea. Testi apparsi solo in rete sono da considerarsi inediti.

I primi premi per le sezioni A e C sono in denaro, mentre per l’opera inedita (sezione B) il primo premio consiste nella pubblicazione gratuita dell’opera da parte dell’Editore Marco Saya.

Tutti i volumi editi partecipanti al concorso saranno inseriti nell’Archivio di Poesia Contemporanea di Bologna in Lettere.

Gli altri premi:

Sezione A
Le opere classificate ai primi 3 posti verranno presentate nel corso degli eventi del festival. Gli autori delle opere classificate dal quarto al sesto posto riceveranno un attestato e verranno invitati a partecipare al festival in uno dei reading in programma.

Sezione B
L’opera vincitrice verrà presentata criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.
Alcuni estratti delle opere classificate dal secondo al sesto posto verranno assemblati in un e-book con scheda e presentazione critica.
Tutti gli autori finalisti riceveranno un attestato e saranno presentati criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.

Sezione C
Gli autori delle opere classificate dal secondo al sesto posto riceveranno un attestato e saranno presentati criticamente nel corso della cerimonia di premiazione.

Inoltre, per ognuna delle tre sezioni la giuria si riserva il diritto di conferire una serie di segnalazioni alle opere più meritevoli. Gli autori segnalati saranno invitati a partecipare al reading collettivo che inaugurerà la stagione di eventi successiva (settembre/ottobre 2018). Inoltre il presidente delle giurie si riserva il diritto di conferire direttamente uno o più premi speciali per ognuna delle tre sezioni. I vincitori dei premi speciali verranno presentati criticamente nel corso del reading di cui sopra. (altro…)

Canio Mancuso: poesie da ‘Fiammiferi’

Fiammiferi

Mio padre fabbricava
navi di fiammiferi
navi con troppe vele
e con troppi cannoni
belle perché non erano
metafora di niente.
Stava seduto a terra
con il broncio sospeso
sul docile cantiere
della sua arte sghemba
massacrando fiammiferi
che asciugava e incollava
a uno scheletro d’aria.
Come era contento
di soffiare il respiro
negli ossi di una nave
priva di oceani da immaginare.

 

Nidi

Mio padre distratto dalle rondini
smarrisce le carte del congedo.
Conosce la morte degli animali
così esatta e disinvolta
ma ha dimenticato la sua
sul comodino coi documenti.
Mio padre chiedeva una canzone allegra
e ha avuto un silenzio imperfetto:
ero io nascosto in una stanza
tra gli a capo sonnolenti dei libri.
Voleva un figlio dallo sguardo aperto
un figlio maschio che dormisse poco
e ne ha avuto uno che rimane sveglio
per godersi il riposo degli inconcludenti.
Sulla gigantografia del santo
che azzittiva la vallata
le rondini costruivano i nidi.
Mio padre seduto su una panchina
me li mostrò un pomeriggio
di settembre quei nidi
che io non avevo mai guardato.

 

(altro…)

Caterina Davinio, Il nulla ha gli occhi azzurri (rec. di Annamaria Ferramosca)

Caterina Davinio, Il nulla ha gli occhi azzurri. Con una nota critica di Francesco Muzzioli, Effigie edizioni, pp. 219, € 17,00

Romanzo da assaporare pagina dopo pagina, gustando un immaginario personalissimo, oltre che l’impianto stilistico e l’eleganza esatta della prosa. Un libro capace di smuovere in profondità, le cui pagine si percepiscono scritte con passione autentica, quasi l’autrice avesse conosciuto dal vivo i personaggi, che sembrano balzare vividi sulla carta trasmettendo tutta l’angoscia da cui sono dilaniati.
Credo che questo libro vada oltre la prima impressione, che è nell’evidenziato contrasto tra i due mondi, quello contadino ormai residuale, che si crede integro e antico di saggezza, e quello più esteso, superficiale e ambiguo, di una società cinica e individualista, basata sull’immagine; presto ci si accorge che vi è – centrale – la volontà di svelare contraddizioni metafisiche, quelle oggi trascurate, affondate nei recessi della psiche, quella impossibilità, forse assoluta, di trovare le vie vere del Bene, perché accidentate di ostacoli umani e imprevedibili, dal sapore dannatamente tragico. Ostacoli di cui l’uomo può essere o no consapevole, ma da cui è travolto. È questo dubbio metafisico ad attraversare le pagine, dando all’autrice la possibilità di rivelare la sua straordinaria capacità introspettiva, raccontando i più sottili e ambigui moti psicologici dei personaggi. Adesione empatica e insieme furore di penetrare i percorsi tortuosi delle menti angosciate del benzinaio Barnard e del transessuale Dorian, sono le leve che spingono l’autrice, con uno scatto di geniale inventività, a trasformare a tratti in modo spiazzante la tecnica narrativa. Così chi scrive si assume non più il ruolo del soggetto narrante, ma quello, in prima persona, del personaggio narrato, rendendo molto più incisivo l’andamento del racconto. E l’ambiguo sessuale, l’ermafrodito di rarissima bellezza, colpito dal ritrovamento di una visione perduta e pure archetipica di bontà di cui vorrebbe riappropriarsi, sembra dapprima vincere sulla resistenza di colui che crede integro, facendo poi deflagrare le pagine nell’esito finale di ritrovarsi sua vittima, con macabre tragiche rivelazioni.
Ci troviamo di fronte ad una narrazione che oggi appare nuova mitopoiesi, una tragedia dell’oggi dove l’umano rivela il suo vano contorcersi andando verso un’inesorabile deriva. Perché un dilemma irrisolvibile lacera la vita del benzinaio-boscaiolo sconvolto da pulsioni represse, e lo stesso accade al transgender, pure irretito dall’impulso violento del sedurre e toccare il fondo, quasi a guastare un mondo pulito, o forse, infine, mosso solo dal desiderio di redimersi.

Così l’autrice alla fine decide di non decidere, di lasciare in sospeso senza indicare vie d’uscita, senza delineare una possibile catarsi, una salvezza nella ricomposizione dei contrasti, ma prende la direzione di una ferma constatazione della pura casualità dell’esistere, dell’intrico forse irrisolvibile che continua a chiedere d’essere risolto. Dove la verità, dove la salvezza? Quale la scelta tra le due visioni dell’agire umano, quella “ecologica” di stampo contadino, con i suoi rischi dovuti alla sancita illibertà delle regole, al mascheramento delle colpe, o quella del mondo consumista-tecnologico-massmediatico, con i suoi rischi di vuoto e distanza dal cuore? È in questo dibattersi, in cui oggi ci si riconosce, il fascino tutto contemporaneo di questo disincantato, originalissimo romanzo.

© Annamaria Ferramosca, 14 dicembre 2017