Estratti da ‘Approssimazioni e Convergenze’ di Sergio Pasquandrea

 

Da Approssimazioni:

QUATTRO QUARTINE

Ancora ti scrivo ancora a te che sei
dopo il mare ma molto prima delle ossa
chiedo come correggere le ombre
misurare gli angoli alla luce

eri tu che provvedevi a fare il vuoto
a rendermi doloroso qualunque transito
non lo sapevi mi sarebbe bastata
una quantità in comune tra il mio passo e il tuo

(ma quella sera eri nuda e semplice
solo l’aria poteva toccarti siamo entrati
usciti senza mai cambiare la disposizione
senza che le tue costole sfiorassero mai la stoffa

e ogni volta eri più giovane e più lontana)
l’ultima volta hai pronunciato il mio nome
lo accompagnava qualcosa di troppo simile alla gioia.
Ti ho ceduto solo allora ciò che già era tuo.

 

L’AMORE D’INVERNO

A che pro (mi dico) smuovere la polvere
provare a cancellare le impronte
digitali le striature del calcare?
È inverno è il tempo dei vapori della
macerazione
adesso bisogna porre mente ai dettagli
osservare con molta cura i colori da cui
si staccheranno le ultime foglie.
Hai visto mai potremmo
una volta tanto portare indietro qualcosa
di questa trasparenza che ci fa tanto smaniare.
È stato così anche allora
tutto derivò dall’aver serbato a lungo
la pelle intatta
e dall’averla ritrovata – comunque. Tutto
era già in quello spazio elastico
salivi con la sciarpa arancione
fino alla densità d’acquario dei nostri sei metri quadri
e non ci voleva molto a ritrovare l’assetto precisamente
come l’avevamo lasciato.
Sono cose (il tuo odore ad esempio
non dico tutto – certe pieghe
in particolare del tuo corpo)
che resistono all’acqua
e ai detergenti c’è poco da fare.

.

Da Convergenze:

CONVERGENZE
Tiziano, La Venere di Urbino

A metà della larghezza a un terzo
dell’altezza – in perfetta proporzione aurea –
la mano accarezza il pube
e in quel triangolo d’ombra tutto converge
la luce oscura dei velluti la diagonale
dorata della carne l’inutile stanza
affacciata su un tramonto invisibile
– il ridicolo ronzio della vita –
e nient’altro dicono i suoi occhi neri
se non l’esilio la tenerezza crudele
dei capezzoli la pelle intangibile
il groppo morto dei desideri.

.

FIENO E TERRA
Giorgione, Venere dormiente

Una donna che dorme è un guscio duro
una sponda ostile per la luce
nulla è per te – dice – nemmeno l’onda
mite del ventre
eppure saprebbe – se mai
la toccassi – di fieno e di terra
svanirà presto lungo l’orizzonte
sciolta in un cavo d’ombra e di marcite.

.

CAMEO
Piero o Antonio del Pollaiolo, Ritratto di giovane dama

Fra pochi pochissimi istanti
l’azzurro tornerà a campire
basterà niente una torsione
di qualche grado
e tutto crollerà la palpebra
potrà abbassarsi finalmente
il sangue tornare a scorrere
compiersi l’espirazione
sarà il disastro l’irreparabile.

.

© Sergio Pasquandrea, Approssimazioni e convergenze, Pietre Vive editore, 2017. Qui

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