Giorno: 7 gennaio 2018

I poeti della domenica #226: Nikos Kavvadias, Marabù

Marabù

Raccontano di me i marinai
che sono uomo ruvido e perverso
che le donne disprezzo in modo truce
e che non me le porto mai a letto.

Che fumo marjuana e tiro coca
che mi possiede orribile passione
che una rete di tratti repulsivi
mi copre ogni centimetro di pelle.

Quei marinai raccontano menzogne
tremende, esagerate, immonde, assurde,
quello che mi ferì fino a morirne
né dissi io, né alcuno capì mai.

Ma mentre cala l’ombra tropicale
e nel grecale volano gli stormi
mi preme riversare, nero inchiostro,
quest’eterna segreta mia ferita.

Viaggiavo in prova, al tempo, su un postale,
tra il Nilo e il meridione della Francia,
lì la conobbi che sembrava un fiore
e un solo sguardo ratto ci comprese.

Sottile, melanconica, elegante,
figlia d’un ricco che s’era ammazzato,
portava il suo dolore con sé in viaggio
sperando le accadesse di scordare.

Leggeva il libro della Baskirceva
e adorava d’Avila la Santa,
citava versi di quei maledetti
e stava a lungo a contemplare il mare.

Io conoscevo solo le puttane
e il cuore mio, da tanto mare affranto,
la gioia ritrovava dell’infanzia
nell’ascoltarne estatico la voce.

Le misi al collo una graziosa croce
lei mi donò un portafoglio in pelle
e mi sentii assai triste quando al porto
giungemmo: non l’avrei mai più rivista.

Ma la pensavo sempre nei miei viaggi,
quasi la mia custode protettrice,
era un sollievo la sua foto a prua,
un’oasi nell’oceano deserto.

Dovrei fermarmi qui, e farei bene,
la mano trema, l’afa mi stordisce,
un afrore di fiori tropicali
sale dal fiume, gracchia un marabù. (altro…)

I poeti della domenica #225: Rose Ausländer, Il mio respiro

Il mio respiro

Nei miei sogni profondi
la terra piange
sangue

Stelle sorridono
fin dentro i miei occhi

Se giungono umani
con quesiti policromi
andate da Socrate
rispondo

Il passato
mi ha composto in versi
io ho
ereditato il futuro

Il mio respiro si chiama
adesso

Rose Ausländer
(traduzione di Anna Maria Curci)

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