Giorno: 31 dicembre 2017

Coriandoli a Natale #9: Gianni Rodari, Il pianeta degli alberi di Natale

 

– Come ti chiami? – gli domandò.
– Marcus.
– Guarda guarda!
– In tuo onore, sai? Fino a ieri mi chiamavo Julius. Sono stato incaricato di riceverti e di farti compagnia. Sono contento che sia toccato a me. E sono contentissimo di fare la tua conoscenza.
– E io, – sbottò finalmente Marco, – sono così contento che ti spaccherei il muso. Roba da matti: ti fanno prigioniero, non si degnano di darti una spiegazione, ti lasciano con l’asilo infantile e buonanotte. Ma io spacco davvero qualcosa, io faccio un macello!
Il viso di Marcus s’illuminò, come se avesse ricevuto proprio in quel momento una bella notizia.
– So quello che ti ci vuole, – disse. – Vieni con me.
Marcus s’incamminò senza voltarsi, e Marco gli tenne dietro: stare o andare, per lui era ormai esattamente la stessa cosa. Percorsero la lunga pista, facendosi largo tra una folla di gente in pigiama e in pantofole. Avevano tutti l’aria di passeggiare sul terrazzo di casa per godersi il sole. La stazione era un edificio basso e lungo: era il primo che Marco vedeva sul nuovo pianeta, e chissà cosa s’aspettava di vedere. Si trattava invece di un fabbricato comunissimo, di mattoni e di vetro. Unica bizzarria, certi vasetti alle finestre, come quelli che noi sulla Terra teniamo per coltivarci gerani e altri fiori di cui non riusciamo mai a ricordare il nome: in quei vasetti, però, erano piantati tanti minuscoli alberi di Natale.
No, non dei semplici abeti: proprio degli alberi di Natale, ornati di festoni e neve finta, di stelle d’argento e di lampadine di tutti i colori. «Ieri è stato il mio compleanno: dunque era il 23 ottobre, – rifletté Marco meravigliato. – Possibile che quassù facciano i preparativi per Natale con tanto anticipo?»
Fuori della stazione interplanetaria cominciava la città.
Cominciava come cominciano tutte le città: con case, strade, una piazza. Case alte, case basse. Più basse che alte, e forse più giardini che case, ma insomma niente di straordinario, se non fosse stato – di nuovo! – per quei segni natalizi fuori stagione.
Ai lati di un viale che correva verso il centro della città, crescevano due interminabili file di abeti, e sui loro rami s’intrecciavano festoni e ghirlande d’argento, e brillavano stelle e lampadine, e palloncini lucenti, rossi, gialli, blu. Insomma, erano addobbati come alberi di Natale, né più né meno.
– Scusa, – domandò Marco. – Ma che giorno è oggi?
– È Natale, – rispose Marcus allegramente.
«Che stupido, – pensò Marco, – dimenticavo che su questo pianeta il calendario della Terra non conta. Laggiù è il 24 ottobre, qui sarà il 25 dicembre».

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