Giorno: 21 dicembre 2017

Moreno Innocenti, tre inediti

IL GIOCO

Tu non sei il gioco
che vibra
che tende lontano.
Tu non sei il gioco
che scivola, che perde di mano.
La linea imperfetta
del canto del mondo
io resto impietrito
che ascolto e non sento
che parlo da solo.
E guardo alle stelle
aggrappo la mano alla tegola.
Tu non sei il gioco,
tu sei l’avvento
e la regola.

 

IL TUO NOME

A volte capita il tuo nome
nelle strade che ho rimosso.
Lungo e disteso,
raccoglie i detriti laterali.
Alle curve sinuoso si adagia
saltando sui ponti di terra
e pietra.
Si ostina il tuo nome alle vie
del paese.
Sublima i ricordi e li rende leggeri.
Macina il grano.
Supera la folgore.

 

PROTEGGI I MIEI OCCHI

Proteggi i miei occhi
da buio e dolore.
Carezzami l’anima lentamente.
In giorni sottili di pioggia
e paura.
Raccogli i capelli
che lascio al cuscino
e fanne una ghirlanda
per riderci sopra.
Proteggi i miei occhi
da buio e dolore.
E che nessuno ci scopra.

*
© Moreno Innocenti

 

Moreno Innocenti nasce sulle sponde del Lago Maggiore nel mese di Novembre del 1980. Si iscrive alla Facoltà di Lettere degli Università degli Studi di Milano, non ultimando però gli studi. Scrive versi e brevi racconti, musiche e testi. Cresce innamorato di De André e Pavese. Alcune poesie ricevono riconoscimenti e menzioni d’onore all’interno di rassegne e concorsi letterari.

‘Luciano Cecchinel, Poesia. Ecologia. Resistenza’ di Paolo Steffan

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Paolo Steffan, Luciano Cecchinel. Poesia. Ecologia. Resistenza. Con cinque poesie inedite di Luciano Cecchinel. Prefazione di Alessandro Scarsella (1a edizione Premio “Arcipelago itaca” per un’opera inedita di prosa critica sulla poesia italiana), Arcipelago Itaca 2016, pp. 188, € 18,00

 

Questo volume corposo, consistente, è stato pubblicato a fine 2016 da Arcipelago itaca, ed è stato vincitore della “Prima Edizione del premio nazionale per poesia e critica” indetto dalla casa editrice. Un libro che, per impianto e cura, rappresenta a oggi – e per il prossimo futuro – il più completo studio pubblicato sul poeta Luciano Cecchinel. Un libro che, per profondità di lettura critica, facendo convergere al proprio interno la critica letteraria pregressa in un dialogo ‘fecondo’, apre al lettore un percorso stimolante e capace di presentare spunti che vanno al di là del testo, come un’opera di critica ben congegnata sa fare. Facile, si direbbe; invece l’approccio di Paolo Steffan apre uno squarcio su tre mondi complessi che rappresentano anche l’etica del suo muoversi critico-vitale nel proprio mondo (e non con il mondo). Il trinomio del titolo ‘Poesia. Ecologia. Resistenza.’ è già dentro il suo modo prima che negli autori da lui prescelti, tra cui ricordiamo, monograficamente, Andrea Zanzotto, Cecchinel e Sebastiano Barozzi. Per un giovane critico, questa produzione è degna di nota e anche di onore. E mentre si rilegge il titolo non si può fare a meno di ricordare, forse facilmente, che la quarta parola sarebbe ‘libertà’; così come ogni rivoluzione (critica) su un autore ha la propria, anche Steffan sottende quella che è la cifra della sua intuizione e di una forma mentis dinamica, aperta cioè al contenimento di spinte provenienti da tradizioni anche diverse.
Credo si possa affermare che lo sguardo che utilizza è filologico-tradizionale, eppure vi è – lo ribadisco – già nel titolo una forma di militanza tutt’altro che esplicita, o meglio: che rende esplicita un’etica di continuità coniugandola alla materia poesia nelle formule che Cecchinel utilizza, con una trattazione intertestuale del dialetto – come il saggista evidenzia “non totalizzante” nell’opera del poeta veneto, eppure in grado di segnare un tratto largo della sua produzione. L’intertestualità investe, per Steffan, non solo il rapporto reciproco di Cecchinel con Zanzotto e la parentela tra i due ma, soprattutto, il legame con il territorio, il riferimento alla lingua-corpo della poesia che è anche ‘terra’ della/nella stessa – il ‘dove’ nasce.
Nell’attraversamento poetico e critico Paolo Steffan sceglie l’acronimo “P.E.R.” che accompagna ciascuno nel già citato per-corso, in cui incontriamo, tra i molti riferimenti, Pascoli, Pavese e Pasolini – da sempre nelle letture del critico. Le tre P sono portatrici di rimandi non solo al naturale ma − anche − al “mondo degli ultimi” che occupa un’intera sezione dell’opera. Tra le autrici, intelligentemente Steffan porta l’esempio di Anna Maria Ortese, per gli stessi motivi in precedenza citati. La costellazione di Steffan – più evoluta di quella che mi permetto di proporre – permette una coralità significante che il lettore sarà incuriosito di ri(n)tracciare da sé, grazie al filo rosso svolto sotto i suoi occhi in un ‘non labirinto’. (altro…)