Giada Giordano: tre inediti

 

Non averti e saperti comunque
saperti a giudizio
e alla notte chiedere consiglio
dei tuoi anni.

Sono stata nelle attese
che abbiamo dimenticato di vivere
alla tua porta, forse sull’uscio di casa
si è a stento visibili
senza una poesia.

 

*

La strada tu me la indicasti in salita,
v’era un cumulo di letame e agli angoli
stavano stagni di cherosene, liquefatta la noia
imputridiva dietro il grigiore delle abitudini
sussurrava oltre il sagrato e accorreva ai Salmi
la speranza, come il chiarore che insegue
l’alba o l’auto che fugge.
Allora fosti tu a districare i grovigli
e ad illuminare il giorno, sulla via
in capo al cielo coperto.

 

*

Poi ho lasciato la carta al termine della corsa
era in gioco in via dei Coronari un’eresia
costringersi così come a sciogliere un nodo
“siamo la corda e avviluppiamo all’esca”
le braccia persino ci stringono
a flettere la mano al suo indirizzo
sentirsi come l’anima retrocedere
quasi a sorreggere lo stipite, la porta,
un tuo sorriso.

.
© Giada Giordano

 

Giada Giordano nasce a Roma nel 1989. A tredici anni vince la Menzione d’Onore al Concorso Nazionale di Poesia “Un fiore per voi”, indetto dal Comune di Cervia. A diciotto anni scrive Sintomatologia e Simbolismo nella Visione Estetico-Decadente del XXI Secolo, che rappresenta, per lei, l’interfacciarsi con il mondo della saggistica. Nel 2014 viene selezionata per il corso di scrittura creativa indetto da Rai-Eri. Nel 2015 vince il Poetry Slam al Roma Fringe Festival. Suoi testi sono apparsi sulle riviste on line e cartacee «Voce Romana», «Euterpe», «Patria e Letteratura», «Our Poetry Archive», «Galaktica Poetike Atunis» e sul «Journal of Italian Translation». Alcuni suoi testi sono in attesa di pubblicazione sul prossimo numero di «Arcipelago Itaca blo-mag». Un ulteriore suo componimento poetico figura negli «Archivi del Centro Nazionale Studi Leopardiani». È risultata finalista in vari premi di poesia.

One comment

  1. Bellissimo:
    l’alba o l’auto che fugge…
    e non saper distinguere i nembi dai lembi,
    ricadendo in pieno nelle metafore dello sfacelo.
    Oltre la piaga ed il coltello, la vittima e il carnefice…
    v’era un cumulo di letame…
    Questo districarsi fa poesia…
    Grazie.

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