Giorno: 10 dicembre 2017

I poeti della domenica #222: Vanni Bianconi, Volpetti dal 1890

Vanni Bianconi, Volpetti dal 1890, da Sono due le parole che rimano in ore, Casagrande, 2017

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Volpetti dal 1890

Ettore o Omero o Ovidio, Oreste?
il vecchio della rosticceria Volpetti
non il padrone piuttosto
l’illicenziabile e decrepito,
«ho fatto laboratorio» mi dice
dopo una spiegazione articolata
e interregionale della coppa –
che parte dal porco e come si chiama,
capocollo in italiano lonza
in romanesco coppa stagionata in toscano
e in veneto qualcosa di strano –
mentre nella busta mi infila un’altra cosa
ma che coppa si chiama pure lei
e è deliziosa.

I poeti della domenica #221: Guido Mazzoni, Uscire

Uscire

Esce di casa per una ragione, la dimentica,
sale su un autobus, incontra le persone, le scherma col linguaggio,
dice “studente fuorisede”, “tatuata”, “filippino”
per non vedere il fuorisede, la donna tatuata, il filippino,
poi viene travolto dalle frasi assurde, le mani colorate
come animali onirici,
come uccelli tropicali, l’anarchia degli altri.

Da qualche anno le cose mi vengono addosso senza protezioni.
In sogno vedo denti rotti, punti di sutura,
topi tagliati in due, fra l’orecchio e la mascella, che discutono fra loro.
Spesso, quando parlate, io non vi ascolto,
mi interessano di più le pause tra le parole,
ci leggo un disagio che oltrepassa la psicologia, qualcosa di primario.
La tatuata scende prima di diventare umana, il vetro
moltiplica i dettagli, per un attimo
il filippino significa qualcosa,
poi prova le suonerie, il suo rumore
mi ottunde internamente, vorrei colpirlo.
Ero uscito per comprare una di quelle lampadine a led
di nuova generazione, di quelle che non si bruciano,
un paio di forbici, la frutta, un cocomero.
Ho scritto un testo che non tende a nulla. Vuole solo esserci, come tutti.
Ho scritto un testo che rimane in superficie.

 

da © Guido Mazzoni, La pura superficie, Donzelli, 2017