Giorno: 28 novembre 2017

Federico Federici, Parabellum

Federico Federici, Parabellum, Nervi edizioni, 2017; € 22,00

 

Gli ho detto: «è dura
lotta, lascia pure
la speranza, entra tu
nel vivo della guerra
e al segnale spara.

Infittire i colpi conta,
non mirare, non importa
a chi far fuoco, ma sparare
e così togliersi di dosso
la paura di morire.»

Archivnummer: i.a, Vorwort

 

*
Finiva all’improvviso la città
in una riga nera ad est dei suoi
confini illuminati a fuoco dai
mortai. I grilli nell’oscurità

di dieci casolari neri
frinivano tra quegli schianti,
le bocche nere dei soldati
si richiamavano agli spari.

I vivi, a furia di sparare
colpi in aria, avevano
afferrato i morti.

I colpi, a furia di scavare
buche in terra, avevano
sepolto i vivi.

Archivnummer: ii.a

 

*
Un soldato dà il segnale d’alt,
spara una volta sola a salve.
Le finestre sbattono di colpo.
Una mitragliata squarcia l’aria.
Altre, brevi e secche,
sbriciolano il muro. La carcassa
della casa sputa stracci crivellati.
L’allegria d’assalto mette smania
di conquista: si vendemmia
sangue, si dà fuoco in corsa
alle baracche, si calpesta ferro,
sasso, corpo, si fa scempio
d’ogni viso livido insepolto.
Gli occhi duri sulla morte
altrui, infuocati, nella propria
sono fiori chini, chiodi
conficcati.

Archivnummer: iv.b

 

*
Quanti se ne sono andati
dove mi dirigo anch’io,
tanti che non si direbbe dove
li han portati, a passi lunghi
dentro fumi e campi,
non lasciando a caso niente,
neanche il sangue sulle pietre,
né le tracce calpestate
dalle impronte dei soldati,
non un’ombra sui lenzuoli,
solo sporco di trincea,
polvere degli scomparsi.

Archivnummer: vi.b

 

© Federico Federici

Su “Cosedicasa”

Iacopo Ninni, Cosedicasa, Dot.com press, 2017

 

Cosedicasa è un libro, una parola, un letto. Un’anta socchiusa, una finestra aperta, una scala che scende e che sale. Cosedicasa è un posto in un bosco ma sa di mare. È inevitabilmente un ritorno. Una tegola, un muro da tirare su, un ingranaggio da sistemare, un tavolo da apparecchiare, un altro per lavorare. Cosedicasa è una storia, è un giardino, è un architetto a cuore aperto. È la Toscana nascosta tra gli alberi, è Milano, è una fotografia, è qualcuno che ti dice di non andare via. Mi pare sia un incontro, un’altra fotografia. E poi è un’attesa, qualcuno che sa guardare, che sa attendere, perché poi  qualcuno arriva. Cosedicasa, vi dico, è una partenza, è un poeta che ci dice ciò che è stato, che ci mostra che sarà. La casa è una figlia, è una donna, la casa è un ciliegio, è un inferno ma solo per un momento. È davvero un focolare? Forse per Ninni è un focolaio, una fucina, un’idea che salta fuori in cucina; ecco, la casa è un disegno, è una poesia, è un impegno. È un amore da tenere in piedi senza ritegno, senza paura.

Cosedicasa è una pianura, è la maremma, è un cane che corre su un’altura, è un mandarino profumato, un amico ospitato. La casa è un racconto, un rimpianto e un collante che tiene insieme le mattonelle e il pianto. È un progetto, è una vita in costruzione, è una mostra con qualcosa da mostrare, è qualcosa che ha a che fare con lo spazio e di nuovo con l’architettura. Lo spazio è la cosa da considerare per un architetto, è faccenda da tenere in mente per un poeta. Quanto in là potrò guardare da questa finestra? Quanto spazio lascio tra il settimo e l’ottavo verso? Che rumore fa il vento che soffia sopra il tetto? Che suono fa la parola che chiude una poesia? Che rumore fanno i figli quando vanno via e quale suono fa un padre che rientra? Quante cose fa una casa, quante un libro riuscito, quante dentro Cosedicasa.

Balconate

Da qui invece
servono lenti diverse
per inquadrare le isometrie
del verde lungo il muro davanti
e concentrarsi sulla conferma
dei gesti per interrogare un orario,
una mancanza
o solo il nome della nuova amica
della vicina
Ci sono fiori qui, erbe aromatiche
e un merlo che reclama briciole,
quanto basterebbe per attirare
un’attenzione.
Di là, dove si appoggiano
soprattutto le attese
la focale si apre
su una visuale più ampia che
concilia la litania del viale
con la metrica dei davanzali
e le piante qui sono stranamente più verdi.

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