Giorno: 4 novembre 2017

proSabato: Stefano Benni, Priscilla Mapple e il delitto della II C

IL RACCONTO DELLA VECCHIETTA

PRISCILLA MAPPLE E IL DELITTO DELLA II C

― Intendo dire ― disse Alice ― che uno non
può fare a meno di crescere.
Uno forse non può ― disse Humpty
Dumpty ― ma due possono. Con un aiuto
adeguato, tu avresti potuto fermarti a sette anni.
(LEWIS CARROLL)

Vi è mai capitato di sentirvi vecchi mille anni, avendo già visto e vissuto tutto ciò che è possibile su questa terra, e immaginare tutti uguali in fila i giorni che verranno, copie sbiadite di un unico giorno consumato e logoro?
Vi è capitato? Beh, certo non pretendo di essere la sola. Ma io ho dodici anni. Non è un po’ presto?
Così pensava Priscilla Mapple all’ultima ora nel banco penultimo della classe seconda C, mentre il professore cercava invano di riscaldare l’uditorio con il racconto della costruzione delle piramidi egizie.
Tanta fatica, pensò Priscilla, per lasciare un segno. Bastava che mettessero delle grandi pietre alla rinfusa e ci avremmo pensato noi posteri a sostenere che erano le rovine di un tempio colossale, mirabile prodigio di architettura ahimè perduto.
Noi posteri! Priscilla guardò la sua classe sconsolata. Nessuno lì dentro avrebbe sfidato i secoli, a malapena qualcuno avrebbe lasciato traccia di sé in un Rotary.
Era una classe della scuola più esclusiva della città. Sangue nobile e ricchi plebei, aristocratici e solvibili avevano là convogliato la miglior prole. Eppure non aveva visto la luce nessun Blaue Reiter o via Panisperna o Parnasse, nessun movimento era nato se non quello eterno della testa delle gemelle Secchia che annuivano in sincronia dal primo banco. Annuivano sempre: qualsiasi cosa l’insegnante dicesse, anche “che caldo oggi”, “che stronze che siete”, loro erano d’accordo.
Nel banco dietro alle gemelle, stremate da due ore di pettegolezzi e due di tema, si poteva ammirare un’altra coppia di fanciulle, occasionalmente silenziose. A sinistra Lavinia, detta tacchinella per la gradevolezza della sua voce, non geniale in materie umanistiche, ma grande intenditrice di jeans e scarpe. A destra Boba, biondastra e abbronzata, campionessa di tennis, di nome intero Roberta Torroni del Malcello, la quale a dodici anni aveva già al suo attivo diverse plastiche al naso.
Nel banco dietro, florida e solitaria Priscilla Mapple, genio perverso, temutissima dagli insegnanti, otto in tutte le materie ma purtroppo senza fatica alcuna, grande lettrice di gialli e dotata di quell’intelligenza naturale e ironica che fa incazzare i professori specie se uomini.
Dietro di lei Maria Cristina, detta impietosamente Crostina per i brufoli, alta e seria, destinata a un futuro di magistrata. Al suo fianco Rosabella, tredici anni di sex-appeal, minigonne di cuoio e calzine fumé, uno stuolo di pretendenti dai dodici ai venti anni, più due bruti fuori quota.
Nella fila destra, l’onor virile. In prima fila Saverio detto Ciccio, detto Ridimmelo, perché non capiva mai la prima volta, innamorato delle belle forme di Priscilla.
Nel secondo banco Giorgino figarino, elegante in completo di camoscetto, fidanzato di Lavinia, ma si dice la tradisca con una quattordicenne di Firenze ramo boutiques. Al suo fianco Ettorino Assianatis, assai biondo e ricco e cattolico, famoso per le sue cartelle di cuoio da mezzo milione.
Nel banco dietro Leopoldo Lollis, primo della classe, esperto del ramo computer e nemico giurato di Priscilla. Al suo fianco René la Ranocchia, lo scolaro più raccomandato d’Europa, occhialuto e triripetente, figlio di industria conserviera, grande masturbatore anche in ore di lezione.
Dietro a tutti Carletto, detto il Kid. Capitato lì a metà trimestre per chissà quale disguido. Teppista e autostoppista, senza alcuna tradizione né intenzione di studio, bruno col ciuffo, l’unico che a Priscilla piaceva, anche se non tanto da essere un vero rivale delle meringhe.
Tutta qui la seconda C. Assenti e non rimpianti una malata e un vacanziere. Classe noiosa, conformista e consona ai tempi, pensò Priscilla. Tirò fuori da sotto il banco il suo album e si mise a disegnare.
― Cosa fa la signorina? ― disse subito il prof ― non si degna di seguire?
― Disegnavo ― disse Priscilla.
― Ah sì? E cosa?
― Dinosauri.
― Dinosauri?
― Per la precisione uno stegosauro.
― E posso chiederle perché?
― Lei sta parlando di antichità e mi sono venuti in mente loro.
― Tu sai Priscilla ― intonò il prof ― che quando c’erano i dinosauri l’uomo non c’era?
Ecco che comincia. E allora? Vivevano benissimo lo stesso, i dinosauri. Mangiavano spinaci, erbette o quello che c’era e non dovevano alzarsi alle sette la mattina per sentirsi spiegare la preistoria.
La imparavano da soli.
― E chi di voi sa perché si estinsero i dinosauri? ― chiese il prof con sguardo panoramico.
― Erano troppo grossi? ― disse il Ciccio temendo per la sua sorte.
― Anche. Ma non solo. Priscilla, lo sai perché?
― Perché non c’era il WWF?
― Sempre spiritosa… Dimmelo tu Lollis.
Figuriamoci. Si è acceso il juke-box. Dunque professore come lei saprà ci sono diverse teorie, la più recente sostiene che un grosso corpo celeste, entrando in contatto con la nostra atmosfera…
Priscilla lasciò andare il capino sul banco. All’ultima ora i minuti sembrano ere geologiche. Mancano quattro giurassici e un cretaceo alla fine. Dio, manda un corpo celeste ed estingui i profosauri. Due ore di matematica due ore di tema e adesso Lollis che ci riassume la Creazione. Nessuno uscirà vivo da qui.
Campanella!
O suono stupendo! Gargarismo d’angelo! O corpo celeste! O vaffanculo tutti. Liberi!
La mandria premeva già verso la porta.
― Oggi queste cinque ore loffie proprio non passavano mai ― disse Lavinia.
― Proprio da sclero ― trillò Rosabella ― ancora un po’ morivo dalla noia, vero Priscillona?
― Non più noioso di ieri ― sospirò Priscilla con sguardo sconsolato all’aula. Così vide il Kid che non si era ancora alzato dal banco. Teneva la testa appoggiata al muro, coi soliti occhiali neri.
Come sempre addormentato. Priscilla lo scrollò per un braccio.
― Ehi Kid ― disse Priscilla ― scampato pericolo, è finita. Puoi svegliarti ora… Kid.
La testa del Kid precipitò sul banco con un rumore sordo. All’angolo della bocca colava un filo di saliva nera. Il Kid era morto.
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